LEONARDO DA VINCI: IL GRANDE ARTISTA IN 5 OPERE, PIÚ 1

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“Ma lo errore di costoro dimostrarono poi chiaramente le opere di Lionardo da Vinci, il quale, dando principio a quella terza maniera che noi vogliamo chiamare la moderna, oltre la gagliardezza e bravezza dal disegno, et oltra il contraffare sottilissimamente tutte le minuzie della natura così appunto come elle sono, con buona regola, migliore ordine, retta misura, disegno perfetto e grazia divina, abbondantissimo di copie e profondissimo di arte, dette veramente alle sue figure il moto et il fiato.”

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Così Giorgio Vasari introduce Leonardo Da Vinci nella quarta parte de Le Vite. Leonardo fu uno dei più poliedrici artisti italiani: pittore, scienziato, filosofo, inventore.

Uno dei principali esponenti del rinascimento italiano, nesce nel 1452. Lavora principalmente nella Milano degli Sforza dal 1482, ma inizia la sua carriera a Firenze. Muore ad Amboise, in Francia, il 2 maggio 1519, a 67 anni.

Ecco 5 opere, più 1, che ne raccontano la pittura.

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L’ANNUNCIAZIONE

Uno dei primi lavori fiorentini, oggi agli Uffizi, è L’annunciazione, realizzata tra il 1472 e il 1475. La tavola è suddivisa orizzontalmente in due da un muretto, da una parte del quale si svolge la scena, e dell’altra vi è un ampio paesaggio che oltre la foschia rivela lontane montagne. Il dipinto rappresenta l’attimo subito dopo l’annuncio a Maria, l’angelo è proteso verso la Madonna, che assume una posizione di sorpresa, il suo viso è sereno, ma una mano indugia sulle pagine del libro, e l’altra è sollevata. Oltre il muretto, che funge da filtro, corre un filare di alberi, che si interrompe in corrispondenza della montagna avvolta da una nuvola, e si conclude con un cipresso che si confonde con il margine della casa. Grande maestria si vede nella realizzazione dei drappeggi degli abiti e del leggio, ornato con elementi tipici del quattrocento fiorentino. Il dipinto reca però delle imperfezioni, probabilmente perché doveva essere collocato in alto, e guardato dal basso, sono quindi sicuramente correzioni ottiche. Il braccio destro della Vergine è articolato in modo anomalo, le sue gambe risultano troppo corte, e il cipresso a destra, nonostante sia più avanzato rispetto agli altri, ha la loro stessa altezza.

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L’ADORAZIONE DEI MAGI

L’adorazione dei Magi viene realizzata per i Monaci Agostiniani di San Donato tra il 1481 e il 1482. A differenza della stessa scena realizzata precedentemente da altri pittori Leonardo la colloca all’aperto. La Vergine con il Bambino sono posizionati al centro, attorniati dai Magi inginocchiati, da pastori, e da angeli. Lo sfondo è occupato da rovine architettoniche, e in secondo piano vi sono gruppi di fanciulle e cavalieri. Curata la costruzione prospettica, che si nota fortemente dai due alberi, pieni di simbologia, l’alloro raffigura il trionfo sulla morte con la resurrezione, e la palma il martirio sulla croce. La tavola conservata agli Uffizi, se pur incompiuta, è fondamentale per il percorso di Leonardo, poiché è una delle prime opere in cui introduce il grande linguaggio dei gesti e dei volti, che riprenderà in tutti i suoi lavori, e che anticipa le scelte compositive dell’Ultima cena.

Vergine delle rocce - Louvre
Vergine delle rocce – Louvre

LA VERGINE DELLE ROCCE

Commissionatagli nel 1483 dalla Confraternita dell’Immacolata Concezione, La Vergine delle rocce, oggi conosciuta anche come Vergine del Louvre, era destinata alla chiesa di San Francesco Grande, che sorgeva sopra un cimitero chiamato “grotta”, ma che fu distrutta nell’ottocento. La tavola fu realizzata insieme ai fratelli De Predis, ma non fu mai consegnata alla confraternita, a causa di alcuni screzi tra gli artisti e i committenti.

All’interno di una grotta, dalla quale si intravede un paesaggio montuoso profondo e incontaminato, che allude alla purezza di Maria, stanno la Vergine, il Bambino, San Giovannino, ed un angelo. L’ambientazione è sicuramente innovativa, Leonardo rompe la tradizione, che vuole la Madre e il Bambino contro un cielo azzurro o uno sfondo dorato, e li colloca in un ambiente cupo, che gli permette di giocare con l’uso di luci ed ombre, dando alle figure una straordinaria plasticità. La Vergine si staglia al centro, arretrata, con il braccio destro che abbraccia il piccolo San Giovanni, ed il sinistro che si protende in avanti, enfatizzando l’effetto prospettico. L’angelo sorregge il Bambino, ed indica il futuro Santo, questa grande attenzione verso la figura di San Giovannino ci riporta ai passati anni fiorentini (San Giovanni è infatti patrono di Firenze), dove Leonardo operò prima di stabilirsi a Milano.

Vergine delle rocce - Londra
Vergine delle rocce – Londra

Intorno al 1493 Leonardo ne realizzò una seconda versione, oggi conservata alla National Gallery di Londra. Notevoli sono le differenze, come la scomparsa del gesto dell’angelo, e la spinta dei personaggi più in primo piano. La differenza più importante sta nell’utilizzo di luci e colori, che risultano più freddi e taglienti, facendo risaltare maggiormente anche il paesaggio in lontananza.

Particolare attenzione va posta anche alla realizzazione della vegetazione, presente in entrambe le versioni, che insieme ai paesaggi di sfondo rappresenta una caratteristica dello stile di Leonardo, secondo il quale la natura va indagata tanto quanto la figura umana, affinché un artista possa definirsi completo.

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IL CENACOLO

Il cenacolo, eseguito per volere della famiglia Sforza, è un grande affresco (460×880 cm) che occupa una parete del refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, realizzato da Leonardo tra il 1495 e il 1497. Anche in questo caso Leonardo rompe ogni regola dell’iconografia classica: Gesù non è rappresentato nell’atto di celebrare l’Eucaristia, ma mentre annuncia il tradimento di Giuda, un atto umano che non riguarda la fede, e al contrario dell’usuale rappresentazione, Giuda viene collocato dalla stessa parte del tavolo insieme agli altri undici apostoli, e non dalla parte opposta. Gli apostoli, stupiti e angosciati, sono raggruppati a tre a tre, e sembrano isolare la figura di Cristo che si staglia contro un luminoso cielo azzurro. Cristo è anche la figura su cui cade il punto di fuga della composizione, costruita con un grande rigore prospettico, ogni elemento: il tavolo, i cassettoni del soffitto, e gli arazzi alle pareti spingono lo sguardo verso di lui.

Sorprendente è la realizzazione dei volti e dei gesti degli apostoli, che riescono a trasmettere perfettamente i pensieri e le emozioni, poiché come lo stesso Leonardo sosteneva: “il bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l’omo e ‘l concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile”, e lui ne L’ultima cena è perfettamente riuscito a realizzare ciò che aveva scritto.

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LA GIOCONDA

Forse il ritratto più famoso del mondo, quello di Monna Lisa, conservato al Louvre, e realizzato da Leonardo per Giuliano de Medici tra il 1513 e il 1515; rappresenta probabilmente Monna Lisa Gherardini, consorte di Francesco del Giocondo, ecco perché nota anche come La Gioconda. La tavola è composta da due elementi, in primo piano una giovane donna, raffigurata di tre quarti, volta verso lo spettatore e leggermente sorridente. Lo sfondo invece è composto da quello che è uno dei più emblematici paesaggi di tutta la storia dell’arte: deserto, roccioso, con due laghi e un ponte: l’unico elemento umano presente. Ma ciò che la rende così affascinante e misteriosa è la tecnica pittorica tipica di Leonardo, lo sfumato, che fa sì che lo sguardo sembri muoversi con l’osservatore, il sorriso incerto, la figura galleggiare su uno sfondo che porta l’osservatore a non distogliere lo sguardo per poterne cogliere sempre più dettagli.

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SAN GIROLAMO

Conservato ai Musei Vaticani, Leonardo lo inizia, ma non lo conclude, viene trasformato nel seicento nello sgabello di un calzolaio, diviso in più parti, e poi ritrovato e ricomposto molto tempo dopo. Quest’opera è l’apoteosi della rappresentazione delle emozioni attraverso le espressioni e i gesti. Il volto incavato e sofferente, gli occhi infossati, e la posizione del braccio, aprono la strada a quella che sarà una lunga ricerca conoscitiva sulla rappresentazione dell’uomo e della sua interiorità. Il Santo eremita è collocato nel deserto, su uno sfondo appena abbozzato, con quella che forse rappresenta la facciata di Santa Maria Novella. San Girolamo è penitente, tiene infatti in mano una pietra, con cui si colpisce il corpo, coperto solo da pochi stracci.

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