Sant’Agata: da giorno 3 la Santuzza ritorna tra i catanesi

Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (34)

CATANIA – La festa di Sant’Agata è la più importante festa religiosa della città di Catania. Si celebra in onore della santa patrona  ed è una tra le feste religiose cattoliche più seguite, proprio per il numero di persone che coinvolge e attira. Si svolge tutti gli anni dal 3 al 5 febbraio, ma viene poi riproposta, in modo molto più modesto, il 17 agosto.  La ricorrenza di febbraio è legata al martirio della santa catanese, mentre la data di agosto ricorda il ritorno a Catania delle sue spoglie, dopo che queste erano state trafugate e portate a Costantinopoli dal generale bizantino Giorgio Maniace quale bottino di guerra e dove rimasero per 86 anni. Dal 3 al 5 febbraio giungono a Catania più di un milione tra fedeli e turisti.

Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (39)

Ogni anno  Catania offre alla sua patrona una festa straordinaria che può essere paragonata alla Settimana Santa di Siviglia o al Corpus Domini di Cuzco, in Perù.
Nei tre giorni di festeggiamenti,  la città dimentica ogni cosa per concentrarsi sulla festa, un misto di devozione e di folklore, che attira  sino a un milione di persone, tra devoti e curiosi. Una suggestiva usanza popolare, è il dono dei ceri a Sant’Agata, portati a spalla, come voto per grazie richieste.
Nonostante questo crei seri problemi di sicurezza a causa della cera sciolta per le strade, difficilmente, le ordinanze comunali, riusciranno a far si che il catanese non porti il cero a Sant’ Aiutuzza.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (16)

Il  3 febbraio iniziano i festeggiamenti con la processione dell’offerta della cera a sant’Agata, detta anticamente la processione della luminaria. La processione, alla quale partecipano il clero, le autorità cittadine con in testa il sindaco e la giunta comunale, gli antichi ordini militari e cavallereschi, parte dalla Chiesa di Sant’Agata alla Fornace in Piazza Stesicoro, detta a carcaredda, ovvero la fornace in cui sarebbe stata martirizzata sant’Agata, per raggiungere, attraverso la via Etnea e piazza Duomo, la Cattedrale di sant’Agata. La processione viene anticipata dalle cannalore, questa volta senza la banda, che nei giorni precedenti le hanno seguite per le vie della città.

Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (43)

Sempre il 3 febbraio dal Palazzo del Municipio esce la “Carrozza del Senato”.
Una carrozza settecentesca, con a bordo il sindaco, che si reca alla chiesa di San Biagio assieme ad alcuni membri della giunta mentre altre autorità prendono posto in una seconda carrozza più piccola. Da alcuni anni le due carrozze sono esposte in permanenza nell’atrio del Palazzo degli Elefanti, la sede del municipio di Catania
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (44)

Questa prima giornata di festa si conclude in serata cori un grandioso spettacolo di giochi pirotecnici in piazza Duomo. I fuochi artificiali durante la festa di Sant’Agata, oltre a esprimere la grande gioia dei fedeli, assumono un significato particolare, perché ricordano che la patrona, martirizzata sulla brace, vigila sempre sul fuoco dell’Etna e di tutti gli incendi.

 Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (4)
Il 4 febbraio è il giorno più emozionante, perché segna il primo incontro della città con la santa Patrona.
I festeggiamenti  hanno inizio con la messa dell’aurora. Essa rappresenta la prima funzione religiosa in onore della santa e anche il primo incontro, molto intimo, fra la santa e i suoi devoti. Alle 03.30 il portone della cattedrale viene violentemente aperto dalla calca dei fedeli che con il camice bianco invadono le navate correndo freneticamente verso il sacello di Sant’Agata (una circostanza che non si registra più da qualche anno, ovvero da quando sono stati introdotti i controlli di Polizia all’ingresso della Cattedrale di Catania per questioni di sicurezza, soprattutto nell’ambito della prevenzione del terrorismo internazionale). Sono momenti caratterizzati da forte attesa spasmodica nella quale i devoti esprimono tutta la loro devozione con grida e canti. Così, una volta arrivate in cattedrale le alte autorità comunali che custodiscono le chiavi del sacello, si procede all’apertura dello stesso, potendo così assistere prima all’uscita del mezzobusto reliquiario e dello scrigno dalla stessa camera in cui vengono conservati. Ancora una breve attesa e poi finalmente Sant’Agata si mostra, venendo fuori dai cancelli in ferro battuto e rivolgendo il suo sguardo prima alla navata destra e poi a quella centrale.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (38)
Già dalle prime ore dell’alba le strade della città si popolano di “cittadini “. Sono devoti che indossano il tradizionale “sacco” (un camice votivo di tela bianca lungo fino alla caviglia e stretto in vita da un cordoncino), un berretto di velluto nero, guanti bianchi e sventolano un fazzoletto anch’esso bianco stirato a fitte pieghe. Rappresenta l’abbigliamento notturno che i catanesi indossavano quando, nel lontano 1126, corsero incontro alle reliquie che Gisliberto e Goselmo riportarono da Costantinopoli. Ma l’originario camice da notte, nei secoli, si è arricchito anche del significato di veste penitenziale: secondo alcuni l’abito di tela bianca è la rivisitazione di una veste liturgica, il berretto nero ricorderebbe la cenere di cui si cospargevano il capo i penitenti e il cordoncino in vita rappresenterebbe il cilicio.

Alla fine della messa, Sant’Agata viene portata in trionfo al fercolo, salutata da fuochi d’artificio e, preceduta dalle cannalore, inizia il giro esterno della città. Ma prima che la processione cominci, il parroco della Basilica Cattedrale con un breve discorso affida alla popolazione etnea le Sante reliquie della Vergine Agata. La prima parte del percorso si snoda uscendo da Porta Uzeda verso gli archi della marina, qui fino XIX secolo il mare arrivava fin sotto i bastioni delle mura di Carlo V. La processione prosegue lungo via Dusmet costeggiando il tracciato delle mura cinquecentesche, qui fino agli anni settanta avveniva un lancio di fettucce colorate da parte dei seminaristi. I platani sottostanti, spogli di foglie data la stagione, si rivestivano così di nastri colorati.

Il fercolo prosegue per le altre strade del giro, esterno alle antica mura della città, secondo un tracciato percorso in senso antiorario, sempre accompagnato da due ali di folla.

Il “giro“, la processione del giorno 4, dura l’intera giornata. Il fercolo attraversa i luoghi del martirio e ripercorre le vicende della storia della “santuzza“.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (1)
Nel corso del giro effettua una sosta in piazza Carlo Alberto davanti al Santuario della Madonna del Carmine, durante la quale la Patrona riceve l’omaggio del Terz’Ordine Carmelitano. Il giro esterno raggiunge poi la piazza Stesicoro dove si trovano i luoghi che ricordano il martirio di sant’Agata. Qui infatti sorgono la Chiesa di Sant’Agata al Carcere e la Chiesa di Sant’Agata alla Fornace in cui la vergine Agata subì il martirio. Segue una piccola sosta, dedicata a un messaggio dell’Arcivescovo Metropolita di Catania. A questo punto c’è l’avvenimento più caratteristico della giornata.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (2)
Lungo a cchianata de’ Cappuccini, il fercolo di sant’Agata viene trainato di corsa fino al culmine della stessa, giungendo così dinanzi alla Chiesa di san Domenico, nella omonima piazza. Negli ultimi anni tuttavia la salita non viene più percorsa di corsa.

Raggiunta la Chiesa di Sant’Agata la Vetere, la prima cattedrale di Catania, la processione si ferma qui per alcune ore. Verso sera, dopo una messa nella piccola Chiesa di Sant’Agata la Vetere, riprende il giro esterno della città che attraversa i quartieri dell’antico corso, dei cappuccini, del ‘u futtinu, di san Cristoforo e degli Angeli custodi, per rientrare in cattedrale, alle prime luci dell’alba o addirittura la mattina del giorno 5 dando luogo a spettacoli di fuochi pirotecnici.

Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (17)

Tutto il giro della città avviene al ritmo cadenzato dai devoti che agitando fazzoletti bianchi, gridano: “cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutticittadini, viva sant’Agata“, un’osanna che significa anche: “sant’Agata è viva ” in mezzo alla folla. Il “giro” si conclude a notte fonda quando il fercolo ritorna in cattedrale.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (37)
Sul fercolo del 5 febbraio, i garofani rossi del giorno precedente (simboleggianti il martirio), vengono sostituiti da quelli bianchi (che rappresentano la purezza). Nella tarda mattinata, in cattedrale viene celebrato il pontificale.
Concelebrato dai vescovi di tutta la Sicilia, in presenza del legato pontificio che è solitamente un cardinale, alla messa partecipa il clero catanese al completo, le autorità civili e militari ed il popolo dei fedeli. Nel pomeriggio, verso le diciotto, ha inizio il giro interno della città. Il fercolo percorre la via Etnea fino al Giardino Bellini, per deviare poi in via Caronda che percorre fino ad arrivare in piazza Cavour o, come dicono i catanesi, ‘u bbuggu dove, davanti alla Chiesa di Sant’Agata al Borgo, ha luogo uno spettacolo pirotecnico.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (40)

Alla fine la processione scende, lungo la via Etnea, verso la cattedrale fino ai Quattro canti dove gira a destra per effettuare  a cchianata ‘i Sangiulianu

Questo è il momento topico dal punto di vista spettacolare. Il fercolo veniva trainato di corsa dai citatini, lungo la via Marchese di Sangiuliano, fino a raggiunge la sommità della salita fra due ali di folla plaudente. Dopo un incidente avvenuto nei primi anni del XXI secolo, nel quale perse la vita un giovane, la salita viene fatta velocemente ma non più di corsa per motivi precauzionali. Per via dei Crociferi, la più bella strada barocca di Catania, il fercolo si avvia verso la cattedrale. Viene effettuata l’ultima sosta davanti al convento delle suore benedettine che, da dietro i cancelli del sagrato del loro monastero, intonano dei canti a sant’Agata. Quindi, quando il sole sta per sorgere (ma anche con ritardo notevole di alcune ore), sant’Agata fa rientro in cattedrale il 6 febbraio.

Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine.it (35)

Quando Catania riconsegna alla cameretta in cattedrale il reliquiario e lo scrigno, i sacchi bianchi non sono più tanto candidi, i volti sono devastati dalla stanchezza e la  voce è andata via.

La soddisfazione, però, di aver portato in trionfo il corpo di Sant’Agata per le vie della sua Catania riempie tutti di gioia e ripaga di quelle fatiche. Bisognerà aspettare diversi mesi, la festa estiva del 17 agosto, o un altro anno (la festa del 5 febbraio), per poter vedere sorridere ancora una volta il viso buono della santa che fu martire per la salvezza della fede e di Catania.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (30)
Il fercolo di Sant’Agata è raffinata opera d’argenteria impiegata per portare in processione le sacre Reliquie della Martire catanese attraverso le vie cittadine nei giorni delle festività agatine. Nel 1519 iniziò l’opera Vincenzo Archifel arricchita poi da ornamenti dal figlio Antonio; nel corso dei secoli venne abbellita di nuovi addobbi: i marchi e le sigle sulle parti argentee testimoniano come nel tempo diverse maestranze, soprattutto catanesi e messinesi, si sono avvicendate nella realizzazione dell’opera che nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni e danneggiamenti ultimo dei quali in seguito ai bombardamenti del secondo conflitto mondiale che ne ha determinato il totale rifacimento. Nello zoccolo in basso diverse formelle illustrano scene della vita, del martirio della Santa e del rientro a Catania delle reliquie da Costantinopoli; in alto a coronamento della copertura, circondata da statuette a tutto tondo raffiguranti i 12 apostoli, simboli legati a Sant’Agata e al suo martirio quali una corona un giglio e una palma.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (42)
CANDELORE
La festa di sant’Agata è inscindibile dalla tradizionale sfilata delle “candelore”, enormi ceri rivestiti con decorazioni artigianali, puttini in legno dorato, santi e scene del martirio, fiori e bandiere. Le candelore precedono il fercolo in processione, perché un tempo, quando mancava l’illuminazione elettrica, avevano la funzione di illuminare il passo ai partecipanti alla processione. Sono portate a spalla da un numero di portatori che, a seconda del peso del cero, può variare da 4 a 12 uomini. I maestri orafi del Trecento avevano realizzato il Busto di sant’Agata, un capolavoro d’arte raffinato e prezioso. Ma il popolo, da sempre vicino alla patrona, ha voluto essere presente nella festa con creazioni proprie, opere di fattura artigianale che rappresentassero, inoltre, associazioni di varie categorie di lavoratori. Ognuna delle candelore possiede una precisa identità. Sulle spalle dei portatori, essa si anima e vive la propria unicità, che si compone di diversi elementi: la forma che caratterizza il cero, l’andatura e il tipo di ondeggiamento che gli viene dato, la scelta di una marcia come sottofondo musicale.
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (46)

Le candelore sfilano sempre nello stesso ordine. Ad aprire la processione è il piccolo cero di monsignor Ventimiglia. Il primo grande cero rappresenta gli abitanti del quartiere di San Giuseppe La Rena e fu realizzato all’inizio dell’Ottocento. E’ seguito da quello dei giardinieri e dei fiorai, in stile gotico-veneziano. Il terzo in ordine di uscita è quello dei pescivendoli, in stile tardo-barocco con fregi santi e piccoli pesci. Il suo passo inconfondibile ha fatto guadagnare alla candelora il soprannome di “bersagliera“. Il cero che segue è quello dei fruttivendoli, che invece ha passo elegante ed è dunque chiamato la “signorina“. Quello dei macellai è una torre a quattro ordini. La candelora dei pastai è un semplice candeliere settecentesco senza scenografie. La candelora dei pizzicagnoli e dei bettolieri è in stile liberty, quella dei panettieri è la più pesante di tutte, ornata con grandi angeli, e per la sua cadenza è chiamata la “mamma“. Chiude la processione la candelora del circolo cittadino di Sant’Agata che fu introdotta dal cardinale Dusmet. In passato le candelore sono state anche più numerose: esistevano quelle dei calzolai, dei confettieri, dei muratori, fino a raggiungere in alcuni periodi il numero di 28.

le cassatelle di sant'agata - www.lesfemmesmagazine.it

I DOLCI TRADIZIONALI
Non potevano mancare, in periodo di festa, i dolci legati alla tradizione della santa catanese. Oltre alla famosa calia e simenza, presente in ogni festa a Catania, vengono realizzati per la ricorrenza alcuni dolciumi che hanno un riferimento a sant’Agata, come i “Le cassatelle di Sant’Agata” dette “I minni di San’Aita” e le “Olivette”. Si tratta di dolci caratteristici simbolici e attinenti alla vergine catanese. Le cassateddi, o “I minni di Sant’Aita” (delle quali troverete la ricetta di Assya D’Ascoli alla fine di questo articolo n.d.r.)  fanno riferimento alle mammelle che furono strappate alla santa durante i martiri a cui venne sottoposta, per obbligarla ad abiurare la sua fede. Le olivette, invece, si riferiscono alla leggenda che ella, inseguita dagli uomini di Quinziano e giunta ormai nei pressi del palazzo pretorio, si fosse fermata a riposare un istante.

olivette di sant'agata - www.lesfemmesmagazine.it

Nello stesso momento in cui si fermò, si dice per allacciarsi un calzare, un ulivo comparve dal nulla e la giovinetta poté ripararsi e anche cibarsi dei suoi frutti. Ancora oggi, per rinnovare il ricordo di quell’evento prodigioso, è consuetudine coltivare un albero di ulivo in un’aiuola vicino ai luoghi del martirio, e consumare durante i giorni di festa questi dolci tipici realizzati con la pasta reale.

I LUOGHI DI CULTO
LA CATTEDRALE DI SANT’AGATA – Busto reliquiario di Sant’Agata di Giovanni di Bartolo (1373, sacello della cappella di Sant’Agata) – Scrigno delle reliquie di Sant’Agata, fine XV secolo/XVI secolo con rifacimenti del XVIII (sacello della cappella di Sant’Agata).

cattedralecatania.it

sant'agata al carcere - www.lesfemmesmagazine.it

SANT’AGATA AL CARCERE  – Chiesa che è stata costruita davanti al carcere dove la santa patrona della città, S. Agata fu rinchiusa durante il processo, portata dopo il martirio, guarita dall’apostolo Pietro e dove esalò l’ultimo respiro il 5 febbraio 251 d.C. – All’esterno del carcere, a sinistra dell’attuale porta di accesso, un concio di pietra lavica conserva, secondo la tradizione, le orme impresse di S. Agata.

Il Portale

chiesa di sant'agata alla vetere

CHIESA SANT’AGATA LA VETERE – Sarcofago dove è sepolto il corpo della giovane martire.

http://www.santagatalavetere.it/site/

Minnuzze di Sant’Agata – Ricetta a cura di Assya D’Ascoli – https://homefoodfactorysite.wordpress.com

Ingredienti:

Pan di Spagna

3 uova

100 grammi di zucchero

100 grammi di farina

1 pizzico di sale

la scorzetta grattugiata di mezzo limone

Crema di ricotta:

300 grammi di ricotta di pecora

80 grammi di zucchero

50 grammi di gocce di cioccolato

Pasta reale

200 grammi di zucchero

140 grammi di farina di mandorle

60 grammi di farina di pistacchi

50 ml  di acqua

Glassa

300 grammi di zucchero a velo

3 cucchiai di succo di limone

Ed in più:

Rosolio e ciliegie candite

cassatelle di sant'agata - www.lesfemmesmagazine.it

In una ciotola unite le uova con lo zucchero e il pizzico di sale per fare il pan di Spagna. Quando avrete ottenuto un composto spumoso unite la scorza grattugiata del limone e iniziate ad incorporare, poco alla volta, la farina setacciata.  Versate l’impasto in una teglia imburrata e infarinata ed infornate a 180° per circa 30 minuti. Fare la prova stecchino prima di sfornare, lasciatelo intiepidire e poi toglietelo dalla teglia e lasciatelo a raffreddare su di una griglia.

Setacciate la ricotta e mescolatela per bene con lo zucchero e le gocce di cioccolato.

Per la pasta reale sciogliete lo zucchero in un tegame con l’acqua fredda, portate ad ebollizione, togliere dal fuoco ed aggiungere la farina di mandorle e quella di pistacchi. Amalgamare bene il tutto fino a che sarà diventata una pasta liscia e morbida. Stenderla col matterello in una sfoglia di circa 3 mm.

Preparate la glassa sciogliendo lo zucchero a velo nel succo di limone.

Ora è il momento di assemblare le nostre minnuzze! Foderate degli stampi di forma semisferica con della pellicola trasparente e rivestirli con la pasta reale. Farcire gli stampini con l crema di ricotta e chiudere ognuno di essi con un disco di pan di Spagna leggermente inzuppato di rosolio. Lasciate riposare in frigo per una decina di minuti dopo di che estrarre delicatamente le cassatelle dagli stampini, ricopritele con la glassa e guarnite ognuna di esse con una ciliegia rossa in cima. Rimettete in frigorifero per almeno 30 minuti prima di servirle

SFOGLIA LA GALLERY – ph. Valeria C. Giuffrida (tranne le fotografie non firmate) – Tutti i diritti sono riservati – Vietata la riproduzione – www.valeriagiuffrida.com

Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (46)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine.it (35)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (45)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (44)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (43)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (42)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (41)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (40)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (39)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (38)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (37)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (36)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (34)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (33)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (32)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (31)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (30)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (29)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (28)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (27)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (26)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (25)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (24)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (23)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (22)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (21)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (20)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (19)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (18)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (17)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (16)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (15)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (14)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (13)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (12)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (11)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (10)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (9)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (8)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (7)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (6)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (5)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (4)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (3)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (2)
Sant'Agata - ph. valeria c. giuffrida - www.lesfemmesmagazine (1)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *