Solo per Amore…..intervista a Kaspar Capparoni

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KASPAR_CAPPARONI_23-11-13_SISTEMATE_(7)Stasera si concluderà la fiction di Canale 5 “Solo per amore”. Un grande successo che ha tenuto incollati al televisore oltre quattro milioni di spettatori.

Ricca, avvincente e mai scontata, con un cast molto ricco, in cui spiccano Massimo Poggio, Antonia Liskova e Kaspar Capparoni.
Per Kaspar un ruolo diverso. In un periodo in cui vanno di moda le sfumature, direi con delle sfumature diverse.
Un ruolo che in un certo qual senso si pone in mezzo, non è un buono, ma non è neanche un vero cattivo. Una sorta di spartiacque, con un perno centrale: l’amore.
L’amore di quest’uomo per Elena. L’amore della vita, quello irrinunciabile e per il quale si è disposti a fare di tutto.

Solo per amore, una fiction diversa, con una trama molto articolata, dove tu interpreti un ruolo molto ricco di sfumature, ch’è non è quello di un buono, ma neanche di un vero cattivo…..
Giordano Testa non incarna il cattivo per antonomasia, il cattivo vero nella fiction è sicuramente Fiore. Testa è l’espressione di quello ch’è insito in lui, perché in realtà è un killer, non è un cattivo reale, si muove come tale perché la situazione che gli gira intorno glielo impone, ma soprattutto perché ha un unico scopo ottenere la sua donna, Elena (Antonia Liskova n.d.r.), ecco, pertanto, il titolo della fiction “Solo per amore”, quel sentimento per il quale si è disposti a fare la qualsiasi cosa. E’ da tenere conto che se lui non avesse mantenuto questo ruolo, non corretto, per certi versi anche spietato, sicuramente Elena ne avrebbe pagato il prezzo più alto. Il suo amore è talmente forte, ma anche idealizzato, che nonostante lei arrivi ad odiarlo, lui continuerà a perseguire il suo scopo, anche utilizzando Stefano, il figlio di Elena e Pietro (Massimo Poggio).
Questo amore così mitizzato, che in tutta la serie è stato il motore, quello che ha mosso tutto, alla fine lo costringerà ad una scelta.
Al grande pubblico, arrivi come un personaggio positivo penso a “Rex”, piuttosto che alle “Tre rose di Eva” e potremmo fare un elenco lunghissimo, anche se, ovviamente, non sono mancati i ruoli da cattivo nella tua carriera, hai avuto delle remore ad accettare di interpretare Giordano Testa?
No! Sono stato molto più cattivo in altri ruoli, come nel film “La caccia”, piuttosto che “Sole nero”, dove interpretavo un vero cattivo. Questo tipo di ruolo non è per niente facile. Non basta fare la voce roca o fare la faccia maligna. Il cattivo deve agire da cattivo, non deve essere tale nell’espressioni. Io amo caratterizzare il mio ruolo, per cui non condivido l’interpretazione stereotipata che spesso poi porta a diventare delle macchiette. Per ottenere il massimo da una parte non devi diventare una caricatura, devi credere nel tuo ruolo.

kaspar kapparoni - ph. valeria c. giuffrida (2)

E’ previsto un seguito di questa fiction? Ma soprattutto ci sarà un reale epilogo oppure resterà in sospeso come è in uso in questo periodo?
Il finale esiste, anzi è un grandissimo finale. Sicuramente terranno qualcosa di aperto per un’eventuale seconda serie, che speriamo si faccia. Nel nostro mestiere, purtroppo, non esiste certezza. Sono abituato al fatto che ormai il successo, il riscontro del pubblico, non significano niente. Quel che conta è altro, altre logiche.
….Involontariamente mi hai dato l’aggancio per una domanda che mi premeva farti. Ancora oggi, vanno in onda le repliche di “Capri” e riscuotono un notevole successo, cosa portò ad una terza serie totalmente distaccata dalle precedenti e poi alla chiusura di una fiction di tale successo?
Bella domanda. Se dovessi dire esattamente come la penso, credo che non lavorerei più. Per usare dei modi più eleganti, diciamo che all’epoca qualcuno pensò di potersi mettere al di sopra delle scelte del pubblico e degli attori. Non avevano capito che “Capri” non era un’isola, eravamo noi. Pensando di risparmiare su attori ed altro, hanno apportato dei tagli, stravolgendo una storia e facendola diventare assurda, ma la cosa ancora più irrazionale è che ci credevano veramente. Pensavano che il pubblico potesse accettare una storia assurda come quella. Purtroppo non sono io la persona alla quale porre questa domanda, ma a chi si occupa delle fiction in Rai….
…Rimane incomprensibile, in ogni caso, il fatto che l’abbiano totalmente abbandonata…
…Ribadisco, in Italia non conta il pubblico, non contano gli ascolti, contano le proprie idee e i propri interessi.
Non sono propensa al gossip, ma mi concedo una piccola licenza, hai fatto una scommessa sullo share che avrebbe ottenuto “Solo per amore” hai perso ed hai pagato pegno, ma ci credevi così poco da osare tanto, oppure, era una sfida col pubblico?
No, assolutamente, io il pubblico non lo sfido mai. Colgo l’occasione per spiegare esattamente come sono andate le cose.
Non credo ne nell’audience, ne nei dati auditel. A mio avviso sono uno strumento fittizio e completamente anacronistico.
Tutti sappiamo come funziona l’auditel.
Sono delle macchinette che vengono date a delle famiglie campione e quel televisore acceso rappresenta un tot numero di telespettatori.
Per cui se tutto il mondo si mettesse a guardare “Solo per amore” piuttosto che un’altra fiction o un altro programma, farebbero fede solo le famiglie che hanno quelle scatolette attaccate al televisore.
Questo fa comprendere che i dati, di per se, non sono reali. In più i dati auditel servono a buggerare la pubblicità. Pubblicità gestita da due capisaldi ovvero Rai e Mediaset. Se vai a guardare i dati auditel, non capiterà mai che per una settimana di seguito Mediaset soverchia la Rai, o viceversa, la vittoria della prima serata, per esempio, è sempre ad appannaggio dell’una o dell’altra, a giorni alterni, in caso contrario una delle due avrebbe più pubblicità dell’altra per motivi assolutamente logici.
kaspar kapparoni - ph. valeria c. giuffrida (1)Visto il nostro paese e la credibilità che abbiamo, è difficile far sparire 300 o 400 punti di share da una parte o dall’altra? Credo proprio di no. E qui torniamo al punto principale della tua domanda. E’ ovvio che se la fiction “Solo per amore” non avesse raggiunto un certo tipo di share, la seconda serie diventava totalmente impensabile, anche se, ribadisco, ad oggi non si sa se ci sarà una seconda serie.
Quindi stiamo parlando di lavoro.
Un giorno vado allo stadio a vedere la mia Roma e mi sento chiamare, mi giro e vedo un signore che mi dice: “allora Kaspar la facciamo questa seconda serie?”, preso alla sprovvista non ho subito riconosciuto la persona, ma poi ho capito che si trattava di uno delle maestranze, una persona che conta su quei 3 mesi di lavoro.
Mi è venuto il magone. Perché io posso anche non lavorare ad un sequel, faccio teatro, faccio un’altra cosa, ma quella persona che ne rappresenta tante, su quel lavoro ci conta.
Da quel magone è nata la scommessa. Se superiamo i 4.000.000 di spettatori, termine minimo per pensare ad una seconda serie, mi denudo. Vallo a pensare che facevamo 4.200.000. Per cui essendo uno di parola, a mio modo e con una certa diciamo “grazia” e anche molta vergogna, ho onorato la scommessa.

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