“Start”: recensione disco Ligabue

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Un giorno di tanti anni fa, la radio mandò una canzone in diffusione, me ne innamorai subito, era una canzone senza fronzoli, diretta e magica.

Ricordo, esattamente, anche se sono passati ventiquattro anni, quale fu il mio pensiero: “Carissimo non so chi sei, ma un altro questa canzone non la può cantare”.

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Quella canzone così essenziale era supportata da una voce bassa, graffiata e diretta esattamente come il brano.

Ora, chi mi conosce, anche solo un po’, sa perfettamente che la sottoscritta deve soddisfare le proprie curiosità a costo di impiegarci anni.

Oggi avrei messo una frase della canzone su google e avrei saputo vita, morte e miracoli del tizio in questione, ma parliamo di ventiquattro anni fa.

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L’idea di chi fosse lo sconosciuto in questione, c’era ed era precisa, ma era il periodo degli Audio 2 e Anonimo Italiano, insomma il periodo che se cantavi come un altro faceva figo. Personalmente non ci trovavo e non ci trovo niente di bello nel trasformarsi in un altro, ma va da se che le mode musicali le conosciamo bene.

Ricordo che mi appuntai esattamente l’orario del passaggio della canzone e, forte del fatto che io stessa avessi fatto radio e conoscessi i meccanismi della diffusione a menadito, l’indomani chiamai un mio amico speaker di quella emittente, che poi scoprii, essere il selezionatore dei brani.

Mi chiese di canticchiargli la canzone per telefono, lo feci, senza ripercussioni meteo, per fortuna.

Impiegò tre secondi netti a dirmi “E’ Ligabue, la canzone Quella che non sei“.

Ecco quello fu l’inizio di tutto.ligabue - www.lesfemmesmagazine.it

Oggi ventiquattro anni dopo, ascolto “Start” e dopo aver letto, spero, un po’ di mie recensioni dovreste essere a conoscenza del fatto, che i cd devono superare il test macchina/viaggio, rigorosamente in solitudine.

Ovviamente, anche “Start” non può esimersi dalla prova d’esame.

Mentre la fatidica plastica trasparente fa un volo sul sedile passeggero, penso, sorridendo che Ligabue in copertina ha messo la sua faccia.

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Niente di particolare se fosse stato un altro, ma per lui è diverso.

Alla vecchia guardia dei fan non dirò nulla di nuovo, ma per chi si approccia adesso alla musica di Luciano, sappiate che questa è la prima volta che ci mette la faccia e fin qui niente di che, ma non so se lui ha pensato a quello che ho preso in considerazione io.

Ora carissime donne ditemi per quale strano meccanismo, noi invecchiamo, loro, si loro, gli uomini intendo, diventano più fighi?  Perché il capello bianco non è uguale per tutti?

Per noi è capello bianco è sintomo di vecchiaia, per loro è accessorio di abbellimento.

Non si hanno spiegazioni scientifiche in merito, ma è così.

Amen! Pazienza!

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Il packaging che vira tra il bianco e nero e il rosso, mi fa pensare che il Liga non ha scelto, perché presuppongo che altrimenti sarebbe nero e blu, ma questa è un’altra storia.

Per fortuna si è dato molto spazio ai testi e la confezione  consiste in un libretto molto curato che alla fine ti consegna il cd.

Il disco è aperto da Polvere di stelle, ma non è quella che mi colpisce al primo ascolto, bensì Quello che mi fa la guerra, un brano molto più intimo di quanto si possa pensare soffermandosi solo sulla musica accattivante che si fissa subito nella testa.

Una bella discussione col proprio io, col quale volente o dolente devi avere a che fare ogni giorno della tua vita. Ha meritato un bel po’ di rewind.

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L’altra canzone che subito ha avuto la mia attenzione incondizionata è stata Vita morte e miracoli.

Un testo molto delicato e particolare, accompagnato e messo in risalto da una chitarra sempre presente, ma per nulla invadente.

Forse dura troppo poco, per cui “prendetevi il tempo che serve” e riascoltatela più volte, perché l’ascolto superficiale non paga mai e potreste perdervi qualcosa di molto interessante.

Probabilmente “Vita morte e miracoli”, mi riporta molto ai suoni che mi hanno fatto scoprire Ligabue.

“Start” è una sferzata! Secco, diretto, preciso.

Per mio gusto è uno di quei dischi che o ti piace subito o non ti piace più.

Penso che il suono sia troppo diretto, per lasciare spazio a ripensamenti futuri.

LUCIANO LIGABUE - ph. Ray Tarantino - www.lesfemmesmagazine (1)

Presumo che sia un disco libero, libero della libertà di non avere strade da percorrere, ma in realtà ci sono dei percorsi nascosti.

E’ il disco delle prime volte.

La prima volta del Liga in copertina, di Lenny (il figlio di Luciano n.d.r.) alla batteria, di un disco così corto (10 brani), con un titolo così corto, la prima volta che Luciano racconta una sua giornata tipo prima di arrivare al palco (Io in questo mondo) e realizza un quadro preciso di cosa significa per lui guardare il suo pubblico, ma soprattutto è il suo primo album senza una band.

C’è il percorso de “Il tempo”, che Ligabue nei suoi album difficilmente abbandona e che in questo caso ha la sua massima espressione né Il tempo davanti.

Particolare non secondario, è un disco molto più intimo di quello che a primo ascolto può sembrare, partendo proprio dal singolo Certe donne brillano.

C’è molto racconto e tra le pieghe ci sono molte cose da scoprire.

LUCIANO LIGABUE_foto di Ray Tarantino_b

“Start” è un disco essenziale.

Nessuna ridondanza, niente orpelli, ma una lama precisa e diretta.

Se cercate artifici, fronzoli, non è un disco per voi, ma se cercate un lavoro reale e diretto lo avete trovato.

Ve lo anticipo, qualora non fosse ancora nelle vostre mani e magari dopo aver letto quest’articolo decideste di comprarlo, al decimo brano vi verrà voglia dell’undicesimo, che non c’è e vi toccherà necessariamente ricominciare.

www.valeriagiuffrida.com

 

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