Tempo! Il ritmo dell’incontro con Tullio De Piscopo

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tullio de piscopo cover libroCATANIA – Incontrare Tullio ha un che di strano. Sarà che sono diversi anni che non ho il piacere di incontrarlo, sarà stata la lettura del suo libro “Tempo! La mia vita”, sarà stata l’emozionante prefazione di Pino Aprile, non lo so. L’unica certezza è che l’attesa è diversa. La parola “dovere” non lambisce questo incontro. Il lavoro non esiste, ma esiste un’emozione latente che dopo anni di questo lavoro dovrebbe, ma dico dovrebbe, non albergare dentro la sottoscritta. A quanto pare, però non è così. Per fortuna? Purtroppo? E’ la solita storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Per cui propendo per il “Per fortuna”! E’ triste fare le cose per dovere, perdere l’interesse, annoiarsi. Già annoiarsi, ma come ci si annoia con uno come Tullio De Piscopo? Praticamente impossibile. Alle mie domande, arrivano risposte fiume. Risposte catalizzanti, che mai cedono il passo alla noia di chi è logorroico.

Alla fine mi rendo conto che il mio foglietto con le domande, quello che porto sempre con me per paura di dimenticare qualcosa, è solamente un piccolo pezzo di carta aggrovigliato tra le mie mani, che le domande sono andate oltre e che se non fosse per quel “Tempo” che scorre, per quel dover per forza cedere il passo ad una sala gremita di gente che lo aspetta, probabilmente sarei ancora li a fare domande.

Come nasce l’esigenza di raccontarsi attraverso un libro, soprattutto in situazione così delicata e particolare?
L’esigenza è nata dalla prova che il destino ha deciso che dovevo superare. La vita ha deciso per me. Ho tenuto la malattia nascosta per molto tempo, poi un giorno ho deciso. Ho pensato ai fans, agli amici, ai giornalisti che mi avevano chiesto di scrivere un libro. E’ stato terapeutico, una forma di liberazione. Così la malattia è stato una forma di veicolo, per raccontare la mia storia, della mia famiglia, le mie origini.

 

La prefazione del libro è di Pino Aprile, bellissima, una sorta di sunto emozionale. Dopo averla letta, sapendo che era la prima vera risposta alla lettura del tuo libro, cosa hai pensato?
E’ bellissima. Talmente bella che non la volevo pubblicare. Quando l’ho letta mi ha emozionato il fatto che lui avesse così ben compreso delle sfumature, come le domande che ancora mi pongo sulla morte di mio fratello Romeo, che resteranno senza risposta. Ha intuito tutto ciò che mi porto dentro rispetto a mio fratello.
Leggendo il tuo libro ho avuto la sensazione di una persona che nonostante il successo, sia rimasto coi piedi ben saldi al suolo e che si gode ancora la vita in tutte le sue sfaccettature, ben lontano dalle luci offuscanti della ribalta…
…Non mi interessa il business, non mi interessa avere manager, guardie del corpo. A me piace la gente, dialogare, parlare, stare con le persone, che vita è vivere in una villa da solo, con la guardia del corpo fuori dalla porta? La mia vita la gestisco io, ho deciso di venire a Catania, a presentare il libro, tanto quanto ho deciso di andare a Palermo e altrove, sono io che ho voluto venire qui, non un manager. Amo la gente semplice, i miei amici, sono gente comune, operai, impiegati….persone.
Pino Daniele e la reunion con tutti i musicisti che hanno segnato la storia della musica partenopea. Come hai vissuto questi live?
Quegli anni sono irripetibili. Era il momento giusto. Qualcosa di magico è accaduto durante i live di “Tutta n’ata storia” che riprenderemo a dicembre.
E’ fuor di ogni dubbio che la tua vita è stata segnata da avvenimenti che per forza di cose, in un modo o in un altro hanno dato un ritmo alla tua vita. Adesso che ritmo suona la sua vita?
Il ritmo dell’amore, quello per la mia famiglia che mi è stata vicina, per i miei nipoti, le mie figlie, mia moglie Dina. Senza di loro non so come avrei fatto. La Madonna ha voluto salvarmi, ora dico a tutti: prevenzione. Una parola basilare per battere il tempo giusto, quello della vita.

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