LA BREZZA MARINA E LE “ORME” DEGLI DEI. GITA A KATAKOLON E OLIMPIA.

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Also in English

<<…e Zeus si vantò di questo suo imminente figlio, che avrebbe regnato sulla casa di Tirinto […] E venne alfine il giorno tanto atteso: nacque Eracle; il suo primo vagito preannunciava la notorietà delle sue gesta future.

La madre Alcmena capì subito che il piccolo sarebbe stato perseguitato dai famigerati furori della regina dei cieli, Era. Il piccolo Eracle, grazie ad uno stratagemma di Alcmena, riuscì a bere un sorso di latte dal seno della Dea. Fu sufficiente per acquisire il suo essere divino. Vani furono i contini tentativi d’omicidio da parte di Era, che considerava il piccolo Eracle frutto del tradimento di Zeus.

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Eracle cresceva, diventava bello e robusto. Le più meticolose cure ed un’attenta istruzione non gli furono mai risparmiate. Anfitrione, il suo precettore, fu prodigo d’insegnamenti per lo spirito e per il corpo, insegnandoli a domare i cavalli e a guidare un cocchio. Da ogni angolo della Grecia arrivarono i più illustri e noti maestri per erudirlo nelle arti, la scienza e la forza fisica.

Quando però si macchiò del delitto del suo maestro di musica, Lino, la vita di Eracle cambiò per sempre e tutti gli accadimenti che si susseguirono, furono scaturiti da quell’infausto evento. Il carattere iracondo di Eracle mutò radicalmente il suo destino, con tutte le conseguenze che ne derivarono. Costretto a vivere tra i guardiani dei suoi stessi greggi, Egli non rinunciò tuttavia alla sua istruzione.

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Al compimento dei suoi diciotto anni, Eracle – bello, forte e saggio – era diventato il simbolo della virilità e dell’abnegazione, sempre al fianco dei più deboli. Egli seguitò ad ascoltare i consigli del Dovere il quale, sotto le mentite spoglie di una donna bellissima, gli prospettò una vita dal sentiero tortuoso, ma senza dubbio più rispettabile e che sarebbe stata tramandata ai posteri. In seguito alla sua scelta, per Eracle cominciarono le sue prime imprese, prodigandosi per il bene altrui, combattendo contro banditi e ladruncoli. Ed ancora, partecipò alla spedizione degli Argonauti, sposò Megara dalla quale ebbe ben otto figli, che tuttavia trovarono tutti la morte per suo pugno, causa la Rabbia – in accordo con la matrigna Era – che sconvolse la sua mente.

Scongiurato il suicidio, dopo aver consultato l’oracolo di Delfi, Eracle si prodigò ad affrontare, con coraggio ed arguzia, le famigerate dodici fatiche, simbolo dell’eterna lotta tra l’uomo e la natura, l’uomo e le sue paure, nella forma più selvaggia e terribile.

Molte altre furono le peripezie a cui Eracle dovette far fronte: per tutta la vita dovette lottare contro i suoi demoni, i demoni di tutti gli uomini – i sentimenti – fin quando non trovò la pace nella morte, anch’essa violenta a compimento di una vita tanto travagliata, tra le fiamme e gli spasmi causati dal veleno di cui le sue vesti erano intrise…]

Una leggenda si, eppure un po’a tutti noi piace immaginare quest’eroe, magari mentre si aggira ancora tra le rovine di Olimpia.

Perché si. Questa volta la meta sarà Olimpia, tra le orme degli eroi e degli Dei, tra la storia e le tradizioni greche che rendono immortale la loro cultura.

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Andare al sito di Olimpia prevede senza dubbio una sosta alla piccola cittadina di Katakolon.

Era solo un piccolo villaggio di pescatori, prima che la realizzazione di un moderno porto che permette l’attracco delle navi da crociera – e che fanno scalo proprio per permettere ai crocieristi di visitare il sito archeologico – la rese una cittadina a tutti gli effetti. Oltre all’indotto croceristico, Katakolon vive principalmente del turismo balneare e dei proventi della pesca. Oggi è una graziosa località marittima, piccola ma viva e prospera.
Sarà possibile visitare Katakolon in completo relax, magari facendo shopping tra i numerosi negozietti presenti nell’unica via del paese. Proseguendo per la via, troverete la piccola chiesetta di Agios Nikolas – santo protettore del luogo – da visitare appena sopra la città; vi basterà percorrere una scalinata per vederla.

Non lontano da quest’ultima, una fermata interessante è il Museum of Ancient Greek Technology – un piccolo museo dedicato all’antica tecnologia greca – possibile da visitare ad un prezzo davvero irrisorio. Katakolon è celebre anche per il suo faro: sarà eccitante immaginare antiche gesta marinaresche, davanti alla spuma delle onde ed accarezzati dalla brezza del mare.

Durante le calde ed assolate mattine d’estate, per un itinerario un po’ alternativo, è possibile affittare un motorino – per una ventina di euro circa – e perdersi tra le strade di Katakolon. Trascorrere una mattinata in libertà, guidare un motorino tra le stradine non affollate e sentire il vento sulla faccia possono sembrare una cosa bellissima, anche se di breve durata. Non lontano dal centro della cittadina, troverete le tre spiagge più famose della zona: Agios Andreas, Kourouta – a circa una mezz’ora di distanza dal centro – e la spiaggia di Plakesa – soli 200 metri dal porto –. Le spiagge sono tutte sabbiose e l’acqua del mare con una temperatura perfetta, azzurra e cristallina; ognuna di esse, sempre servite da bar e mai particolarmente sovraffollate. Una vera delizia per gli amanti della tintarella e del relax.

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Prima di proseguire verso il sito di archeologico, fa sempre piacere fermarsi ad uno dei tanti caffè e ristorantini tipici nei pressi del porticciolo, dove poter gustare piatti come la moussaka e il gyros, o perché no, sorseggiare anche qui il tradizionale liquore all’anice, l’Ouzo.

Ma poi, al calar del sole, quando una buona parte dei turisti va via, a Katakolon sembra che il tempo si fermi dopo un lungo giorno di festa, fino al suo risveglio all’alba di un nuovo giorno.

Ed eccovi poi alla meta tanto agognata, Olimpia, dove oggi ogni giorno fiumi di visitatori si riversano per visitare i resti archeologici di grande importanza storica e culturale. Camminare tra le rovine vi darà l’emozione di rievocare le atmosfere dell’antichità, immergendosi in un luogo che regala non poche sorprese.

Olimpia.

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Era l’antica città della Grecia che ricade all’interno del comune di Archea Olympia, sede dell’amministrazione e dello svolgimento dei giochi “olimpici” ma anche luogo di culto di grande importanza, come testimoniano i resti di antichi templi, teatri, monumenti e statue, venuti alla luce dopo gli scavi effettuati nella zona dove la città originariamente sorgeva. Le frequentazioni del sito di Olimpia risalgono alla parte finale del neolitico – tra il 4300 e il 3100 a.C.-, in particolare nella zona nord dello stadio. Sono stati inoltre scoperti insediamenti di epoche successive in altre parti del sito, ad esempio sotto l’edificio del nuovo museo. Destano poi interesse i legami con la cultura di Cetina, in seguito al ritrovamento di reperti che la ricollegano alle zone della Dalmazia; non sono infine esclusi legami con altre località della medesima cultura, quali sud Italia, Sicilia e Malta.

La città era incastonata in una valle situata lungo il corso del fiume Alfeo, nell’Elide – Peloponneso nord-occidentale -. Molti degli edifici eretti venivano usati come dimora dagli atleti che partecipavano ai giochi, detti appunto olimpici, e che si svolgevano ogni quattro anni in onore di Zeus. In questo luogo venne compilato per la prima volta, nel 776 a.C., un elenco di vincitori: è possibile da ciò desumere che si trattasse dell’esito delle prime Olimpiadi storicamente accertate.

Nella prima metà del XVIII, grazie all’archeologo inglese, Richard Chandler – notoriamente appassionato di arte greca – fu riscoperta l’antica città; solo a partire dal 1800 iniziarono gli scavi veri e propri: i primi ad occuparsene furono archeologi francesi e tedeschi. Durante le loro ricerche, furono riportati alla luce statue, altari, oggetti votivi: stavano risvegliando un mondo la cui bellezza andava aldilà di ogni immaginazione.

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Quello presente a Olimpia oggi, è uno dei musei più importanti nel mondo.
Una volta entrati al sito, è sempre consigliabile affidarsi ad una guida che, aiutata da immagini degli antichi splendori, vi aiuterà ad immergervi totalmente nella magica atmosfera che ancora Essa sprigiona, permettendovi talvolta persino di rivivere le vicende e capire lo spirito e la storia del luogo. E’così che si accede al recinto sacro, l’Altis, della lunghezza di 200 metri e della larghezza di 177 metri, collocato in una posizione sopraelevata. Qui c’erano templi ed edifici adibiti all’amministrazione dei giochi. Ed è la volta dell’Heraion, il tempio in stile dorico risalente all’incirca al 600 a.C.; fu una delle prime costruzioni realizzate a Olimpia.

Era dedicato a Era, moglie di Zeus, venerata da tutti gli atleti. In questo tempio erano conservate corone d’alloro destinate a coronare i vincitori olimpici. Un luogo davvero evocativo. Si può proseguire poi per il Tempio di Zeus, anch’esso in stile dorico ed eretto tra il 470 e il 456 a.C. Viene considerato il più noto e importante edificio sacro di Olimpia: custodiva la statua del re degli dei realizzata da Fidia, considerata una delle sette meraviglie del mondo; di essa, purtroppo, restano soltanto descrizioni di antichi scritti e la nostra più fervida immaginazione. Ma probabilmente l’emozione più grande la si avrà una volta varcato l’arco d’ingresso dello Stadio. Teatro di gare appassionanti, lo Stadio ha ricevuto la sua forma finale – la terza realizzazione nel corso del tempo – intorno V secolo a.C.

Gli atleti si preparavano per mesi e si iscrivevano ai giochi un mese prima dell’inizio della competizione. Lo sport, infatti, era concepito come miglioramento dell’uomo per arrivare alla perfezione divina e come strumento educativo sia fisico che mentale. Il vincitore riceveva un semplice ramoscello di ulivo, un simbolo che oggi rappresenta la pace. Durante i giochi olimpici, infatti, veniva sospesa ogni guerra. Le prime olimpiadi, come presupposto, risalgono al 776 a.C. celebrate in onore delle feste dedicate a Zeus. Ancora oggi calpestarne il suolo regala un’emozione davvero ineffabile. Immancabile la foto ai blocchi di partenza scattata dai turisti di tutto il mondo. Talvolta è possibile intercettare qualche sportivo intento nella sua corsa d’allenamento o semplicemente seduto ai bordi della pista, per prendere un attimo di fiato.

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Ultima sosta d’obbligo, il Leonidaion, che prende il nome da Leonide di Nasso, posto a sud, accanto all’Altis. E’senza dubbio l’edificio più “mondano”: era costituito da un porticato esterno, in stile ionico, con 138 colonne, e un porticato interno, in stile dorico, intorno ad un cortile centrale. Tra i due colonnati si trovavano i raffinati ambienti dove ricevevano ospitalità i forestieri più importanti. Tuttavia era possibile trovare anche persone meno abbienti, che si accampavano anche all’aperto.

Un vero e proprio “meltin’pot”, un magico momento in cui ricchi e poveri avrebbero condiviso – seppur in condizioni e trattamenti diversi, si badi bene! – lo stesso ambiente. Eppure era un’idea davvero rivoluzionaria, da cui avremmo molto da imparare al giorno d’oggi.

Durante i Giochi Olimpici del 2004, che si tennero proprio in Grecia, Olimpia ha rivissuto il suo momento magico: l’antico stadio fu riutilizzato per le gare di lancio del peso. C’è solo da immaginare quale emozione abbia potuto suscitare agli atleti trovarsi in un luogo tanto sacro. Fermarsi poi davanti all’altare dell’accensione della fiaccola olimpica, sarà un’esperienza affascinante. E sorprenderà non poco sapere che la fiamma olimpica è un’invenzione moderna e che simboleggia l’illuminazione di un camino quando si aprono i giochi. Di fronte alle rovine del tempio di Era, le attrici recitano il ruolo di sacerdotesse accendendo la fiamma. Solo la coreografia e i costumi sono ispirati all’antichità. Il sistema di accensione corrisponde ad un processo già noto agli antichi: l’uso del sole e un contenitore concavo, uno specchio cilindrico-parabolico. I raggi del sole, riflessi nel centro del contenitore, emanano un calore intenso che consente di ottenere una fiamma.

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La storia delle Olimpiadi riserva ancora una curiosità: la vicenda di Callipatera, una donna di nobile famiglia rodia, i cui familiari erano atleti di grande fama. Suo padre era Diagora di Rodi, alto ben più di due metri e celebrato anche da Pindaro. Il figlio Pisidoras era un abile corridore come i fratelli. La donna rimase vedova e allenò il figlio; non potendo entrare nello stadio, si travestì da uomo e fu scambiata per l’allenatore, ma quando il ragazzo vinse, lei si tradì, perché perse i suoi vestiti nell’esultanza. Le autorità non la punirono, per rispetto della sua nobile famiglia. Da quel singolare episodio, però, entrò in vigore la regola che impose agli atleti ed ai loro allenatori di rimanere nudi durante le gare. Nel corso dei secoli, le gesta degli antichi atleti sono state tramandate dai versi dei poeti. Ed ancora oggi ci si appassiona ed emoziona nel rileggerli, rivivendo i loro attimi di gloria.

Ed al concludersi del tour, allontanandosi pian piano dal sito, avvolti in uno strano ed evocativo silenzio – nonostante la continua presenza di turisti -, quasi in segno di rispetto ad un luogo tanto sacro, un ultimo sguardo volgerà verso le colonne della palestra. Chissà, magari vi sembrerà di scorgere il vostro eroe che le attraversa, fiero ed intento nel suo allenamento quotidiano.

Perché non trovare un momento per ristorarsi con un ottimo pasto, dal sapore indiscutibilmente greco, dopo una giornata tanto intensa? Ecco, l’agriturismo Magna Grecia è quel che fa per voi, non distante dal sito archeologico e facile da raggiungere in auto.

Arrivati in loco, verrete amabilmente accolti dalla proprietaria – una simpatica friulana – e dalla sua famiglia: sarete travolti da un’atmosfera calda e accogliente. Passeggiare tra gli uliveti e i grandi orti colorati, sarà una gioia per gli occhi. Un intenso profumo di cibi in cottura è sempre lì nell’aria, mentre visiterete le rimesse per la produzione dell’olio, assaggiandone le tante fragranze prodotte. E quando giunge il momento di mettersi realmente a tavola, rimarrete piacevolmente sorpresi di quante tipiche leccornie del luogo – con prodotti a km zero – disponga questa terra, tanto semplice e genuina, ma che irradia bellezza.

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E non può mancare il momento del ballo: i proprietari, i camerieri, i cuochi.

Tutti diventano protagonisti di una festosa Zorba. Non c’è più proprietario, né dipendente, ma solo unione e gioia di condividere. L’allegria è tale che sarà impossibile non essere coinvolti nel loro ballo; passerete dei momenti davvero divertenti, tra musica popolare, risate e spettacoli deliziosamente improvvisati.

Vi farà sicuramente sorridere il proprietario dell’agriturismo – Ateniese doc – che spesso, vi spiegherà l’etimologia di un termine qualsiasi, proprio come faceva Kostas, uno dei protagonisti del film Il mio Grosso Grasso Matrimonio Greco, lo ricordate? Sarà che i Greci sono davvero così? Sicuramente danno l’impressione di essere un popolo molto orgoglioso e innamorato della propria cultura.

Un piccolo mercatino, sarà sempre a vostra disposizione, dove trovare olio di produzione propria, saponi naturali e tanti piccoli souvenir realizzati a mano e con estrema cura.

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La giornata giunge al termine, è ora di andare.

Eppure, un pensiero rimarrà sempre vivo: bisogna farsi conquistare dall’ arte del viaggiare, anche lentamente, assaporandone ogni aspetto, imparando ad ascoltare ciò che ci circonda, ciò che ha da raccontare; bisogna aprire una porta d’accesso a nuove culture.

Quando si visita un luogo, quando si sta in un posto, non si conoscono le sue storie; allora bisogna guardare, guardare a fondo, avere curiosità, elogiare sé stessi. Basta chiudere gli occhi e respirare.

Perché si.

Questa è quella parte della Grecia, dove il viaggio è anche un po’ dell’anima.

Valentina Contavalle

E come sempre vi lasciamo con una ricetta del luogo, a cura di Assya D’Ascoli. Questa volta qualcosa di dolce

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Diples

Dolce tradizionale del Peloponneso si trova su tutte le tavole ogni

volta che c’è qualcosa da festeggiare.  Per la loro realizzazione è impiegato l’ouzo, liquore greco tipico   spesso aromatizzato con anice. In mancanza si può utilizzare la nostra Sambuca ma, se preferite omettere la parte alcolica del succo di arancia andrà più che bene come sostituto.

Ingredienti

  •         2 uova
  •         200 gr. di farina 00
  •         1 cucchiaio di ouzo
  •         mezzo cucchiaino di lievito per dolci
  •         un pizzico di sale
  •         8 noci pestate grossolanamente
  •         cannella in polvere
  • olio per friggere

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Per lo sciroppo:

  • 1 tazza di acqua
  • 5 cucchiai di miele
  • 1 tazza di zucchero semolato
  • Scorzetta di limone

Sbattere  leggermente le uova e aggiungere  l’ouzo (o quello che preferite) .
Setacciare la farina con il lievito e il pizzico di sale.
Versare le uova con l’ouzo nella farina, mescolare  e impastare  fino a ottenere un impasto dalla consistenza soda, liscia ed elastica. Se dovesse servire aggiungere un po’ di acqua.
Formare una palla, coprire e lasciare riposare per  circa un’ora. Passato il giusto tempo dividere l’impasto in 6 pezzi e tirare delle sfoglie  rettangolari sottilissime della lunghezza di 35 centimetri circa. Da queste sfoglie tagliate 7 strisce.

Mettere l’olio in una padella a scaldare.
Quando sarà a temperatura, prendere una striscia alla volta e friggerla per 2 – 3 secondi da un lato.
Girarla dall’altro lato e mentre frigge il secondo lato arrotolarla con una forchetta dandole la tipica forma della dipla.

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Togliere dalla padella con la schiumarola  e adagiarla  su carta assorbente.
Ripetere fino a finire tutto l’impasto.
Lasciare raffreddare

In un pentolino mettere tutti gli ingredienti per lo sciroppo  e far  bollire per 5 minuti .

Ritirare dal fuoco e tuffare  una dipla alla volta. Lasciare la dipla nello sciroppo per qualche secondo e girare  dall’altro lato lasciandola a “riposo” per qualche secondo.

Togliere dallo sciroppo e sistemare man mano che le diples sono pronte a montagna su un piatto.
Spargere sopra le noci pestate nel mortaio e della cannella a piacere..

Se dovesse avanzare dello sciroppo lo si può versare sulla piccola montagna di bontà.

Buone diples a tutti!

ENGLISH VERSION

THE MARINE BREEZE AND THE FOOTSTEPS OF THE GODS.

TRIP TO KATAKOLON AND OLIMPIA.

<<… and Zeus was so proud about the imminent born of his son, who would have reigned over the house of Tirinto […] And finally the long-awaited day came: Heracles was born; his first cry announced the fame of his future exploits.

The mother Alcmena immediately understood that the child would be persecuted by the notorious fury of the queen of heaven, Hera. The baby Heracles, thanks to a stratagem of Alcmena, managed to take a sip of milk from the breast of the Goddess. It was enough to acquire his divine being. The countless attempts at murder by Hera were vain, as he considered little Heracles the fruit of the betrayal of Zeus.

Heracles grew up, became an healthy and strong boy. The most meticulous care and careful education was not spared him. Amphitryon, his tutor, was prodigal of teachings for the spirit and the body, teaching them to tame horses and drive a chariot. From every corner of Greece came the most illustrious and well-known masters to study it in the arts, science and physical strength.

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However, when he was guilty of the crime of his music teacher, Lino, the life of Heracles changed forever and all the events that happened subsequently were triggered by that unfortunate moment. The wrathful character of Heracles radically changed his destiny, with all the consequences that followed. Forced to live among the guardians of his own flocks, He did not, however, renounce his education.

At the age of eighteen, Heracles – handsome, strong and wise, had become the symbol of virility and self-denial, always alongside the weakest. He continued to listen to the advice of the Duty which, under the guise of a beautiful woman, gave him a life with a winding path, but no doubt more respectable and which would have been handed down to posterity. Following his choice, Heracles started with his first exploits, lavishing himself for the good of others, fighting against bandits and petty thieves. He was even on the Argonauts’ expedition, married Megara from whom he had eight children, who all found his death by his own hand, because of the Anger – in agreement with stepmother Hera – which upset his mind.

Having prevented suicide, after a consulting of the Delphi oracle, Heracles did his best to face the notorious twelve labors with courage and wit, symbol of the eternal struggle between man and nature, man and his fears, in the wildest and most terrible form.

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Many others were the vicissitudes that Heracles had to face: all his life he had to fight against his demons, the demons of all men – the feelings – until he found peace in death, also violent at the end of a life so troubled, between the flames and spasms caused by the poison of which his clothes were soaked …]

It’s only a legend; by the way, we like to imagine this hero, perhaps while still wandering among the ruins of Olympia.

‘cause this time our trip will be in Olympia, in the footsteps of the heroes and gods, between the Greek history and traditions that make their culture immortal.

Before going to the Olympia site, undoubtedly provides a stop at the small town of Katakolon.

It was just a small fishing village, before the construction of a modern port that allows the docking of cruise ships – and they call at its port just to allow cruise passengers to visit the archaeological site -. Also, Katakolon lives mainly from beach tourism and fishing income. Today it’s a charming seaside town, small but alive and prosperous.

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It’ll be possible to visit Katakolon in complete relaxation, perhaps by shopping among the many shops in the only street of the town. Continuing along on it, you‘ll find the small church of Agios Nikolas – saint of Katakolon – to visit just above the city; all you have to do is walk down a staircase to see it.

Not far from the church, an interesting stop is the Museum of Ancient Greek Technology – a small museum dedicated to ancient Greek technology – possible to visit at a very low price. Katakolon is also famous for its lighthouse: it’ll be exciting to imagine ancient maritime feats, in front of the foam of the waves and caressed by the sea breeze.

During the hot and sunny summer days, for a somewhat alternative route, it’s possible to rent a scooter – for about twenty euros – and get lost in the streets of Katakolon. Spending a morning in the wild, driving a scooter through the uncrowded streets and feeling the wind on your face may seems a beautiful thing, even if not for a long time. Not far from the town center, you’ll find the three most famous beaches in the area: Agios Andreas, Kourouta – about a half hour away from the center – and Plakesa beach – only 200 meters from the port -. The beaches are all sandy and the sea water with a perfect temperature, blue and crystalline; each of them, always served by bars and never particularly overcrowded. A real treat for lovers of sunbathing and relaxation.

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Before continuing to the archaeological site, it’s always nice to stop at one of the many typical cafes and restaurants near the marina, where you can enjoy dishes like moussaka and gyros, or drink the traditional aniseed liqueur, the Ouzo.

Later on, during sunset, when a good part of the tourists goes away, in Katakolon it seems that time stops after a long day of celebration, until it wakes up at the dawn of a new day.

Finally, you’ll arrive in Olympia, where every day people comes to visit the archaeological remains of great historical and cultural importance. Walking through the ruins will give you the excitement of evoking the atmospheres of antiquity, immersing yourself in a place that offers not a few surprises.

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Olimpya.

It was the ancient city of Greece that falls within the municipality of Archea Olympia, seat of the administration and development of the “Olympic” games but also a place of worship of great importance, as evidenced by the remains of ancient temples, theaters and monuments and statues, discovered after excavations carried out in the area where the city originally stood. The visits to this site dates back to the final part of the Neolithic – between 4300 and 3100 BC -, in particular in the northern area of the stadium. Settlements from later periods were also discovered in other parts of it, for example under the new museum building. The links with the culture of Cetina arouse interest, following the discovery of finds that link it to the areas of Dalmatia, even with other towns of the same culture, such as southern Italy, Sicily and Malta, are not excluded.

The city was set in a valley situated along the river Alfeo, in Elide – north-western Peloponnese -. Many of the erected buildings were used as a residence by the athletes who participated in the games, known as Olympic, and which were held every four years in honor of Zeus. In this place a list of winners was compiled for the first time in 776 BC: it’s possible to deduce from this that it was the outcome of the first historically ascertained Olympics.

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In the first half of the 18th century, thanks to the English archaeologist Richard Chandler – notoriously fond of Greek art – the ancient city was rediscovered; only in 1800 began the actual excavations: the first to deal with them were French and German archaeologists. During their research, statues, altars, votive objects were brought to light: they were awakening a world whose beauty went beyond imagination.

Today, Olimpya represents one of the most important museums in the world.

Once at the site, it’s always good to rely on a guide who, helped by images of ancient splendours, will help you totally to immerse yourself in a magical atmosphere that it still emits, sometimes even allowing you to relive the events and understand the spirit and history of the place. This leads to the sacred enclosure, the Altis, 200 meters long and 177 meters wide, placed in an elevated position. Here there were temples and buildings used for the administration of the games. At least, you’ll see the Heraion, the Doric style temple dating back to around 600 BC; it was one of the first buildings built in Olimpia.

It was dedicated to Hera, wife of Zeus, venerated by all athletes. In this temple there were preserved laurel wreaths destined to crown the Olympic winners. A truly evocative place. You can then proceed to the Temple of Zeus, also in Doric style and erected between 470 and 456 BC, it’s considered the most famous and important sacred building of Olympia: on it there was a Zeus statue – made by Fidia – considered one of the seven wonders of the world; unfortunately, only descriptions of ancient writings as our most fervent imagination remain. But probably the biggest thrill’ll be once you’ve crossed the entrance arch of the Stadium. Theater of exciting competitions, the Stadium received its final form – the third realization over time – around the 5th century BC.

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The athletes prepared themselves for months and entered on the games just one month before competition’ll be started. Sport, in fact, was conceived as an improvement of man to reach divine perfection and as an educational tool both physical and mental. The winner received a simple olive branch, a symbol that today represents peace. The exceptional was during the Olympic Games every war was suspended. The first Olympics date back to 776 BC celebrated in honor of the festivals dedicated to Zeus. Even today trampling the ground gives a truly ineffable emotion. Inevitable the photo at the starting blocks taken by tourists from all over the world. Sometimes still it’s possible to intercept some sportsman intent in his training run or simply sitting at the edge of the track, to catch a breath.

The last stop is the Leonidaion, which takes its name from Leonide di Nasso, located to the south, next to the Altis. Without doubt the most “worldly” building: it consisted of an external arcade, in Ionic style, with 138 columns, and an internal porch, in Doric style, around a central courtyard. Between the two colonnades were the refined rooms where the most important foreigners received hospitality. However, it was also possible to find less wealthy people, who also camped outdoors.

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A real “meltin’pot”, an emotional moment in which the rich and the poor would have shared – albeit in different conditions and treatments, mind you – the same environment. And yet it was a truly revolutionary idea, from which we would have much to learn today.

During the 2004 Olympic Games, which were held in Greece, Olimpia relived its magic moment: the ancient stadium was reused for the weight throwing competitions. There’s only to imagine what emotion could arouse for athletes to find themselves in such a sacred place. Stopping then in front of the altar of lighting the Olympic torch will be a fascinating experience. And it’ll come as no surprise to know that the Olympic flame is a modern invention and that it symbolizes the lighting of a fireplace when games are opened. Opposite the ruins of the temple of Hera, the actresses play the role of priestesses lighting the flame. Only the choreography and costumes are inspired by antiquity. The ignition system corresponds to a process already known to the ancients: the use of the sun and a concave container, a cylindrical-parabolic mirror. The sun’s rays, reflected in the center of the container, give off an intense heat that allows a flame to be obtained.

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The Olympics games still reserves a curiosity: the story of Callipatera, a woman of noble rodia family, whose relatives were athletes of great fame. His father was Diagora of Rhodes, well over two meters tall and also celebrated by Pindar. His son Pisidoras was a skilled runner like his brothers. The woman was widowed and trained her son; unable to enter the stadium, she disguised herself as a man and was mistaken for the coach, but when the boy won, she betrayed herself, because she lost her clothes in exultation. The authorities did not punish her, out of respect for her noble family. From that singular episode, however, the rule that forced athletes and their coaches to remain naked during the competitions came into force. Over the centuries, the deeds of the ancient athletes have been handed down from the verses of the poets. And still today we are passionate and excited about rereading them, reliving their moments of glory.

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When you’ll be near the end of the tour, slowly moving away from the site, wrapped in a strange and evocative silence – despite the continuous presence of tourists -, almost as a sign of respect for such a sacred place, a last look will turn towards the columns of the gym. Who knows, maybe it will seem like you see your hero crossing them, proud and intent in his daily training.

Why don’t find a moment to enjoy yourself with a great meal, obviously with an unquestionably Greek flavor, after such a busy day? Here, Magna Grecia farm holiday is the best choice for you, not far from the archaeological site and easy to reach by car.

Once on the farm, you’ll be pleasantly welcomed by the owner – a nice Friulian – and her family: you ‘ll be overwhelmed by a warm and welcoming atmosphere. Walking through the olive groves and large colorful gardens will be a joy to behold. An intense scent of cooking food is always on the air, while you’ll visit the oil production remittances, tasting the many fragrances produced. And when the time comes to really get to the table, you’ll be pleasantly surprised by how many typical local delicacies – with zero km products – have this land, so simple and genuine, but that radiates beauty.

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And the moment of the dance cannot miss: the owners, the waiters, the cooks.

Everyone becomes the protagonist of a festive Zorba. There is no owner or employee, but only union and joy of sharing. The joy is such that it will be impossible not to be involved in their dance; you will spend really fun moments, including popular music, laughter and impromptu shows.

You’ll surely smile about the farm owner – Athenian doc – who will often explain the etymology of any term, just as Kostas, one of the protagonists of the film My Big Fat Greek Wedding, did, do you remember it? So Greeks are really like that? Surely they give the impression of being really proud people and in love with their own culture.

A small market, will always be at your disposal, where to find oil of own production, natural soaps and many small souvenirs handmade and with extreme care.

And so, our long day is coming to finish, already time to go.

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And yet, a thought will always remain alive: we must be conquered by the art of traveling, even slowly, savoring every aspect, learning to listen to what surrounds us, what it has to tell; we must open a door of access to new cultures.

When one visits a place, when one is in a place, one does not know his stories; then you have to look, look deeply, have curiosity, praise yourself. It’s enough to close your eyes and take a breathe.

‘cause this is that part of Greece, where the journey is also a bit of our soul.

http://www.contavallephoto.com/

 

And as always we leave you with a local recipe, by  Assya D’Ascoli. This time something sweet

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DIPLES 

Traditional Peloponnese dessert is found on all tables each

once there is something to celebrate. Ozo is used to make them, a typical Greek liqueur often flavored with anise. Failing that, you can use our Sambuca, but if you prefer to omit the alcohol part of the orange juice it will be more than good as a substitute.

Ingredients

2 eggs

200 gr. of flour 00

1 tablespoon of ouzo

half a teaspoon of baking powder

a pinch of salt

8 walnuts roughly pounded

cinnamon powder

fry oil

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For the syrup:

1 cup of water

5 tablespoons of honey

1 cup of granulated sugar

Lemon zest

Lightly beat the eggs and add the ouzo (or whatever you prefer).

Sift the flour with the baking powder and a pinch of salt.

Pour the eggs with the ouzo in the flour, mix and knead until the dough is firm, smooth and elastic. If needed, add a little water.

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Form a ball, cover and let stand for about an hour. After the right time, divide the dough into 6 pieces and roll out very thin rectangular sheets about 35 centimeters long. From these sheets cut 7 strips.

Put the oil in a pan to heat.

When it is at temperature, take one strip at a time and fry it for 2 – 3 seconds on one side.

Turn it to the other side and while frying the second side roll it with a fork giving it the typical shape of the dipla.

Remove from the pan with the slotted spoon and lay it on absorbent paper.

Repeat until all the dough is finished.

Allow to cool

Put all the ingredients for the syrup in a saucepan and boil for 5 minutes.

Remove from the heat and dip one dish at a time. Leave the dipla in the syrup for a few seconds and turn to the other side, leaving it to “rest” for a few seconds.

Remove from the syrup and arrange as the diples are ready to mountain on a plate.

Sprinkle the walnuts crushed in a mortar and cinnamon to taste .

If syrup advances, it can be poured on the small mountain of goodness.

Good diples to everyone!

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