“La voce umana” intervista al cantautore Francesco Sacco

Francesco Sacco - Ph. Giovanni Battista Righetti - www.lesfemmesmagazine.it

Francesco Sacco è un cantautore milanese sensibile con una voce molto bella e graffiante. La sua musica ci ricorda, in talune sfumature, il primo Gazzè. Attenzione in talune sfumature, perché Francesco è un artista sensibile con uno stile tutto suo e molto personale.  L’ho intervistato per i lettori di Les Femmes Magazine. Buona lettura. 

 

Francesco Sacco - La voce umana - www.lesfemmesmagazine.it

Hai fatto una scelta ben precisa decidendo di chiamare il tuo disco “La Voce Umana” vuoi raccontarci il perché di questa scelta?

Prima di essere (anche) il titolo del mio disco “La Voce Umana” è il nome di un monologo di Jean Cocteau, un testo che ho sempre adorato sia per il contenuto che per la forma. Anche se sentiamo solo la voce di uno dei due interlocutori, in realtà siamo di fronte ad un dialogo: una donna parla al telefono con il suo amante che sta per chiudere la loro relazione. Dopo aver scritto quasi tutte le canzoni del disco mi è capitato di rileggerlo, ed è scattata un’identificazione fortissima: mi sono riconosciuto nell’immagine di una persona che parla con un interlocutore invisibile, che scava in sé stessa per raccontarsi a qualcuno che non è fisicamente presente. Non è stata una scelta fatta a priori, più che un’ispirazione è stata un’epifania.

Francesco Sacco - foto dal web - www.lesfemmesmagazine.it

Hai definito questo disco intimo, quasi una telefonata con te stesso, da dove nasce questa esigenza di fare un viaggio introspettivo e quanto costa, poi, dare tutto in pasto al giudizio degli altri?

Difficilissimo capire da dove sia nata questa esigenza. Credo che l’autobiografia sia un mix fra narcisismo e generosità: scegli di raccontare cose estremamente private per essere capito e capirti meglio, e contemporaneamente le regali a qualcuno che magari sta attraversando qualcosa di simile, facendolo sentire in compagnia. Quando metti in gioco così tanto non è il giudizio a spaventarti, piuttosto l’indifferenza: preferisco mille volte che qualcuno trovi brutti i miei testi piuttosto che tiepidi.

Una piccola provocazione. Molte delle tue canzoni non hanno ritornello, una scelta che abbraccia il cantautorato classico italiano. In un periodo di canzonette, rap, trap, non hai pensato che fosse una scelta rischiosa e anche un po’ vintage?

Assolutamente sì, ma anche in questo caso la scelta non è stata fatta a priori. Mi sono messo a scrivere senza troppi freni, e forse perché non ho il dono della sintesi mi sento più a mio agio nelle strofe piuttosto che nei ritornelli. Anche in questo caso non potevo non dare precedenza al contenuto sulla forma.

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La nostra è una società sempre di corsa, abbiamo patito molto durante il lockdown le ristrettezze imposte. Come hai vissuto da artista questo periodo di reclusione forzata?

Molto faticosamente, la privazione dell’incontro con l’altro è stata fortissima. Poi questo periodo ci ha privati anche della bellezza degli imprevisti: prima potevi incontrare una persona per caso e andarci a cena, ora devi essere organizzatissimo in anticipo su ogni cosa. Sono della scuola che “senza vita non c’è arte”, quindi non ho scritto molto in lockdown, ho preferito leggere e  finire di guardare tutti i film davanti ai quali mi ero addormentato.

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Durante il lockdown è uscito il singolo “Berlino Est” un brano sull’incomunicabilità tra due persone e l’esigenza di abbattere questo muro. E’ stata una scelta voluta visto il periodo che stavamo vivendo, oppure trattasi di pura casualità?

È stata una scelta soprattutto delicata: anche se il brano è stato scritto in tempi non sospetti, il contenuto calzava a pennello con il momento che stavamo attraversando. Oltretutto con una cover che rincarava la dose, due mani che si tendono l’una verso l’altra come a volersi sfiorare. Non volevo cavalcare l’onda della canzoni del “vogliamoci bene” né risultare indelicato, quindi ho pensato a fondo se fosse il caso di rispettare i tempi di uscita che avevamo programmato. Ho deciso di sì, ed è stata una scelta felice: in molti mi hanno scritto di essersi sentiti vicini a quella canzone, di aver trovato qualcosa di sé nel testo. E per me non esiste complimento più bello.

Ci concediamo una piccola intrusione nella tua vita privata. Tua moglie  è una coreografa, quindi un’artista come te. Avete in mente dei progetti insieme da portare live?

Mia moglie Giada (Vailati) è coreografa e performer, lavoriamo spesso a progetti comuni. Insieme a Samira Cogliandro abbiamo anche fondato un collettivo di arti performative che si chiama Cult of Magic, compongo sempre musica per i nostri spettacoli o contribuisco alle regie. Sono cose molto diverse dal mio disco, nella danza contemporanea parla il corpo, e solo raramente c’è bisogno di altre parole. Il nostro prossimo progetto comune debutterà a fine ottobre a Roma, poco prima del mio live al Le Mura, che sarà il 2 novembre.

TRACKLIST

1 – Intro

2 – La Voce Umana

3 – L’Invenzione del Blues

4 – Berlino Est (primo singolo)

5 – Piove a Nagasaki

6 – Maria Maddalena

7 – A Te (secondo singolo)

8 – Il Lido di Venezia

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Biografia

Francesco Sacco nasce a Milano il 24 giugno 1992 ma trascorre infanzia e adolescenza a Novara, dove inizia ad ascoltare e studiare musica. La musica della sua famiglia (i vinile di Fred Buscaglione e George Gershwin a casa dei nonni, le musicassette di Guccini e De Gregori per i viaggi in macchina con i genitori, i cd di Robert Johnson e Mozart sullo stereo di casa) lo spingono allo studio della chitarra classica, che lo accompagnerà fino agli anni del liceo. Assieme alla musica la letteratura americana: Philip Roth, Steinbeck e Jack Kerouac dietro la copertina del dizionario di greco gli facevano compagnia durante molte lezioni al liceo. Dopo a quella per la musica classica, che costituisce la sua prima formazione musicale, arriva la passione per il blues, il rock anni ’70 e i cantautori, che, oltre che sfociare nella formazione di band locali che portano Francesco ai primi approcci con il palcoscenico, lo spingono verso la scrittura.

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Dopo il trasferimento a Milano negli anni dell’università inizia a collaborare con varie riviste di critica musicale (DeerWaves, Rolling Stone e Noisey) come redattore, organizza eventi in città e incontra il mondo del teatro e della danza contemporanea, con la quale inizia a collaborare assiduamente, firmando colonne sonore e direzioni musicali per decine di spettacoli, in scena in teatri cittadini (Franco Parenti, Elfo Puccini, Teatro Menotti ed altri), nazionali (Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro A. Ponchielli di Cremona, Teatro Socjale di Ravenna e altri) e internazionali (Mufffathalle di Monaco ecc). In questi anni inizia il suo percorso di approfondimento dei software musicali e del sound design, che, oltre alla collaborazione con vari brand di moda e design (Marni e Marco Rambaldi), lo portano alla produzione di dischi per altri artisti (Irene Maggi, Anna Belle). Assieme a Giada Vailati (coreografa e danzatrice, oltre che sua moglie dal 2017) e a SamiraCogliandro fonda il collettivo Cult of Magic, gruppo di artisti dedito ad arti performative, danza contemporanea, teatro e musica.

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Dopo mesi di concitazione a Milano fra una prima in teatro e le direzioni musicali al salone del mobile, Francesco trascorre un periodo al Lido di Venezia: lo skyline di piazza San Marco sul balcone, i vicini pensionati e il silenzio della laguna tutt’intorno. Qui inizia a lavorare a questo album e, con un tastiera midi, una chitarra e un pc, compone in breve tempo quasi tutte le tracce di quello che diventerà “La Voce Umana”.

 

 

 

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