Intervista a tu per tu con Roberta Finocchiaro e il suo ultimo disco “Something true”

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PALERMO – Mettete insieme, come un ipotetico puzzle, queste “tessere”: una ragazza di Catania, cresciuta fin da piccola a pane e musica. Quel sano pizzico di fortuna, unito ad un geniuno talento. Tanta voglia di sperimentare e mettersi in gioco. Incastrare per bene le tessere, ed ecco che viene fuori Roberta Finocchiaro,  giovane talento siciliano al suo secondo album, dal titolo “Something true”.

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Nonostante la giovane età, Roberta dimostra fin da subito di avere le idee ben chiare sul proprio destino: prendendo lezioni a dieci anni di piano e chitarra, a 17 anni inizia ad esibirsi con la sua band. Nel dicembre 2014 Roberta viene notata dalla Tillie Records, etichetta discografica di Simona Virlinzi, sorella del produttore discografico catanese Francesco Virlinzi. L’anno successivo, l’esordio musicale con la realizzazione del primo album “Foglie Di Carta”, dal genere pop/blues/folk ispirato alle sonorità americane, album che uscirà il 30 settembre 2016. Parte quindi il mini tour “Foglie Di Carta Live” che la porta in giro per l’Italia. Nel dicembre dello stesso anno, Roberta Finocchiaro sale sul palco del Light Of Day (Italia) suonando con alcuni musicisti di Bruce Springsteen. Il 7 dicembre 2016, la grande emozione: tocca infatti a lei aprire l’ultima data del tour “On” di Elisa.

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A settembre dell’anno successivo, partono i preparativi per il secondo album che uscirà a Memphis (Tennessee) con la partecipazione di musicisti americani; due in particolare, sono rimasti accanto a lei in vari studi di registrazione e tour: il suo musicista preferito John Mayer; il batterista Stephen Chopek e il bassista David LaBruyere (che cureranno anche la produzione artistica dell’album).

Dicembre 2017 segna la vittoria di Roberta al Fiat Music di Red Ronnie e anche la sua esibizione, per la prima volta, al teatro Ariston di Sanremo. Un anno dopo, nel dicembre 2018, esce il disco “Something True”.

Scorrendo la tracklist di “Something true”, salta all’occhio la presenza di una sola canzone in italiano, mentre le altre sono tutte in inglese. Come mai questa scelta?

Non è stata una scelta studiata ma semplicemente è andata così, è uscita in modo naturale come tutte le altre canzoni, forse inconsciamente parlando di qualcosa veramente personale come le mie paure ho sentito l’esigenza di spiegarlo in italiano.

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 Il tuo primo album “Foglie Di Carta”, uscito nel 2016, era improntato sul genere pop/blues/folk. Cosa ti ha portato verso quelle sonorità?

Ho sempre amato questi suoni americani, ho scoperto questi generi musicali quando ero molto piccola e ho sempre visto in loro una parte di me e quindi, automaticamente, sono usciti fuori nelle mie canzoni, perché quello che scrivo è la mia anima trasformata in musica.

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Hai aperto l’ultima data del tour “On” di Elisa del 2016: tremarella?

Quella penso ci sarà sempre, ma si trasforma subito in energia positiva. Di quella esperienza porterò sempre nel cuore la bellissima risposta del pubblico e la gioia e l’emozione condivisa con la mia produttrice Simona Virlinzi e la mia famiglia.

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C’è un artista del panorama musicale attuale, sia italiano che straniero, che stimi particolarmente e per cui ti piacerebbe ripetere l’esperienza fatta con Elisa, o magari duettare?

i piacerebbe conoscere Norah Jones. L’ho sempre stimata molto e la sento vicina nel modo di percepire la musica. Ci sarebbero un bel po’ di nomi in realtà, mi piacerebbe crescere prendendo tutto quello che c’è di positivo anche da altri artisti.

Due anni fa, l’esperienza a Sanremo. Ti rivedremo presto su quel palco?

Sanremo è una bellissima vetrina per farsi conoscere, spero tanto di riuscire a fare anche questa esperienza! Non bisogna mai fermarsi davanti a nulla e vivere la musica alla giornata, come la vita.

 

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