Medea: l’amore che distrugge

Medea - Ph. Reggina Betti - www.lesfemmesmagazine.it (1)

RECENSIONE GIOVANNA SUSSINNA 

CATANIA – Medea, nella riscrittura di Jean Anouilh, è incentrato sulla crisi di una coppia. L’elemento “maschile” qui è Medea, descritta come una feroce assassina che prepara la strada all’amato Giasone seminando morte e terrore prima di lui che conquista i regni, ma il lavoro sporco lo fa lei, attirando così su se stessa una fama sinistra.

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Giasone e Medea sembrano una “coppia diabolica” alla Bonnie&Clyde, seriali nella loro ferocia e sete di potere, ma poi qualcosa va storto. Passano dieci anni e Giasone è stanco della malvagità di Medea, vorrebbe una vita semplice con gli affetti veri, infatti accetta di sposare la figlia di Re Creonte di Corinto, una ragazza bella, buona e semplice e propone a Medea (attraverso l’intercessione di Re Creonte) di tenere i due figli con lui e di permettere che lei torni al suo paese d’origine per rifarsi una vita.

Giasone è attanagliato dai sensi di colpa e non riesce ad uccidere Medea perché l’ha amata molto, ma ora è stanco. Lei ne approfitta per inviare alla promessa sposa un dono di nozze avvelenato che uccide lei e Re Creonte.

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La sua vendetta è quasi completa, non le resta che uccidere i due figli avuti da Giasone e suicidarsi subito dopo. Sembra uno di quegli omicidi-suicidi che avvengono al giorno d’oggi a seguito del rifiuto di un marito o fidanzato di interrompere la relazione, ma qui ad uccidere è una donna.

La pièce opera un ribaltamento di prospettiva perché fa compiere ad una donna delitti che normalmente avvengono per mano di un uomo. Come mai? Secondo me perché l’autore vuole riflettere sul ruolo della donna e sulla disparità di trattamento delle donne. L’uomo che si macchia di omicidi per il potere (incluso Re Creonte che ha ucciso dei bambini) resta al suo posto, la donna invece è additata come malvagia e portatrice di sventure.

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RECENSIONE VALERIA C. GIUFFRIDA

Medea e il suo amore narciso che soffoca Giasone.
Un amore arido, l’amore del possesso e della manipolazione, che le impedisce di vedere oltre il proprio IO, rispecchiandosi nello specchio del proprio egocentrismo che le rimanda un’immagine di vittima, quando in realtà è carnefice.
Il suo ego che le impedisce di guardarsi e vedere la sua vera lei negli  occhi del suo amato o dei suoi figli o, di colei che l’ha nutrita.
Lei così ripiegata su se stessa da credere di amare Giasone, in realtà lo soffoca, lo rende schiavo e lo stringe nel palmo di un amore malato.

Malato al punto che il suo IO diventa più importante di tutto e, invece di fermarsi e riflettere, decide di vendicarsi, prima chiedendo di essere uccisa, implora così  Re Creonte, per essere innalzata all’altare da vittima sacrificale, quando non ottiene ciò che vuole, diventa lei carnefice.

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Prima uccidendo Re Creonte e la figlia Glauce, futura moglie di Giasone, tramite un vello avvelenato e poi, privando Giasone dell’amore più grande, quello dei figli, che lei stessa ucciderà.

Otterrà, così, la sofferenza eterna per Giasone e che lui non abbia discendenza, attraverso i figli Mermero e Fere.

Medea è una splendida Luana Toscano e Giasone è interpretato, magistralmente, da Liborio Natali, ma tutto il cast composto da Antonella Scornavacca, Franco Colaiemma, Sarah Zuccarello e Martina Cassenti merita di essere citato, vista l’intensità dell’interpretazione, di  cui onore e merito va, oltre alla bravura degli attori, alla regia di Sebastiano Mancuso.

Gli amori malati ed egocentrici hanno sempre un risvolto tragico.

Certo Medea è stata tradita, ma se lo spettatore pensa al tradimento di Giasone, che è reale, si ferma alla superficie.

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Medea è stata tradita da se stessa e dal suo delirio di onnipotenza e di possesso.

Quando ci si crede onnipotenti in amore, si è destinati a perdere, perché qualsiasi amore anche il più grande, come quello di Giasone, viene ucciso e risucchiato nel vortice del delirio di onnipotenza.

Ci si crede più grandi e potenti dell’altro e ci si illude di possederlo, ma in realtà non è così, è solo un’illusione. Quando l’altro, pur amando, si ribella, affiora il senso di proprietà, solo quello e nient’altro.

Anche la nutrice lo fa presente a Medea, ma lei è accecata dal suo senso di possesso su Giasone.

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Non lo ama più, ma è suo e se non sarà suo, non sarà di nessun altro.

Quindi gli infligge i dolori più grandi, gli uccide la futura moglie, il suocero, ma soprattutto i figli.

Giasone, però, nonostante tutto risorge da questo amore malato e decide di rialzarsi e di vincere la cattiveria narcisistica di Medea, con la peggiore delle risposte: VIVENDO.

4 Responses

  1. spettacolo molto bello. peccato che sia durato solo 2 giorni. dovrebbe essere ripreso così posso mandare i miei amici

  2. visto con mia moglie concordo col commento precedente spero ci siano altre repliche per mandare gli amici a cui l’ho raccontato

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