La storia del Presepe

Il presepe, o presepio, è una rappresentazione della nascita di Gesù che risale all’epoca tardo-antica e medievale; fortunatamente ancora oggi durante il periodo natalizio esiste l’usanza di allestire il presepe in casa.

Ma cosa significa la parola presepe? Il termine deriva dal latino praesaepe, che significa mangiatoia, culla o recinto dove si tengono pecore e capre; è composto da prae (prima) e saepes (recinto), cioè un recinto situato davanti a un luogo. Un’altra teoria suggerisce che la parola derivi da praesepire, recinto. Per saperne di più continua la lettura su questa tradizione.

L’origine del Presepe

Il presepe che vediamo oggi nelle celebrazioni natalizie è una rappresentazione tridimensionale della scena della Natività, che segue la tradizione pittorica. Il Presepe fu rappresentato per la prima volta a Greccio nel 1223, al tempo di San Francesco d’Assisi, dopo il consenso di Papa Onorio III. Dopo aver visitato Betlemme nel 1220, Francesco rimase così impressionato dalla scena della Natività che volle riproporla in un luogo, Greccio, che trovò così simile alla città palestinese.

Il presepe di Greccio si basa sulle “sacre rappresentazioni” delle varie liturgie del periodo medievale. Nella rappresentazione preparata da San Francesco, a differenza di quelle successive, non erano presenti la Vergine Maria, San Giuseppe e Gesù Bambino; la Messa veniva celebrata nella grotta e un altare portatile era posto sopra una mangiatoia dove si trovavano i due animali ricordati dalla tradizione, un asino e un bue.

Il Presepe in Italia

In tutta Italia, i presepi sono caratterizzati da stili diversi. I materiali utilizzati e l’ambientazione, urbana o rurale, sono spesso ispirati al contesto locale.

Non ci sono testi che indichino le peculiarità locali del presepe nelle regioni non menzionate del Centro e del Nord, ma si tratta ugualmente di una tradizione profondamente sentita e diffusa. Nonostante il presepe napoletano sia rinomato in tutta la Campania, le regioni del Sud non vengono citate in questo elenco perché la loro mancata menzione è un effetto del loro grande prestigio e della loro diffusione. Vediamo qui di seguito alcune regioni in cui viene illustrato il presepe.

Storia del presepe napoletano

Nell’Italia meridionale, il presepe napoletano è onnipresente, spesso modificato per adattarsi alle usanze locali, come in Puglia e in Sicilia. Il fasto, la spettacolarità, l’affollamento di figure, le ambientazioni urbane e la riproduzione di scene molto elaborate, come la cavalcata dei Magi, sono caratteristiche di questo stile. Tutte le statue sono realizzate in terracotta, seppur questo materiale scomparve a seguito del successo del pastore in plastica che garantiva le riproduzioni in larga scala con prezzi più bassi.

Tra i presepi napoletani più affascinanti ci sono il presepe di Cuciniello al Museo Nazionale di San Martino, il presepe della Reggia di Caserta, il presepe del Museo Irpino di Avellino e il presepe dell’Abbazia di Montevergine.

Presepe genovese

Il presepe genovese è rinomato per le sue venerabili e antiche usanze e nel Settecento ha ispirato una vera e propria scuola d’arte, dove materiali minuziosi e sofisticati (dal legno alla ceramica, ma anche la carta utilizzata per realizzare raffinati disegni al tratto) venivano utilizzati per rifinire le statuine nei minimi dettagli.

Uno dei presepi genovesi più significativi è, infatti, una scena fissa impreziosita dalle statuine del presepe della sua scuola, una delle più rinomate produttrici di tali statuine.

Si tratta di un ambiente urbano (con i tipici carrugi, o vicoli del centro di Genova) e si trova nel Santuario di Nostra Signora di Carbonara (“Madonnetta”). Il presepe della chiesa di Santa Caterina a Portoria è tra i presepi genovesi di assoluto valore, oltre al presepe della cattedrale di San Lorenzo (con il suo importante gruppo marmoreo raffigurante la Natività). Notevole anche il presepe del Santuario del Bambino Gesù di Praga ad Arenzano, vicino a Genova, rinomato per le sue ceramiche.

Presepe abruzzese

Nei principali paesi montani della zona si producono sculture in legno fin dal XIII secolo, conservando una cultura radicata in tutti i villaggi. La tradizione prevede l’allestimento di composizioni lignee, come quelle di Lanciano e Atessa, e il presepe vivente che viaggia da Scanno e Rivisondoli.

Presepe bolognese

Il presepe di Bologna ha una tradizione secolare che risale al XIII secolo. Si distingue da altre tradizioni presepiali italiane, come quelle napoletane, perché i personaggi sono completamente scolpiti o modellati, compresi i vestiti.

Non si tratta di statue dipinte, né di statuette con corpi e mani in legno o ceramica e con costumi in materiale. Si possono usare argilla, cartapesta, legno e gesso, tra gli altri materiali, a seconda delle capacità dell’artista o dell’artigiano.

Il presepe bolognese presenta alcuni personaggi tipici: Meraviglia (una figura femminile che agita le braccia in segno di stupore), Dormiglione (che dorme in un angolo appartato; corrisponde al siciliano Susi pasturi e al napoletano Benino) e, recentemente, la Curiosa.

Presepe siciliano

Nonostante il suo carattere unico, il presepe siciliano è chiaramente ispirato alla vivace rappresentazione dei costumi locali della scuola napoletana. Palermo, Siracusa, Trapani e Caltagirone sono le località dove la tradizione presepiale è più vivace e innovativa.

Presepe marchigiano

Nelle Marche la tradizione del presepe è molto antica e risale all’epoca in cui i conventi francescani si diffusero nella regione, intorno al XII secolo, quando San Francesco la frequenta all’ora. Il presepe marchigiano è ambientato in una campagna che ricorda le colline marchigiane, ma è ricco di temi orientali e di figure in terracotta, cartapesta o gesso senza abiti di stoffa. Le attività rurali e pastorali e le scene di vita tradizionale della campagna o della piccola città sono spesso ritratte, mentre negozi, bancarelle e taverne sono assenti.  Tra i presepi marchigiani più noti troviamo il presepe dell’Oratorio di San Giuseppe a Urbino e il presepe monumentale di Fermo.

Presepe pugliese

Gli elementi architettonici, come edifici e persino piante, realizzati in cartapesta si vedono spesso affiancare i presepi pugliesi. L’arte di creare statue e figure in cartapesta è ancora praticata nel Salento e a Lecce. I presepi dell’Istituto Marcelline (realizzati da Manzo e De Pascalis nel 1890) e i due conservati nel Palazzo Comunale (uno di Guacci e l’altro di Michele Massari) sono tra i più noti di Lecce.

Presepe romano

La presenza di casali rustici, locande di campagna, acquedotti romani e resti monumentali nel paesaggio è tipica dei presepi romani. Il paesaggio riprodotto offre uno scorcio di campagna romana con pini domestici e ulivi, mostrando pastori, armenti e contadini al lavoro. Il presepe romano più famoso si trova nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli, dove la statua del Bambino, risalente al XV secolo, era particolarmente venerata, fino al furto avvenuto nel 1994. Un presepe romano che raffigura la Natività dei Netturbini è esposto in modo permanente nel quartiere Aurelio di Roma. Nel 2006, 17 nuove figure, realizzate in legno d’abete e intagliate a Tesero, in Trentino-Alto Adige, sono state aggiunte al presepe vaticano, che non è un presepe romano tradizionale a causa del carattere mondiale della Chiesa.

Presepe sardo

Il presepe in Sardegna è conosciuto come su Naschimentu, su Nascimentu, o sa Paschixedda (piccola “Pasqua” natalizia). A questa usanza sono legate le tradizioni cappuccine e francescane.

Nei tempi passati, i presepi si caratterizzavano per la loro austerità, con la sola presenza di Gesù Bambino, Maria, San Giuseppe, un bue e un asino e qualche pecora. Il presepe dei frati cappuccini di Cagliari, realizzato nel 1948 con la pasta di pane, quello di Olmedo in sughero e quelli contemporanei realizzati con materiali di recupero sommersi in mare o costruiti, esprimono l’abilità degli artigiani sardi.

Presepe bergamasco

Il presepe orobico è storicamente caratterizzato da una forte connotazione artigianale e dall’utilizzo di materiali poveri sia per la creazione dei personaggi che per l’ambientazione. All’inizio di dicembre si allestisce tradizionalmente il presepe, utilizzando del muschio appena tagliato per stendere un semplice fondo e posizionare le statuine. Un presepe bergamasco è esposto al Museo Permanente del Presepio di Dalmine. Raffigura un presepe ambientato nel cortile di una cascina bergamasca in una fredda e nevosa notte d’inverno.

Presepe trentino e altoatesino

In Trentino-Alto Adige esiste un’antica tradizione presepiale legata alla scultura del legno, attiva in molte località, in particolare in Val Gardena e a Tesero in Val di Fiemme, dove viene utilizzato il legno di cirmolo. Nel Museo Diocesano di Bressanone sono conservati importanti presepi del Trentino-Alto Adige, da quelli realistici a quelli pittorici. I presepi allestiti a Miola per ricordare il patrimonio presepistico trentino possono essere osservati solo dai visitatori, che possono così conoscere la tradizione; nella chiesa di San Sigismondo si trova un presepe del 1390, che è tra i più antichi presepi a figure mobili del mondo.

E tu hai mai visitato uno di questi presepi regionali? Conoscevi la vera storia del presepe? Ti aspettiamo nei commenti!

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