Vita da Fotoreporter – Mediterraneo: Viaggio nella terra del Mito – Santorini

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Oggi voglio raccontare una storia.

Una storia sulla Grecia e le sue piccole perle, le sue isole; i suoi monti e le sue campagne; luoghi che con i suoi Dei e le sue leggende, per secoli sono state protagoniste della sorte dell’umanità.

Ma quello degli Dei e degli Eroi è spesso un mondo crudele; come lo è il mar Egeo, talvolta violento ed impetuoso, per poi calmarsi e donarci degli splendidi paesaggi.

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Ed eccola lì, in una mattinata appena iniziata, l’isola di Santorini, e la sua piccola capitale Thera, altera, dal colore candido tipico del luogo. Via via, avvicinandomi sempre di più con la piccola barca fino al porticciolo, mi rendo conto come quell’ immobile monte innevato in mezzo al mare, è il cuore pulsante di tutta l’isola. Ed eccomi approdata finalmente.

Santorini. Conosciuta come “Sant’Irene” dopo la dominazione della Serenissima, sottomessa dai Turchi, esplorata dai padri Gesuiti nella seconda metà del XVI secolo, era stata soprannominata l’“isola del diavolo”, anche se superstizioni ancora più insolite e misteriose vivono fino ai giorni nostri, quale l’esistenza di creature vampiresche, i Vroukolakes, una vera e propria ossessione per l’isola.

Ma com’è possibile poter pensare che questo “gioiellino dell’Egeo” abbia ancora oggi una fama talmente sinistra, dato il suo continuo e festoso ritrovo di turisti da tutto il mondo.E in effetti, un vociare di qualsiasi nazionalità mi travolge fin dai miei primi passi sulla banchina del molo.

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Gite in barca, esplorazioni per tutta l’isola, visite alle calette e alle spiagge più belle. Impossibile resistere al richiamo di coloro che propongono il proprio tour, ad un modico prezzo e per tutti i gusti.

Decido di salire fin su a Thera con la funivia, il viaggio è davvero economico e veloce. Risalendo su per l’impressionante costone, mi rendo ben conto quanto le leggende siano fortemente suggestionate da un paesaggio all’apparenza tanto ostile. Santorini è un teatro naturale, una sorta di palcoscenico vertiginoso di rupi scoscese e di case a strapiombo affacciate sul golfo. Deve la sua caratteristica forma a mezzaluna proprio all’implosione del cratere vulcanico su cui giace. Per secoli cataclismi, eruzioni, terremoti, hanno caratterizzato la vita dell’isola, donandole un incredibile fascino, grazie alle leggende che le danno quell’aura di mistero.

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In pochi minuti, eccomi fin su, in quella cittadina così viva fin dalle prime ore del mattino, bianca e abbarbicata sulla caldera. E’difficile non fermarsi in uno dei tanti punti di ristoro, magari a gustare un buon caffè; gli odori dei dolci tra le vetrinette e di bevande calde sono davvero invitanti. Ma per il momento, decido di lasciarmi la bianca cittadina alle spalle e d’incamminarmi lungo la strada lastricata.

Sembra quasi di poter “volare” sopra la caldera; il paesaggio è incantevole e lo diventa sempre di più ad ogni passo, lasciandomi accarezzare dalla brezza marina.

La strada che costeggia lo strapiombo mi porterà al borgo di Imerovigli, il cui nome mi ricorda una favola. E in effetti, le storie dei suoi abitanti, sembrano cercarmi, addirittura rincorrermi tra gli sguardi curiosi dei pochi isolani che costeggiano la via, benchè abituati alla presenza costante di turisti. Ma rimangono lì alle loro attività quotidiane: all’apparenza noncuranti, in realtà attenti a ciò che accade, alla loro quiete che viene interrotta. Da sempre,i visitatori hanno restituito il ritratto di un’isola povera e laboriosa, dove l’ozio era bandito; tutti lavoravano fin da bambini, e le donne faticavano di più degli uomini.

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La mia passeggiata prosegue e la giornata inizia a farsi calda lungo la caldera. Ecco che mi fermo al numero 106. In effetti nei dintorni non c’è alcun numero civico e quel cancello dallo steccato di un blu intenso cattura la mia attenzione. Decido di dare una sbirciatina. Un rumore di pialla, mi incuriosisce sempre di più, riesco a scorgere una testa chinata ed intenta a lavorare, sembra quasi che abbia scoperto uno di quegli uomini laboriosi di cui tanto si parlava nel passato.

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Un attimo di esitazione ed ecco che si accorge di me. Un uomo basso, forse sulla sessantina, con la pelle scurita dal sole, le cui mani mi dicono quanto abbia lavorato durante la sua vita e che non ha mai abbandonato quella sua terra.

“Kalimera” e mi fa cenno d’entrare. Mi fa capire, mi da il permesso di fotografare la sua casa, vuole che entri nel suo mondo. Era lì che scartavetrava la sua porta di casa, adesso può anche concedersi una sigaretta, che sembra essere il suo unico lusso. E si mette in posa, lì davanti al mio obiettivo, fiero e con grande dignità, in un certo senso vuole raccontarsi. Ma fin troppo ho sconfinato nella sua intimità, così decido di lasciarlo, gli tendo la mano, ma sembra restio nel porgermela. Mi fa cenno di essere sporco. Non potevo rifiutare di prendergliela, ho sentito quella mano calda, il calore di questa terra.

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Lascio la casa che tanto m’ha emozionata, non mi accorgo di essere già arrivata alle porte di Imerovigli, anch’essa candida e quieta, con qualche negozietto qui e lì, e le cupole bianche e azzurre che sovrastano il panorama. Una bandiera Greca sventola fiera.

Prima di far ritorno, provo a sporgermi dal costone.

La prima cosa che mi stupisce è vedere una vecchia imbarcazione a remi su di un tetto; ma poi mi ricordo di essere a Santorini e notare qualche bizzarria non è poi così strano. Il mio sguardo si perde verso l’isolata cittadina di Oia, famosa per i suoi ristoranti panoramici. Il Lauda, presso l’Hotel Andronisè uno di questi, rinomato perla sua location mozzafiato, la sua eleganza, nonché la sua cucina, tipicamente greca. Gustare un buon pasto ed un buon bicchiere di vino, magari alla luce del tramonto, è un’esperienza unica nel suo genere.

 

Durante il periodo estivo, la movida notturna poi, fa da padrona: i ragazzi amano improvvisare feste e ballare all’aperto, ammirando il famigerato Mulino a vento, simbolo di Oia e dell’intera isola.

Dopo un’altra mezz’ora di cammino, rieccomi tra le salite di Thera.

Sembra davvero di essere in un altro luogo, così diverso. Il vociare dei turisti, i ristoratori che invitano ad entrare, per sorseggiare un cocktail e godere della vista mozzafiato sul mare.

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E la terrazza Belvedere è una di quelle. Ebbene si, il nome è tutto un programma, e non è un luogo comune; gustare un frullato di frutta fresca o un bicchierino di Ouzo, seduti su di un divanetto di vimini e affacciati su di uno splendido panorama, è davvero inebriante. Sembra quasi di essere uno spettatore comodamente seduto sul “tetto del mondo”. E se nell’affacciarsi, si prova un po’ d’invidia, non c’ è da meravigliarsi: Thera è il luogo perfetto per le ville con piscina, abbarbicate sulla montagna.

Girovagare per le viuzze colorate di blu, salire le scalinate, può essere davvero divertente, benché non accessibile a tutti. Ovunque negozi di souvenir e gioiellerie. E di negozianti ansiosi di mostrare la loro merce. Nell’aria riecheggia una continua un’atmosfera di festa.

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L’aspetto più mondano dell’isola, spesso distoglie da un percorso culturale.

Il culto religioso è particolarmente sentito: nella piazza principale di Thera, si può ammirare la “cattedrale” ortodossa di Santorini. Una volta dentro, si rimane estasiati dai suoi affreschi e mosaici coloratissimi alla luce delle candele votive, avvolti da un tenue odore d’incenso.

E data l’ora fattasi, una sosta al famigerato Iriana Cafè, proprio di fronte la chiesa, per gustare uno dei suoi dolci tipici, mi sembra d’obbligo.

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Decisa a venir giù con la funivia, sento un rumore inconsueto che mi spinge a curiosare ancora un po’. Alle spalle del vecchio mercato, un vociare di uomini si fa sempre più forte. Eccomi alla “stazione di partenza” degli asinelli, che bardati di tutto punto dai tipici finimenti, ti portano fin su alla piccola capitale. E’una delle attrazioni più caratteristiche dell’isola, amata da adulti e bambini. Salire fin su a dorso d’asino è il vero e proprio souvenir di Santorini.

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Quest’isola è davvero un ripostiglio della memoria. Benché sia diventata una dei miti del turismo di massa, conserva un fascino “arcano”, un incanto misterioso, che prescinde dall’immagine da cartolina che abbiamo, resiste indifferente alle comitive chiassose che le navi da crociera sbarcano a frotte, si annida dietro le discoteche e le gioiellerie. E’ancora ricca di tradizioni che a volte dimentichiamo.

E mentre mi allontano dall’isola, penso che non mi stupirebbe vedere ancora affiorare sulla sua caldera, l’ombra di un vampiro, che ormai mi accompagna come un vecchio amico.

Adesso sono pronta per la mia prossima meta.

Valentina Contavalle

 

Domatokeftedes – frittelle greche

Posto che vai ricetta che trovi. Anche per Santorini ne abbiamo una da suggerirvi, che con facilità potrete proporre sulle vostre tavole. La ricetta è a cura di Assya D’Ascoli

INGREDIENTI:

6 pomodori ben maturi

½   cipolla rossa di Tropea tagliata finemente

150 grammi circa di farina 00

1 cucchiaino di lievito istantaneo

sale e pepe q.b.

basilico e menta tritati

olio di semi di girasole per friggere

Le frittelle di Santorini - www.lesfemmesmagazine.it

Lavate bene i pomodori, tagliateli a dadini molto piccoli e metteteli in una ciotola. Unite la cipolla tagliata finemente. Salate e pepate.

Unite la farina setacciata con il lievito alle verdure. Mescolate con le mani schiacciando i pomodori tra le dita. Ovviamente la quantità di farina varia in base alla quantità di acqua che i pomodori rilasceranno. Dovete ottenere un composto sodo e ben amalgamato.

In una padella dai bordi alti fate riscaldare abbondante olio di semi e con un cucchiaio unto di olio prendete il composto e fatelo scivolare nell’olio bollente facendo friggere per un paio di minuti da entrambe i lati. Trasferitele su un foglio di carta assorbente e servite calde!

Un bicchiere di vino bianco freddo, un paio di queste frittelle e…non vi sentite a Santorini?! Buon aperitivo!

Assya D’Ascoli – Home Food Factory

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