Sanremo 2018: vince la musica

ermal moto e fabrizio moro

Sbaglioni - hunziker - favinoanremo 2018 si apre sull’onda dei quesiti. Ci si chiede che direttore artistico sarà Claudio Baglioni. Che conduttori saranno Michelle Hunzinker e Pierfrancesco Favino. Come si evolverà la gara e  se quelli che partono come favoriti saranno poi i veri cavalli di razza.

Sin dalla prima serata si capisce che il Festival ha preso una piega nuova. Addio alle vallette stereotipate e finalmente largo ad una vera conduttrice. Favino appena superato lo scoglio emozione inizia a regalarci delle perle di ironia di cui, presto, capiremo di non poter più fare a meno.

Baglioni ha un inizio da spalla, da supporto dei due, tranne poi diventare parte integrante e qualche volta strabordante dello spettacolo.

claudio baglioni

Sin dalla prima serata i favoriti Ermal Meta e Fabrizio Moro segnano il passo con la loro “Non ci avete fatto niente”. Un tema serissimo portato in scena con un ritornello che subito ti entra in testa e non ti lascia in più. Proprio il sopracitato ritornello, farà passare ai due, 24 ore da incubo.

La polemica abbastanza inutile, sollevata in sala stampa alla fine trova la giusta soluzione, quella a cui si poteva arrivare usando il cervello e facendo un lavoro di indagine piuttosto che il solito scoop becero, a cui, purtroppo, il giornalismo si presta sempre di più.

ermal meta e fabrizio moro 3

Già ad un primo ascolto, si intuisce che il duo Meta/Moro ha diversi rivali da Max Gazzè a Diodato e Roy Paci, passando per Ron, The Kolors, Red Canzian, (che finita l’avventura Pooh lascia libera la sua anima rock), Renzo Rubino, Vanoni/Pacifico/Bungaro. Questo è indice che il Direttore artistico (o Dittatore se preferite), ha fatto delle scelte di qualità, che a differenza degli anni passati non sono limitate a 5 o 6 brani, ma danno spazio a vari generi di varie fasce di età.

A chi vi scrive il Festival è piaciuto molto.

Scenografia bellissima.

Regia moderna.

Palco pensato a favore della musica, con un’orchestra finalmente ubicata al meglio.

Le pecche non sono mancate. Prima fra tutte l’autocelebrazione di Claudio Baglioni.

Caro Claudio, ti vogliamo bene, ti stimiamo, ma anche no.

I duetti con gli ospiti, andavano pensati facendo si che si duettasse sul pezzo dell’ospite e non introdurre l’obbligo tassativo “se vieni devi cantare Baglioni”.

Bello il fatto che ci siano stati ospiti musicali e comici misurati.

Fiorello ha aperto in modo egregio.

Virgilia Raffaele rimane una diva della comicità indiscussa, ma perché all’ultima puntata arriva Laura Pausini e sta 20 minuti sul palco? Era necessario? Direi di no.

Italian singer and Sanremo Festival artistic director Claudio Baglioni (R) with Italian actress Virginia Raffaele (R) on stage during the 68th Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theatre in Sanremo, Italy, 08 February 2018. The 68th edition of the television song contest runs from 06 to 10 February. ANSA/CLAUDIO ONORATI

Chi sta dietro le quinte non è inferiore a nessuna Pausini o simili, quindi non merita di aspettare altre 20 minuti per un’esibizione esagerata e per niente necessaria se non a fini pubblicitari.

Inoltre, anche gli ospiti precedenti avrebbero dovuto esibirsi per 20 minuti, oppure i Negramaro o Gianna Nannini non hanno le carte in regola per farlo? Non credo occorra risposta.

baglioni sangiorgi

E’ stato molto bello vedere un palco fatto di musica, ma pure troppa, avremmo preferito un direttore artistico più defilato che lasciasse spazio alla gara. Avremmo voluto non doverci sorbire dei duetti inutili con delle giornaliste, che sono meravigliose donne e professioniste, ma che non c’entravano niente col festival.

Avremmo voluto non vedere sul palco di un Festival che ha giustamente portato avanti la causa della violenza contro le donne, personaggi che sono passati per i Tribunali proprio per aver usato troppo le mani.

Abbiamo amato follemente Pierfrancesco Favino, attore che certamente non scopriamo adesso, ma che ci ha regalato una chiave diversa di lettura della sua arte. Lo abbiamo amato col suo monologo  tratto dal dramma di Bernard-Marie Koltès, lo abbiamo amato tutti sino alle lacrime, mentre ci squarciava in due, compiendo la violenza più bella del mondo quella dell’arte.

monologo Favino

Abbiamo amato il duetto Mannoia/Baglioni su “Mio fratello che guardi il mondo” uno dei pezzi di maggiore magia di Fossati.

Ci è piaciuto godere della musica, diventata centrale, finalmente, dopo anni relegata a gradevole contorno.

Ci siamo rallegrati della vittoria nelle nuove proposte di Ultimo.

Abbiamo amato il duetto James Taylor e Giorgia, in una “You got a friend” delicata.

giorgia e james taylor

Abbiamo amato alcune esibizioni più delle altre, ma alla fine possiamo dire che i pezzi veramente brutti erano solo 2 e, sopra venti brani, ci pare una percentuale positiva.

Per noi di Les Femmes il podio era:

Ermal Meta e Fabrizio Moro, perché li abbiamo amati dalla prima sera.

ermal meta e fabrizio moro 2

Max Gazzè  che abbiamo adorato subito per la musica e l’ arrangiamento e “strada facendo” (per restare in tema n.d.r.), abbiamo apprezzato anche per il testo.

Max Gazzè - ph. Valeria C

Diodato e Roy Paci, per il tema della canzone e per una musicalità diversa lontano dal brano di acchiappo pro festival. Per la voce bellissima di Diodato. Per la tromba magica di Roy Paci e per il duetto bellissimo con Ghemon.

diodato roy paci ghemon

Auspichiamo il ritorno di Claudio Baglioni come direttore artistico, però caro Claudio meno autocelebrazione, altrimenti almeno parti dalle vie dei colori.

 

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