“La mafia comanda a Catania” di Claudio Fava, cosa è successo 28 anni dopo l’uscita del libro?

CATANIA – Sabato 23 novembre presso il Teatro Machiavelli di Catania, si è svolto un incontro moderato da Mario Barresi, giornalista del quotidiano “La Sicilia” con lo scrittore e giornalista Claudio Fava, il magistrato e scrittore Sebastiano Ardita e il professore di economia Maurizio Caserta.

L’occasione è stata la presentazione, o meglio la nuova presentazione, del libro di Claudio Fava “La mafia comanda a Catania” edito nel 1991. Durante l’affollato dibattito, moderatore e relatori hanno fatto un esame approfondito della condizione di Catania, ancora legata a una mentalità distorta che ne ha impedito lo sviluppo economico e sociale nel corso degli ultimi sessant’anni e che oggi costringe molti giovani a emigrare in cerca di lavoro e di meritocrazia.

In particolare, Claudio Fava ha evidenziato come il patto scellerato tra mafia e istituzioni locali abbia portato ad un monopolio sugli appalti in città e come questo cosiddetto “comitato (o tavolo) d’affari” abbia tagliato fuori gli imprenditori che non facevano parte del sistema, condannando di fatto Catania all’immobilismo perché se non c’è innovazione non c’è progresso, come ha confermato Maurizio Caserta. Il professore si è soffermato sulla stagnazione economica della città, ma anche sulla situazione che si è venuta a creare dopo lo scandalo conseguente all’inchiesta “Università bandita” della magistratura che ha decapitato in un colpo solo i vertici dell’Ateneo catanese nei mesi scorsi.

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Secondo Caserta occorre un rilancio dell’Università di Catania (fondata nel 1434, tra le più antiche d’Europa) che sta perdendo fondi e studenti e che ha quindi il dovere di rinnovarsi concretamente, pena il fallimento. L’università è una fucina di intelligenze, di creatività e di sviluppo fondamentale perché Catania possa raccogliere e vincere le sfide del futuro, questo il punto della discussione. Catania è, inoltre, una città difficile dal punto di vista giudiziario proprio perché la commistione di mafia e potere ha rallentato per tanti anni delle inchieste importanti, come ha sottolineato Sebastiano Ardita. Tuttavia oggi la magistratura si sta impegnando a far luce su decenni di illeciti e di impunità, pur affrontando grandi difficoltà e ostacoli in questo percorso.

Una città sulla quale da decenni grava come un macigno lo strapotere delle stesse famiglie mafiose (caso unico in Italia), che non ha ancora risolto la questione sociale (tanti privilegi in mano a pochi borghesi “eletti” a fronte di una massa di disperati nei quartieri popolari e periferici) e che è stata oggetto di disinformazione da parte di certo giornalismo connivente, è una città che deve svegliarsi dal torpore e dall’indifferenza, come ha argomentato Claudio Fava.

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È ora che i catanesi guardino in faccia la realtà, che non galleggino su qualsiasi cosa per salvaguardare i loro interessi personali, che si rendano conto della mentalità perversa che ha dilaniato il tessuto economico e sociale di Catania.

Insieme si può cambiare, se si vuole. Ecco il riassunto dell’incontro.

 

 

Le fotografie dell’incontro sono di proprietà di www.lesfemmesmagazine.it

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