MEDITERRANEO. VIAGGIO NELLA TERRA DEL MITO. UNA GIORNATA A CORFU’.

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Nell’immaginario turistico, l’isoletta “egea” viene tendenzialmente raffigurata come “vergine”, intatta e sperduta, anche se oramai non lo è più da tempo.

Eppure, piace immaginarci quanto Essa sia rimasta legata a ritmi e stili di vita tradizionali.

Ed è così che l’isola si è creata una sua nuova e largamente fiabesca identità, basata sulla mescolanza di diversi elementi: le suggestioni delle rovine antiche, il folklore, l’amenità dei suoi villaggi, l’incanto delle sue spiagge, la meraviglia dei tramonti a cui spesso si assiste collettivamente, quasi ci si aspettasse di un applauso finale al sole che sembra inabissarsi tra le onde.

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Ed ancora, l’isola è un “mito”: Essa sembra rappresentare un rifugio sicuro, uno spazio su cui fuggire dalla quotidianità frenetica, riconciliandoci in un abbraccio quasi mistico con la natura.

Ma è anche un mito del divertimento sfrenato, della gioia di vivere esibita attraverso la trasgressione, in una sorta di festa permanente.

Se l’isola è davvero quel luogo dell’“eccezione”, dove il flusso dell’esistenza quotidiana appare sospeso, soggiornarvi rappresenta quasi fatalmente l’occasione per vivere esperienze fuori dalla norma.

Quasi volessimo vivere una vita diversa.

Tutto questo, e molto altro ancora, è Corfù.

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Corfu’.

La vecchia Cattaro o, come la chiamavano gli antichi Greci Kerkyra, è una piccola nazione fiera ed indipendente.

Ed in effetti, una volta approdati ci si accorge subito quanto questa non sia un’isola come tutte le altre; si viene subito investiti da una cultura così varia, una ricca movida, nonché da una malinconica atmosfera coloniale. E come poter dimenticare le sue spiagge, spesso di una bellezza disarmante. Sembra la perfetta isola da “prima volta” in Grecia, adatta a tutti, dal turismo di massa “all inclusive”, a quello più intimo, per coloro che amano scoprire i villaggi più tradizionali, così come la tranquillità di paesaggi rurali, magari a due passi da un mare dal blu intenso.

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Prima tappa d’obbligo, la capitale Corfù – che prende il nome dell’isola –.

E’ sufficiente già dare un primo sguardo frettoloso per il centro, per rendersi conto di trovarsi in una Grecia differente, dove l’oriente non ha saputo farsi spazio, facendo percepire al suo fruitore un forte senso d’italianità: e così come in un sogno, eccovi tra le vie dei Dogi, dove il chiarore delle lucerne rischiara i canali…

E va bene, non troverete certamente canali in città, ma più che delle antiche vestigi greche, Corfù sarà eternamente debitrice della dominazione veneziana – che s’impose all’isola a partire dal 1402, ceduta per 30.000 ducati d’oro – la cui architettura fa da “padrona”.

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Fatevi sopraffare dall’innata curiosità umana, lasciando per un po’le spiagge tanto belle quanto affollate – specialmente negli afosi mesi estivi – per perdervi tra le viuzze di una cittadina in pieno fermento, semplice ed allo stesso tempo, immensamente deliziosa: i colori pastello dei muri, le persiane socchiuse da cui poter fare capolino, le vetrine dei negozi invasi dai turisti, interessati ai loro acquisti, anch’essi frenetici; insomma, un piacevole “mosaico” di colori e odori, il tutto avvolto da quell’ “aura lagunare”. E poi, basta voltarsi verso il viale principale che ci s’imbatte in un numero considerevole di Coffee shop e dehors, riportandovi alla mente un boulevard: improvvisamente, si scopre una Corfù “parigina”. Perché è vero che la dominazione veneziana ne ha forgiato una forte identità, ma è stato l’arrivo di Napoleone a rendere Corfù così sofisticata, con quel suo fare quasi civettuolo; qualcuno l’ha persino definita l’“Edith Piaf” delle isole greche.

Prima di cominciare il piccolo tour, è davvero difficile resistere ai piccoli peccati di gola, magari assaggiando uno dei prodotti più tipici del luogo, lo yogurt. Potrete accomodarvi in uno dei tanti caffè sotto gli archi del Liston, uno degli edifici più rappresentativi della capitale, il suo vero cuore pulsante, e mentre affondate il cucchiaio su una cascata di deliziose praline al cioccolato, guardatevi intorno. Questa capitale è tutta una scoperta con i suoi stretti vicoli, le antiche chiese, le case alte con i suoi balconi in ferro battuto, e le piazzette che rimandano ancora una volta alla mente i campielli veneziani.

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C’è un vero e proprio crocevia di sguardi: ancora una volta sono le persone che si incontrano a stupire.

In un paese tanto “antico” i suoi abitanti, con i loro gesti, sembra vogliano donare, anche solo per un attimo, un briciolo della loro tranquillità. E’ così che sono: belli, sereni, senza quell’aria un po’ drammatica, tipica dei cittadini delle nostre frenetiche metropoli, nonostante e specialmente durante il giorno, ci sia un assordante vociare di persone, talvolta interrotto dai canti e dalle note degli artisti di strada, che animano allegramente gli angoli del centro storico. Avrete davvero la sensazione di sentire un richiamo verso questa terra, quasi se ne percepisse il valore, come se volesse aprire “le sue porte” al mondo che l’aspetta, con quel suo vezzo francese e con un velo di malinconia e decadenza. E quando non si ha più voglia di osservare con gli “occhi affamati” solamente da lontano, basta addentrarsi tra i dedali di viuzze, quasi in punta di piedi nella sua meravigliosa quanto sana quotidianità, cercando anche solo d’intuirne un’effimera bellezza, e lasciandovi alle spalle la mondanità isolana, chiedendovi se ne sia valsa davvero la pena.

Una volta addentratovi, raggiungerete il Campiello, il quartiere più affascinante della capitale, dal 2007, patrimonio dell’UNESCO. Sarà affascinante camminare tra le sue strette stradine, le Kantounia, all’ombra dei suoi palazzi, di un’edilizia antica, in gran parte sopravvissuti agli orrori della seconda guerra mondiale.

Odori di cibi in cottura si diffondono nell’aria; ad ogni angolo, panni stesi al sole danno la loro nota di colore, finestre e usci di casa aperti, dove un’atmosfera di genuinità sembra volere uscire da quest’ultime, e le risate dei bambini che giocano nei cortili adiacenti. Tutt’intorno una sensazione di protezione, quasi “materna” che solo queste vie sanno dare. Camminare su e giù per queste viuzze sarà come visitare una sorta di museo a “cielo aperto”; talvolta tra i palazzi, torna a far capolino un piccolo scorcio di mare, che costeggia l’intera capitale cingendola in un affettuoso abbraccio. I suoi colori ne fanno un magnifico quadro, tutt’intorno l’atmosfera di un sogno; ma nel silenzio, quelle onde in lontananza che si sentono placidamente infrangere sulla riva vi porteranno alla realtà, facendovi amare ancor più quella natura che stavate ammirando, viva più che mai.

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E c’è ancora una curiosità: tra il Campiello e il quartiere Spilia, per chi riuscisse a trovarla, c’è la via Filellinon. Fermatevi al numero civico 18, dove si trova l’edificio più vecchio della cittadina, datato al 1497! Un vero salto nel passato per gli amanti della storia, così come per i più curiosi. Ma un particolare più di tutti desterà maggiore stupore: la presenza di un balcone, che vi riporterà in una Verona shakespeariana.

Un modo davvero simpatico per concludere questa vostra passeggiata, tornando a sognare sui passi di Romeo e Giulietta.

Ritornati alfine sulla strada principale, non riuscirete facilmente a distogliere lo sguardo dalle piazzette lastricate ed i cortiletti nascosti, appena lasciati. E rieccoci giunti alla grande piazza principale, la Spianada. Ci si sente davvero impotenti di fronte alla sua grandezza: fu creata sotto la dominazione di Venezia, per facilitare maggiormente la difesa della città in caso di attacchi nemici. Il suo nome lo devo proprio all’assenza di edifici; piena di verde, questa piazza separa la città dalla Fortezza Vecchia. Con un pizzico di fortuna, sarà un piacere assistere ai numerosi eventi di carattere mondano e religioso che si svolgono all’interno di essa. Il centro storico della capitale è circondato da due fortezze, erette in momenti differenti – da qui il nome di Vecchia e Nuova -, ma che in passato erano unite da mura, permettendo ai suoi abitanti di vivere al sicuro all’interno di esse. La Fortezza Vecchia, risalente all’incirca al XVI secolo d.C. è il simbolo della capitale, la pietra miliare a cui i Corfioti fanno fede. Sembra voler cambiare le sue vesti alla luce del tramonto, colorandosi di giallo e d arancione; prepara la sua città all’arrivo dell’imbrunire, osservandola da lontano in tutta la sua maestosità e fierezza. Se deciderete poi di superare il “grande arco” del Palazzo di San Michele e San Giorgio – costruito riprendendo l’antico stile dorico – che vi immetterà nuovamente nella parte vecchia della città, potrete piacevolmente passeggiare sulla strada che costeggia il mare, alla brezza del tramonto isolano, camminando su quelle che era l’antica cinta muraria di Corfù; lungo la via, sarà possibile ammirare ancora qualche edificio d’importanza storica, quale la Chiesa della Panaghia Antivouniotissa o il Museo bizantino, per arrivare fino al vecchio porto.

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In lontananza, uno scampanio riecheggia nell’aria, scandendo l’ora: proviene dal campanile della Chiesa di San Spiridione – patrono di Corfù -. Eretta nel 1520 dai veneziani, rappresenta il monumento religioso più famoso dell’isola, riconoscibile proprio per la punta rossa del suo campanile. Anche qui la religione è una componente importantissima della vita dei suoi abitanti. E lo si può notare dal considerevole numero di chiese: solo nella capitale, se ne contano una ventina. C’è ancora tempo per continuare a passeggiare tra la quiete del paesaggio, ascoltando le onde che si gettano pacificamente sulla battigia sotto di voi. Non di rado, è possibile imbattersi in un piccolo mercato di quartiere. Benchè giunto alla chiusura, è ancora possibile girare tra le poche bancarelle rimaste, ma ancora colme di prodotti locali; questo renderà ancor più unica la vostra esperienza. Ed ancora una volta sarete sommersi dagli odori di qualcosa di buono e genuino, magari riportandovi alla mente quei sapori legati al vostro passato. E la visione di bambini giocare tra la sabbia non potrà fare altro che strappare un sorriso; un ultimo regalo di tenerezza che Corfù vuol donare.

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Insomma, si sarà capito: Corfù è un “ombelico del mondo”, che piace, stuzzica, intriga persino.

Così ricca di costruzioni, quanto verde e rigogliosa; con i suoi panorami dalle tinte così forti, specialmente durante un tramonto, ed i suoi tanti “spettacoli” naturali che si nascondono dietro ogni angolo. Allontanandosi dalla capitale, l’isola offre tante altre possibilità: boutiques storiche, che offrono prodotti tradizionali, fortezze, musei, palazzi.

Palazzi affascinanti come l’Achilleion. Sito a circa 10 km a sud della capitale, attraversati sentieri tortuosi ed uliveti a perdita d’occhio, ecco scorgere l ‘imponente palazzo, eretto nel 1890 in lo stile pompeiano.

Deve la sua importanza, tanto alla sua bellezza quanto l’appartenenza all’imperatrice Elisabetta d’Austria, Sissi; oppressa da una vita di corte che le “andava stretta” e dalle tragedie familiari, amava trascorrere qui i suoi lunghi periodi di degenza dati dalla salute cagionevole, tra la pace e l’aria salubre dell’isola. Un piccolo angolo di paradiso che ci ha lasciato in eredità e per cui essere grati.

Impossibile poi ignorare le spiagge. Sono troppe e davvero belle. Forse uniche, come quella di Arillas. E stare tra i ciottoli o tra la sabbia, poco importa: la loro bellezza rapisce e si è sempre pronti per poter fare un tuffo, specie per sfuggire alla canicola estiva.

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A Corfù, il romanticismo fa da padrone; nel paesino di Kassiopi, molte coppie adorano passare il loro tempo, in un’atmosfera del tutto pittoresca: si ha sempre l’impressione di avere una caletta tutta per sé.

Il Canal d’Amour – che di canale ha ben poco, essendo una piccola insenatura di una altrettanto piccola spiaggetta limitrofa – poi, a Sidari, è un’altra delle soste da non perdere, per proseguire fino alla deliziosa Paleokastritsa, ritenuto dai Corfioti il posto più bello del mondo. L ‘alternanza tra insenature e piccoli tratti di spiaggia, le dà tutto il suo splendore. E se di girovagare per l’isola non si è ancora stanchi, si può sempre approfittare della spumeggiante “nightlife”corfiota. Si spazia dai locali più fashion, magari in riva al mare, ai baretti più nascosti e popolari, dove l’ouzo e altri liquori tradizionali scorrono a fiumi, oppure godendo dell’aspetto più culinario e godereccio dell’isola, nella cittadina di Sidari.

Sarebbe davvero limitante considerare Corfù una meta esclusivamente estiva. La Pasqua Ortodossa è certamente una delle feste più singolari a cui prendere parte; sarà come trovarsi nella Sicilia del dopoguerra, quando durante i festeggiamenti del capodanno le suppellettili in disuso venivano scagliate fuori dalla finestra. Ebbene, qui non saranno oggetti di uso comune, bensì vasi rossi in terracotta “spiccare il volo”. Un’esperienza – con le dovute precauzioni del caso – che deve essere fatta una volta nella vita.

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E all’improvviso, il paesaggio di fronte a noi si tinge di toni fiabeschi ed il sole che cala sulla piccola insenatura, ricorda che è tempo di andare. E nel volgere lo sguardo ancora una volta verso il vecchio porticciolo, non si può far a meno di pensare con quanta nostalgia spesso si lascia quest’isola.

Corfù, dove Ulisse approdò prima di far ritorno alla sua Itaca.

Corfù, che conserva un passato ricco di storia, camminando ora sui passi degli antichi Greci, ora sulla marcia cadenzata dell’esercito napoleonico.

Corfù, l’isola che piace terribilmente a chiunque e dove ritroverà quell’età della leggerezza e della spensieratezza.

E lei rimarrà lì, immobile ad osservare la meraviglia che è riuscita a destare.

Ma altri luoghi sono pronti per essere visitati, meglio non farli attendere troppo a lungo.

Valentina Contavalle

Anche in questo caso, vi lasciamo anche un ricordo di Corfù culinario, sempre a cura di Assya D’Ascoli

Una ricetta che, nel nome, ricorda il dialetto di Venezia, la  Repubblica Marinara che dominò le Isole Ionie fino alla fine del 1700 : il “SOFRITO”!

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SOFRITO di CORFù

(per 4 persone)

8 fettine di vitello ( noce o scamone)

4 spicchi di aglio

prezzemolo tritato

1/2 bicchiere di aceto bianco

1 bicchiere di vino bianco

Olio , farina, sale e pepe bianco q.b.

Battete le fette di carne, mescolare la farina con il pepe ed il sale e passateci dentro la carne scuotendola bene per eliminare l’eccesso di farina.

 

In una padella scaldate un po’ d’olio e fate cuocere le fettine di vitello fino a che non saranno ben dorate. Toglietele dalla padella e mettetele da parte. Nella stessa padella versate ora il prezzemolo con l’aglio facendoli cuocere per un paio di minuti a fuoco dolce. Quando l’aglio sarà dorato mettete nuovamente la carne in padella e versatevi sopra il vino e l’aceto. Lasciate che sfumino un po’ e poi chiudete con un coperchio fino a che la carne non sia ben cotta e tenerissima.

Servite con riso pilaf, una spolverata di pepe e mangiate ad occhi chiusi immaginando di essere a Corfù!

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