Quanta onestà intellettuale vi occorre?

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Ligabue-VF-48-2013_980x571Circa vent’anni fa la radio mandava in onda un brano, passava quasi sempre alla stessa ora, dalla stessa radio, in diffusione, nessuno speaker, nessuno che ti dicesse chi fosse il cantante. La voce era inconfondibile, ma erano gli anni dei cloni, Audio due uguale Battisti, Anonimo italiano uguale Baglioni.

L’orario in cui passava era sempre quello, minuto più minuto meno, anche il luogo era sempre quello, noto ospedale catanese e nonostante il dolore fosse tanto, quello che non auguri al tuo peggior nemico, alle prime note di quella canzone mi scappava sempre un sorriso.
Già un sorriso, quel sorriso ch’è diventata una costante, una costante accompagnata dal famoso brivido alla schiena.
Ho impiegato un po’ di tempo ad avere la conferma che quello che ogni giorno mi faceva compagnia in un momento ben poco allegro, fosse lo stesso che imperversava in tutte le radio con un tormentone “Certe notti”.
Già era l’originale, nessun clone. Da quella diffusione, in quella sala asettica, bianca e dolorosa di un ospedale posso dire ch’è nato un grande “amore”, definiamolo così, anche se, forse è poco consono.
Poco alla volta ho iniziato ad ascoltare distrattamente tutto ciò che avesse per marchio Ligabue.
Poco alla volta ho fraternizzato con quei testi che all’inizio non coglievo, poco alla volta ho capito quanto ci fosse dietro.
Arrivò “Miss Mondo” il primo vero cd che acquistai di Ligabue, all’inizio lo giravo, rigiravo e ingurgitavo il libretto, mezzo per me impossibile da scindere da un cd.
“Miss Mondo” è un cd che amo follemente.
No, non è un amore da primo acquisto. E’ da brivido, di quelli che, ancora oggi quando lo metti su, puntualmente ti viene il fremito.
Da quel momento è iniziato il vero viaggio, quello dell’acquisto reale a ritroso.
L’ascolto distratto iniziato rubacchiando cd agli amici, era diventato preciso, mio, mio col mio libretto, col mio cd, quello da non restituire, quello da mettere in borsa e da portare ovunque.
E’ passata tantissima acqua sotto i ponti, tantissimi concerti, viaggi, condivisione, forse anche troppa, cd consumati, talune volte in modo fisico, tanto da ricomprarli, è passato il tempo ed adesso sono quasi 20 anni.
Già 20 anni, come è volato il tempo!!
Ora che Ligabue è una certezza, uno che ti riempie gli stadi da anni, uno che fa un sold out dietro l’altro, ovunque, in Italia ed all’estero, la domanda è sempre la stessa: Quanta onestà intellettuale vi ci vuole per ammettere che trattasi di talento?
A taluni critici, quelli di nicchia, quelli dell’antipopolare, quelli che osannano solo quelli che fanno 15 persone a concerto, (talento reale o meno), quelli con la puzza sotto il naso, quelli che Ligabue non è rock, ma non è neanche pop, e non è neanche jazz e non è neanche pop rock jazz classico o qualsiasi altra definizione vogliate dare alla musica per metterla in una scatola con l’etichetta, quanta onestà intellettuale vi ci vuole per dire che il vostro è solo preconcetto?
Ora chi legge dirà: “Ok ti piace, dove vai?”
Non vado da nessuna parte, imbocco solo la strada dell’onestà, quella che mi fece dire che “Arrivederci Mostro” era un disco veramente brutto.
Perché?
Non lo so, non era un disco di Ligabue, era di qualcun altro, che quando ascoltavo, salvo due brani, non sentivo appartenere a quella persona che per 20 anni mi ha fatto uscire di casa e mi ha fatto andare ai suoi concerti con quel sorriso e quel brivido per compagni fissi.
Una produzione artistica troppo invadente? Probabilmente.
Vero è che “Arrivederci mostro acustico” arrivava diversamente.
Vero è che lo zoccolo duro dei fans bofonchiava e diceva che il Mostro era veramente brutto, e non me ne voglia il Liga, che alla fine questa è una sorta di arringa finale di difesa, perché non se ne può più di sentire questi critici di nicchia, che appena trovano un posto dove scrivere, che sia carta, social network e se occorre anche un muro, devono sentenziare nascosti dietro alla qualsiasi, che sia foglio di carta o computer, perché Ligabue, non è pop, non è rock, non è jazz, non è classico, non è liscio, insomma Ligabue non è.
Però questo “NON è” segna sempre il goal del sold out.
Per cui ancora vi chiedo: quanta onestà intellettuale vi occorre per ammettere?
ligabue_-_acireale_10-4-15_-_ph_valeria_c._giuffrida_(3)Quanta ve ne occorre per ammettere che difficilmente si trova un uomo che descrive tanto bene l’animo femminile?
Il pensiero corre subito a “Io posso dire la mia sugli uomini” un dipinto perfetto donato a Fiorella Mannoia, piuttosto che “Le donne lo sanno” contenuta in “Nome e cognome” sino ad arrivare ad “A modo tuo” regalata ad Elisa, palesemente dedicata ad un figlio, con un testo tanto bello, che dopo 30 anni stanno tremando, per la prima volta, le gambe di “Avrai” di Claudio Baglioni, canzone pro-figlio per eccellenza.
Quanto onestà Vi occorre per ammettere che quelli che osannate come grandi autori, come grandi strumentisti o come grandi punto, spesso hanno saccheggiato Puccini, che se fosse ancora vivo avrebbe querelato i ¾ della musica italiana e anche straniera? Non lo so! Così come non so quanta boria serve per otturare entrambi i padiglioni auricolari e rendervi ciechi davanti all’ovvio. Perché poi il gusto personale non si discute, ma l’ovvio si, si discute eccome.
Faccio questo lavoro da 15 anni, non mi sono mai permessa di andare ad un concerto col pensiero preconfezionato e magari anche sottovuoto.
Di gente di cui non compro un cd ne ho incontrata tantissima, gente che non mi piace musicalmente, ma è la gente che spesso stimo, come autore, come cantante, perché anche se non incontrano il mio gusto, è palese che siano gente di valore.
Anche io vado ai concerti con 15 persone e francamente spesso ne esco consapevole del perché ci siano solo 15 persone, altre volte chiedendomi come mai il tizio non faccia 100 mila persone in uno stadio.
La nicchia non sempre significa talento.
Anche i sold out non significano talento, ma anche i preconcetti, una penna, un computer e le orecchie otturate non fanno un critico musicale.

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