Intervista a David Coco, fra teatro, cinema e fiction…

95_225bCATANIA – Dopo il successo ottenuto tra febbraio e marzo al Teatro Musco, torna in scena il Cyrano De Begerac, questa volta al Teatro Verga di Catania dal 2 al 18 maggio. Cast vincente non si cambia per cui ad interpretare Cristiano sarà ancora David Coco, che si divide tra teatro, cinema e fiction. Di questa stagione il successo della fiction “Baciamo le mani” per la regia di Eros Puglielli, dove David interpretava il Commissario Bellomo, mentre il futuro parla ancora di cinema e fiction.

Il tuo personaggio nel Cyrano De Begerac è Cristiano, un Cristiano un po’ diverso dal solito…

Ho visto Cristiano, sin dall’ inizio non lontano dal mio specifico. Per cui più maturo, consapevole di non saper parlare d’amore. Pertanto è una persona conscio dei propri limiti e che si rende conto che per avvicinare Rossana deve, necessariamente, passare per le parole di Cyrano. Questo denota, comunque, una sua forte personalità visto che alla fine è lui a cambiare le carte in tavola, decidendo di morire in guerra, quando si rende conto che l’ amore di Rossana non è per lui, ma per le parole contenute nelle lettere e, le lettere le scrive Cyrano. Per cui alla fine ha il coraggio di prendere una posizione e portarla sino in fondo. Ecco perché questo Cristiano differisce dal solito personaggio. E’ una persona consapevole dei suoi limiti, li ammette.

Il tutto, dal regista Giuseppe Dipasquale, è stato contestualizzato in una scena circense, anche in questo lo spettacolo differisce dai vari allestimenti del Cyrano De Begerac, come hai visto il tuo personaggio all’interno di una situazione circense?

Ho vissuto Cristiano, come un personaggio del circo che ogni sera recita quel ruolo, cosciente dei suoi limiti, che non li vive come delle fratture, tanto che in scena lo dice con un pizzico d’ironia.

Avresti voluto interpretare Cyrano?

Non sono uno che vive di necessità, ovvero non ho la necessità di interpretare un ruolo. Cyrano mi sarebbe piaciuto per il piacere di portare in scena un funambolico della parola.

…ma proprio per questo anche più complesso da interpretare…

…Cyrano è un ruolo in cui hai la difficoltà di mettere tutto a memoria, ma hai un piacere ed una curiosità nel farlo che la complessità del ruolo diventa soddisfazione.

Hai parlato del piacere della parola, che sta alla base di questa storia, quanto sono importanti per te le parole?

Come diceva Moretti le parole sono molto importanti, però non è facile mettere tutto in parole.

Il linguaggio del corpo è, ovviamente, più immediato….

….ma anche traditore…

…assolutamente si, perché il gesto arriva dall’istinto. Io sono un analitico per natura, per cui a me piace la parola e da questo nasce anche l’amore per il mio lavoro. Così come mi piace analizzare il perché si è usato una parola piuttosto che un’altra. Ciò che mi dispiace è che si sta perdendo il piacere per la nostra lingua nel comunicare sia verbale che scritto. Il linguaggio ristretto di internet sta rendendo la nostra lingua assurda.

Facciamo un passo indietro e raccontiamo da dove la passione per la recitazione….

La recitazione nella mia vita è arrivata in modo casuale. Ho iniziato a fare teatro all’ Istituto S. Luigi ad Acireale, coinvolto da un mio compagno di scuola, che mi invitò a fare un personaggio. In realtà da parte mia non vi era alcuna intenzione di interpretare il ruolo, ma insistette così tanto che alla fine accettai. Fu una scoperta perché la recitazione ti permette di esternare dei colori della tua personalità che, magari, per timidezza non manifesti.

Per cui la casualità è stata un punto cruciale della tua carriera…

Sicuramente, anche perché, ho proseguito nella casualità. Tutti i ragazzi dell’ Istituto S. Luigi, s’ iscrissero per fare il provino per la scuola del Teatro Stabile di Catania, a me non interessava più di tanto, da grande volevo fare il medico. Alla fine andammo a fare il provino ed io fui l’ unico che passai, se non è casualità questa….

…Non credo si tratti solo di casualità, ma di talento già palese…

…può darsi, la verità è che ho iniziato la scuola con ben poca voglia di portarla al termine, con una mia collega, un giorno si e l’ altro no, dicevamo che l’ indomani ce ne saremmo andati, invece, poi trovai degli insegnanti che mi fecero realmente appassionare, anche se rimango dell’ idea che questo è un mestiere che non si insegna, ma s’ impara.

Per assurdo il nostro cinema è molto più ingessato di quello anglosassone, perché il nostro gesticolare, noi lo castriamo, mentre loro ci lavorano. Per cui se tu guardi il nostro cinema e la nostra televisione, vedrai che le braccia non ce l’ hanno, sono praticamente bloccati dal collo in giù.

Abbiamo parlato della casualità con la quale ti sei approcciato a questo lavoro, quando hai realmente compreso che questo sarebbe stato il tuo lavoro?

Sinceramente ancora non l’ho capito, anche perché viviamo dei tempi in cui è difficile comprendere quale sarà il nostro futuro. Da un punto di vista prettamente artistico spero di non comprenderlo mai per rimanere sempre nella curiosità di crescere e di mettermi in discussione.

Uno dei tuoi film che amo di più è “L’ uomo di vetro”. Un film impegnativo, quando hai avuto il copione hai titubato pensando all’ interpretazione di Vitale?

Questa è la prima volta che mi pongono questa domanda su “L’ uomo di vetro”. Assolutamente si. Ho riflettuto molto leggendo il copione, perché essendo “siciliano con crosta” , come faceva dire Tommasi di Lampedusa al Principe di Salina nel Gattopardo, sono molto attento a tutto ciò che riguarda la mia terra. Volendo evitare l’ ennesima narrazione standardizzata della Sicilia, che mi secca abbastanza, appena entrato in possesso del copione ho pensato di essere davanti all’ ennesima storia di mafia. Leggendolo, però, ho compreso che non era così. Innanzitutto perché la storia di Leonardo Vitale è vera ed a torto poco conosciuta. La storia come il film ti danno l’ idea dei movimenti emotivi che in Sicilia crea l’ organizzazione mafiosa e sono certi passaggi praticamente quotidiani che vanno scardinati, per cui se devi risolvere una questione qualsiasi anche la più semplice e ovvia, devi rivolgerti al qualcuno. Questo è il passaggio che deve essere demolito.

david-coco-148739l-1Torniamo al presente e parliamo de “I Cantastorie” il nuovo film di Gian Paolo Cugno, del quale sei protagonista…

….E’ una storia che ha come inizio un quotidiano che appartiene a tanti, dalla crisi economica che si traduce in una crisi personale, passando per un percorso quasi obbligato ch’è quello della destabilizzazione personale, salvo poi trasformarsi in un ritorno al passato quasi magico. Il protagonista è un imprenditore edile che vive a Roma con moglie e figlia. La sua ditta chiude e la crisi professionale si ripercuoterà sul privato. Si lascerà con la moglie e in questo momento di depressione, l’unica persona che gli tenderà la mano sarà la figlia. Per cui lui decide di ritornare in Sicilia, dove vive la sua famiglia di cantastorie e per una pura casualità anche lui tenterà la strada del cantastorie. Da lì si svilupperà tutto il film che ovviamente non raccontiamo.

Dopo il cinema anche fiction con “A testa alta”….

… E’ un film unico per la Rai per la regia di Zaccaro, che racconta la storia dei tre carabinieri trucidati a Fiesole dai tedeschi. Interpreto un ladro che viene incarcerato dai carabinieri e dalla sua cella diventa un involontario osservatore del coraggio di questi uomini.

Teatro, cinema, televisione, se dovessi scegliere?

Senza alcun dubbio il teatro. Sono nato a teatro ed è li che mi sono formato. Il teatro è la vera palestra dove prepararsi ed allenarsi alle grandi maratone.

Scegliere? Dove mi è possibile scelgo la qualità del prodotto, non sempre il panorama odierno ci consente di farlo. Per cui bisogna gestire la situazione con intelligenza, anche perché questo è un lavoro e come tale va rispettato.

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