Stasera, su Rai 1, “La bambina che non voleva cantare”

tecla insolia (2)

LA BAMBINA CHE NON VOLEVA
CANTARE
regia di
COSTANZA QUATRIGLIO

con
CAROLINA CRESCENTINI, SERGIO ALBELLI, PAOLO CALABRESI, TECLA INSOLIA, GIULIETTA REBEGGIANI,
MASSIMO POGGIO, PAOLA MINACCIONI,
e con
NUNZIA SCHIANO nel ruolo di NONNA MORA

Una produzione PICOMEDIA
In collaborazione con RAI FICTION

Prodotto da
ROBERTO SESSA

In onda stasera 10 marzo in prima serata

 

Un film che racconta il percorso umano e artistico di una ragazza della provincia toscana che, non ancora compiuti i sedici anni, grazie  ad   una  voce  dal  timbro unico, riesce ad imporsi prepotentemente nel panorama musicale italiano diventando una vera icona della Canzone italiana fino ai nostri giorni. Nada, nel 1969 sale per la prima volta sul palco dell’Ariston e anche se la sua canzone “Ma che freddo fa” non vince, diventa il tormentone dell’anno.  Ci  riprova e nel 1971 trionfa al Festival di Sanremo.

nada - ph. valeria c. giuffrida - www.valeriagiuffrida.com - www.lesfemmesmagazine.it

 

Il plauso della critica e del pubblico la consacra a tutti gli effetti come un fenomeno artistico e musicale destinato a lasciare il segno nella discografia, anche internazionale. Un film per la regia di Costanza Quatriglio, liberamente ispirato a “Il mio cuore umano” di Nada Malanima (Edizioni di Atlantide), che racconta non solo gli esordi della carriera luminosa di Nada, ma anche i sentimenti, le motivazioni, le ferite e il coraggio che hanno spinto “la bambina che non voleva cantare” a diventare un personaggio di riferimento della musica italiana.

 

Una produzione Picomedia in collaborazione con Rai Fiction, con Carolina Crescentini, Sergio Albelli, Paolo Calabresi, Tecla Insolia, Giulietta Rebeggiani, Massimo Poggio, Paola Minaccioni e con Nunzia Schiano nel ruolo di Nonna Mora, in onda in prima visione su Rai1, stasera mercoledì 10 marzo alle 21.25.

 

 

LA STORIA
Nella campagna toscana dei primi anni Sessanta vive la piccola Nada. Il suo universo è composto da nonna Mora, dalla sorella Miria, dal babbo Gino, un uomo buono e silen- zioso, e dalla mamma Viviana, spesso preda di forti de- pressioni che la tengono lontana dalla figlia e dal mondo. Quando suor Margherita scopre il talento di Nada per il canto, il cuore fragile della bambina si convince che solo la sua voce prodigiosa ha il potere di far guarire la mamma.
E così, tra la gioia di veder la madre finalmente felice e la paura che la malattia si possa riaffacciare all’orizzonte, Nada cresce accettando ciò che Viviana desidera per lei, fino a quando quel grande talento sopravvivrà persino alle sue stesse paure: tutti scopriranno presto la voce unica di quella bambina che non voleva cantare.

tecla insolia

NADA
La scoperta del talento la rende felice, perché quello può essere un modo per ottenere le attenzioni della madre, quell’amore che sente sfuggirle ogni giorno. Nel solco invisi- bile tra la vita che era e quella che sarà, Nada fa i conti con la crescita, con l’amore tormen- tato di sua madre, con la scoperta di una vocazione che vorrebbe tenere per sé cercando di resistere alla ‘chiamata’ che si impone con una forza travolgente
GINO
Gino, il papà di Nada, cerca di prendersi cura di Viviana come può. Taciturno, gran lavoratore, ama la moglie e le figlie, cercando di far fronte all’instabilità in cui è costretto a vivere. Fa di tutto per tenere unita la famiglia. La sua mitezza viene spesso scambiata per debolezza, ma a lui non importa, non riesce a essere diverso e questo non gli dispiace.

 

Carolina Crescentini - Ph. Valeria C. Giuffrida - www.valeriagiuffrida.com - www.lesfemmesmagazine.it
VIVIANA
Preda di frequenti crisi depressive, Viviana non riesce a sentire l’amore intorno a sé. Affida al talento di Nada la speranza di un riscatto sociale, ma soprattutto esistenziale; vuole la felicità, ed è in questa ricerca, nell’anelito struggente verso qualcosa che sente come irraggiungibile, che si compiono i suoi sforzi. Intelligente e tenace non si ferma davanti annulla, i momenti di depressione sembrano portarla lontano, in uno spazio vuoto tra sé e il mondo da cui uscire ogni volta rafforzare rilanciare, senza esitazioni, la forza invincibile della sua capacità d’amare.
LA NONNA MORA
Nonna Mora ha imparato a fronteggia- re le crisi di nervi della figlia Viviana con un senso pratico che non lascia spazio a interpretazioni. Ripara le cose e i sen- timenti, ha le mani d’oro, cuce i vestiti e ricuce i rapporti, la sua indole ripa- ratrice è la colonna portante di tutta la famiglia. Occhi che incantano, vedova da mille anni, il suo vestire di nero con il fazzoletto in testa la fa sembrare un personaggio senza tempo.
LA SORELLA MIRIA
Miria è come una piccola madre per Nada. Sorella protettiva, dolce e sensibile, la consola quando la mamma cade in depressione. Chie- de alla vita solo ciò che la vita può darle, i suoi desideri sono nell’ordine delle cose, innamo- rarsi e andare in Svizzera al seguito del marito.

IL MAESTRO DI CANTO LEONILDO
Il maestro di canto Leonildo è un uomo alto e buono, un romanticone che si commuove facilmente anche solo a rammentare la bellezza del- la voce di Mina. Ama la musica più di ogni altra cosa al mondo. Con il suo cuore sensibile, accoglie la piccola Nada alle lezioni di canto dannandosi per i dispetti di quella bambina dalla voce prodigiosa che non vuol cantare. Insegnando canzoni d’amore, con il passare degli anni, il ma- estro instaura con la sua allieva un dialogo struggente sul significato dell’amore romantico.

SUOR MARGHERITA
Suor Margherita percepisce Nada come una creatura sacra. Non ha dubbi, il talento di Nada per il canto è frutto di un disegno divino: la bambina deve cantare. La prima volta che Nada mette piede al coro dei bimbi, nessuno può immaginare cosa si nasconda dietro quel visino da monella.

paola minaccioni - ph. valeria c. giuffrida - www.valeriagiuffrida.com - www.lesfemmesmagaizne.it
NORA
La vitalità di Nora è ossigeno per Viviana che vede in lei la sponda per gioire di un modo d’esser donna emancipato e indi- pendente, pur senza nascondere le proprie fragilità. In paese con Nora arriva non solo un altro piacevole barche lei dirige da sola, ma anche un’altra musica: dal jukebox esplode il rock and roll e con quello una leggerezza che riempie di felicità la vita di Viviana. E la spregiudicatezza: Nora in paese è l’unica ad indossare i pantaloni!

NOTE DI REGIA

Ho immaginato “La bambina che non voleva cantare” dopo aver realizzato nel 2009 il film documentario “Il mio cuore umano”, ispirato al racconto autobiografico di Nada. Mi sono innamorata subito di questa bambina dalla voce prodigiosa con il cuore ferito per l’instabilità emotiva della madre, così ho pensato a un film che unisse la favola con la musica, personaggi lievi e vitali insieme con i lati più oscuri dell’animo umano, la potenza del talento e della vocazione con le paure più segrete dell’infanzia: il timore dell’abbandono, di non essere amati abbastanza, della morte dei genitori. Nada canta per Viviana dedicando a lei ogni parola delle canzoni d’amore che il maestro Leonildo le fa conoscere. Attraverso i testi che parlano di sentimenti, il film è anche un viaggio nella canzone italiana di quegli anni. Mina, Vanoni, Paoli, Claudio Villa: la musica ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, facendoci immergere nella nostra tradizione e nel nostro immaginario. Così, se il racconto dell’infanzia ha il sapore del ricordo, nell’adolescenza, man mano che la storia procede, sentiamo avvicinarsi la contemporaneità con stupore ed emozione per un mondo che è tutto da scoprire.
Costanza Quatriglio

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