Laura Cimino e l’affascinante contemporaneità della moda di Mala Strella.

Malastrella - Laura Cimino

La moda è emozione e meraviglia, l’immaginazione da indossare, senza dimenticare le esigenze della donna e dell’uomo dei nostri giorni.

Laura Cimino, stilista di moda ed imprenditrice siciliana, crea un mondo di meraviglie fatte di tessuti e stampe da lei realizzate, dando vita ad abiti spesso ispirati dalla natura; si tratta di una moda che non distingue, senza etichette e dove ci si sente liberi di apparire nei panni che si ritengono più consoni al nostro naturale modo di essere.

Con il nome Mala Strella, Laura sembra abbia voluto in qualche modo esorcizzare probabilmente le sue paure, che di contro l’hanno aiutata nella creazione di un Brand sopraffino e particolare, qualcosa in cui ognuno di noi si riconosce, nel tentativo di allontanare le proprie fragilità. Determinata a far conoscere ancora di più la sua creatività, parleremo con lei delle difficoltà di essere stilisti al giorno d’oggi, ma anche dell’impegno sociale della moda che si fa mezzo di comunicazione.

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Ciao Laura, innanzitutto, grazie per la tua disponibilità. La butto subito lì, evitando convenevoli: la tua è una moda differente, lontana dai soliti stereotipi, o canoni di bellezza. Questo potrebbe essere il motivo del successo, in fondo è questo che viene anche un po’ richiesto. Ma da cosa sei ispirata per le tue creazioni?

Sono ispirata in primis dalla natura, sia per quanto riguarda i soggetti, ma anche per una questione di equilibrio e serenità che mi permette di poter creare dando il massimo del mio potenziale ed evitando distrazioni. La natura intesa anche come fauna, il regno animale è talmente variegato e affascinante che potrei attingervi per diverse vite. Inoltre mi ispira il cinema, l’illustrazione, la musica e i cambiamenti sociali.

Quali sono i tuoi look preferiti?

Sono in una fase estremamente minimalista in cui cerco di coniugare comfort e ricerca di tessuti belli ed eco compatibili. Pantaloni larghi, gonne che si adattano alle forme e felpe comode. Il covid, con le lunghe permanenze in casa, ci ha fatto rivalutare la comodità di vestiti che per quanto mi riguarda, devono anche essere stilosi.

È vero, secondo te, che in questo momento si presta più attenzione al rapporto tra quanto costa un oggetto e il suo uso?

Purtroppo si, e capita spesso che però le persone siano incapaci di valutare quale sia il giusto valore perché non conoscono tutte le fasi della filiera produttiva.

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Hai trovato diffidenza, ti hanno hanno brontolato dietro, “Ah, ecco, guarda cosa vuole fare Laura”?

Certamente, e penso che continuerò a trovarla. Ovviamente da parte di chi ignora che ci sono dei cambiamenti sociali già in atto da tempo, e indipendente da come siano andate le cose in Senato, mi riferisco ovviamente al ddl Zan, c’è una generazione agguerrita di giovanissimi che nemmeno se li pone questi problemi legati al genere e all’orientamento sessuale, o in ogni caso l’affronta con una maturità e una preparazione che i millennials e i boomer si sognano. Quindi che gente fuori dalla contemporaneità o politici reazionari ridano o critichino, poco importa, perché il mondo va avanti lo stesso e fra meno di cinquant’anni non ci sarà distinzione fra reparto uomo e donna nei negozi di abbigliamento.

Come prepari una collezione? Come scegli i modelli per le tue foto?

La preparo lasciandomi ispirare da materiali di molteplici medium artistici, poi faccio una classica moodboard su Pinterest. Quella dei modelli è la parte più divertente, perché li scelgo insieme al mio fotografo di fiducia. In genere li guardiamo su instagram e ci lasciamo trasportare da suggestioni, dagli sguardi. Io in genere ho le idee abbastanza chiare e ciò che mi interessa non è la bellezza convenzionale, ma il fascino. Il carisma e la spontaneità con cui quel modello indosserà e interpreterà i miei capi davanti l’obiettivo.

Malastrella,Laura Cimino

 

Secondo te la tradizione del saper fare con le mani contribuisce ad alimentare la bellezza, parola oggi sulla bocca di tutti?

Spesso penso che più si parla di bellezza e meno si ha ben chiaro cosa sia. Per quanto mi riguarda, prima di tutto è importante il cervello, le mani senza un progetto ben strutturato, contano poco.

Come me, anche tu hai radici siciliane. Ti senti legata alla tua terra? E se sì, quanto la tua creatività è influenzata dalla bellezza della nostra isola, con i suoi colori, il fascino naturale e paesaggistico,  lo spirito gioioso e accogliente tipicamente siciliano?

Mi sento legata si, ma in maniera drammaticamente contraddittoria. Da un lato amo la Sicilia per la sua estrema ricchezza e varietà paesaggistica, per il fenomenale patrimonio monumentale ereditato dalle molteplici dominazioni. Ma di contro mi incazzo perché viviamo tutto ciò in maniera al contempo passiva e predatoria, incapaci di proteggere tutta questa meraviglia che molti danno per scontata.

La moda è cultura, comunicazione, interpretazione del mondo attuale e del momento storico nel quale viviamo. È impressionante quanto tu riesca a comunicare attraverso i tuoi vestiti. L’autodeterminazione e la consapevolezza di sé stessi passa anche dalla moda, magari moda ridisegnandone lo stile?

Ti ringrazio e sono felice di ciò, perché per quanto mi riguarda questo è un aspetto imprescindibile, insieme al rispetto per l’ambiente. Certo, l’abbigliamento è uno dei tanti e sicuramente fra i modi più immediati per raccontarci al prossimo. Ma prima di tutto a noi stessi.

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Quali sono le difficoltà maggiori che una giovane stilista incontra per emergere nel mondo della moda?

A me sinceramente interessa poco il mondo dell’alta moda, le dinamiche sono spesso disumane e io opero in altro modo. Sono legata all’ambiente dell’artigianato in cui le dinamiche sono sicuramente più genuine da tutti i punti di vista. In ogni caso emergere in questo momento storico per via del covid e di una perenne crisi economica, per giunta al sud, rende tutto molto complesso e le mie giornate lavorative sono costellate da imprevisti e impedimenti. Penso che la difficoltà maggiore sia comunque quella di esporre in spazi interessanti e trovare negozi che non prendano i prodotti in conto vendita.

Fra bozzetti, tessuti, sartoria, qual è la fase che ami di più del tuo lavoro?

Le amo tutte, ma la parte del disegno dei modelli e soprattutto delle fantasie, è indubbiamente la mia preferita.

La moda è in continua evoluzione, ma in un modo o nell’altro si ripropone sempre. Come la immagini tra cinquant’anni?

Già, si ripropone ma con delle differenze. Sicuramente le differenze di genere saranno minime se non inesistenti ed useremo per lo più tessuti rigenerati per abbattere gli sprechi e una produzione che non potremo, e che in realtà non possiamo più permetterci in termini ambientali.

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Quali sono i tuoi prossimi progetti e quale il tuo più grande sogno in questo momento?

I prossimi progetti chissà, penso di continuare a sviluppare la linea genderless ma con tessuti primaverili. Il mio più grande sogno è quello di non fallire nonostante i tempi bui, e vendere anche all’estero, progetto su cui sto lavorando.

Domanda strana: c’è qualcosa che vorresti dire che non ti è mai stato chiesto?

Non so, forse mi piacerebbe parlare della musica che ascolto mentre lavoro ad una collezione. Aspetto di primaria importanza, ma che nessuno mi ha mai chiesto…per esempio adesso ho ascoltato tantissima dark wave e sinth pop, che sicuramente ha influenzato le mie scelte.

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Articolo di Valentina Contavalle

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Le foto dell’articolo sono di M. Amantia

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