Il nostro Natale nelle mani di Assya D’Ascoli e della sua ricetta: “I bastaddi affucati”

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Ho sempre avuto un rapporto molto strano col Natale. Non è una festa che amo particolarmente ma gli vado incontro con velato entusiasmo cercando di fare le cose per benino anche se il sentimento che provo con più frequenza nei giorni che lo precedono è una profonda malinconia. Malinconia e fastidio se vogliamo essere sinceri.  Se venisse a trovarmi lo Spirito dei Natali passati probabilmente gli chiederei di non riportarmi indietro e lasciarmi lì.

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Quando ero bambina e tutto aveva un senso tra le mura di casa di nonna. Quando da ragazzina organizzavo, con le mie amiche, pranzi senza fine per farci gli auguri il giorno della vigilia e sortite allegre tra le bancarelle colorate dei giorni di festa. Quando con gli amici dei primi anni di università ci si scambiavano i regali prima che io tornassi a casa dei miei per le vacanze e li abbracciavo sicura di aver creato una seconda famiglia su cui poter sempre contare. Allo Spirito del Natale presente farei notare la mia buona volontà di continuare a credere che qualcosa di buono ci deve essere per forza e che se la vita non sempre ti sorride tu puoi farlo comunque, facendo spallucce e andando avanti. E che non si arrabbi con me se sbuffo, se mi innervosiscono le canzoncine natalizie, se mi imbufalisco per la troppa confusione per strada,  se preferirei ferirmi da sola con la sparachiodi piuttosto che lambiccarmi il cervello per trovare ad ognuno un regalo che sia originale e non ne abbia a male se, ogni anno, dico di detestare il Natale e che vorrei dormire fino al 7 gennaio.

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Brontolo ma partecipo con moderata esaltazione alla giostra natalizia che non mi fa diventare più buona però, nonostante gli sforzi, ma solo un pizzico più insofferente verso il genere umano seppur con amore, s’intende. Potrete capire quindi il sincero entusiasmo con cui ho appreso che, una delle pietanze tipiche del natale catanese, aveva un nome che mal si coniugava alla festa d’amore che è il Natale ma che si legava perfettamente ai miei sentimenti: I BASTARDI AFFOGATI.

Bastardo in catanese è, oltre al vicino di casa che ti sveglia alle 7 di sabato mattina con il rumore dell’aspirapolvere, il cavolfiore. Non un cavolfiore qualsiasi, attenzione! Il violetto catanese, ricco di proprietà e dal gusto più tenue rispetto al cugino bianco più comune nelle altre parti d’italia, si è guadagnato questo colorito epiteto perchè difficile da digerire, come alcuni parenti che saremo costretti a sorbirci per le feste ma che non vanno giù con facilità.

Il bastardo affogato non è un augurio di morte violenta rivolto a chi ci sta assai sulle scatole  ma una preparazione di facile esecuzione e dal gusto commovente che non può assolutamente mancare sulle tavole dei catanesi. Quest’anno ho voluto rendere onore alla città che mi ha adottata e, per la prima volta, li ho preparati anche io aprendo le porte ad una nuova gustosa tradizione. Il risultato? Una poesia, una di quelle da recitare in piedi sulla sedia il 25 a pranzo. Così mentre i vostri bambini saranno alle prese con un Rodari di annata io mi produrrò nella sparizione del bastardo affogato pensando che, con un poco di buona volontà, tutto sommato il Natale male male non è!

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Bastaddi affucati

1 cavolfiore violetto di circa 1 kg

una manciata di olive nere denocciolate

cipolla fresca a sentimento

150 grammi di pecorino stagionato con pepe nero

2/3 acciughe

4 cucchiai di olio extravergine di oliva

1 bicchiere e mezzo di vino rosso

Pulite il cavolfiore eliminando le parti più dure. Lavatelo per bene e tagliatelo a fettine di circa 2 centimetri. pare impresa ardua ma ci si riesce.

In una casseruola capiente dal bordo abbastanza alto versare un parte dell’olio, sistemare le fettine di cavolfiore con la parte del gambo rivolta verso l’interno. Disporre su questo primo strato di cavolfiore la cipolla tagliata a rondelle, le olive nere , le acciughe tagliate a pezzetti e il pecorino tagliato a listarelle.  Procedete formando un altro strato di cavolfiore e tutti gli altri ingredienti fino ad esaurimento degli stessi. Vista la presenza di acciughe e pepato che sono molto saporiti io non ho aggiunto sale ma se preferite, ovviamente, ad ogni strato aggiungete un pizzico di sale. Chiudete il tutto con un cucchiaio di olio in superficie e affogate tutto col vino rosso. tappate la casseruola col coperchio e cuocete a fuoco lento per 3/40 minuti. Controllate sempre il fondo della vostra pentola perchè non si attacchi tutto. Se il vino evapora e il cavolfiore non è ancora cotto potete aggiungerne altro. I vostri bastardi saranno pronti quando pizzicandoli con la forchetta saranno morbidi. Servite a temperatura ambiente e, se permettete, preparateli il giorno prima perché dopo aver riposato i bastardi sono ancora più buoni!

Buon Natale a tutti voi, a chi è bastardo e a chi meno!

Puoi seguire Assya D’Ascoli sul suo blog

https://homefoodfactorysite.wordpress.com/

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