Incontro con la spumeggiante Michela Andreozzi

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L’ accoglienza è quella gentil/familiare di sempre. Un bicchiere di passito, qualche biscottino e il tuo vicino, sino a quel momento sconosciuto, diventa un conoscente con il quale discutere del luogo e della serata che ci si accinge a vivere. La musica di sottofondo rimanda all’infanzia, sigle di cartoni animati, sigle di noti show televisivi, che intrattengono, ma nel contempo creano il giusto preludio allo spettacolo. Si spengono le luci e dal passito si passa ad una coppa di champagne, con la sua effervescenza e le sue bollicine: Michela Andreozzi.
Michela è così spumeggiante e coinvolgente, che diventa difficile non interloquire con lei, che con modo vivace, ti conduce a spasso per il passato, quello della fine degli anni 70, quello della sua infanzia, ch’è anche di chi con lei ha vissuto quel periodo.
E’ una passeggiata allegra, spensierata, divertente e anche personale, quella di “A letto dopo Carosello” che si ripeterà ogni sera sino a giorno 26 alla Sala Harpago.
Insomma da non perdere per passare due ore diverse, in compagnia, in allegria con un bicchiere di passito, due biscottini e……Michela!

Come nasce l’esigenza di portare sul palco uno spettacolo come “A letto dopo carosello”?
Sono una nostalgica! Non mi piacciono le operazioni nostalgia, ma adoro ricordare. Desideravo parlare di ciò che mi ha formato, perché non riusciamo più a vedere un certo tipo di qualità. Parlo di televisione, piuttosto che della vita di tutti i giorni, infatti quello che racconto sul palco è tutto vero, è ciò ch’è accaduto a me, a mio fratello, fatti reali. Ciò che desideravo era fare un viaggio per poter riassaporare l’atmosfera di quegli anni e non parlarne e basta, facendone un racconto sterile.
Sul palco sei da sola, a parte il gentile maestro che ti coadiuva, c’è stato un momento in cui hai pensato: “chi me l’ha fatto fare”?
Questo accade esattamente tutte le volte che debutto con uno spettacolo, mi dico: “chi me l’ha fatto fare, potevo fare l’avvocato come mio padre, potevo aprire un centro estetico” però dura un lasso di tempo minimo, sino a quando non arrivo a contatto con il pubblico, perché amo troppo questo lavoro ed il contatto con le persone.
Registi, artisti, la moda, tutti oggi parlano di passato, perché questa esigenza di tornare indietro?
Durante lo spettacolo parlo di austerity perché la stiamo vivendo oggi come allora. Siamo riusciti, con una grande incoscienza, a superare quella crisi, possiamo superare anche questa, ma siamo troppo attenti, troppo protagonisti, all’ epoca invece si era più leggeri, se una cosa non la potevi fare, non la potevi comprare, non la facevi e non la compravi….
…Eppure erano anni pesanti…
…Infatti, per l’appunto di piombo. Ogni tanto bisogna tornare indietro per ricordarci chi siamo, per capire come abbiamo fatto quella volta. Quello dello spettacolo è un discorso estremamente personale, ma penso che più personale sia, più sia condivisibile, più sentito.
Sul palco sei a tuo agio con canto, ballo, recitazione, hai mai pensato ad un musical?
Assolutamente si, ma il musical ha delle controindicazioni per me, innanzitutto le tournée musicali sono massacranti. A me piace diversificare come avrai ben compreso e stare sei o sette mesi in tour, mi farebbe sentire molto vincolata. Fare un musical mi piacerebbe tantissimo, il contorno un po’ meno.
Hai appena accennato alle mille sfaccettature della tua carriera, ma di tutto quello che fai c’è una cosa che senti più tua? 

Forse ti stupirò o forse no, ma la cosa che amo di più è la scrittura. Amo scrivere spettacoli, sceneggiature, è la cosa che sento più mia. Ho coscritto un film “Pane e burlesque” che abbiamo girato a novembre, con Laura Chiatti e Sabrina Impacciatore, così come tutti i miei spettacoli sono scritti da me, insieme ad altri autori. Un libro un giorno, magari quando riesco a trovare un po’ di tempo. Proprio qualche giorno fa Fausto Brizzi mi ha detto: “Ti manca solo un libro”, vediamo, mai dire mai.
Parliamo di cinema, buonissimi riscontri anche per “Per sfortuna che ci sei” con Brignano ed Ambra, dove finalmente ti rifai della sfiga di aver interpretato la sorella di Guido Caprino, ne “Il commissario Manara”, sposando quel gran figo di Massimiliano Vado….
….Infatti! Oh! Mi sposo con un figo pazzesco, per cui, non posso che rallegrarmene. Un matrimonio divertentissimo, in un film che parla di sfortuna e mi ha portato una fortuna pazzesca. Da questo film sono cambiate un po’ di cose, perché nel film interpreto una sposa, poi in “Pane e burlesque” sono una ballerina di burlesque per cui ballo seminuda, a teatro sto interpretando, in uno spettacolo con Max Tortora, una casalinga un po’ frustrata che poi ad un certo punto esce sul palco con una lingerie molto aggressiva, in ballo c’è un film, che appena firmo ti dirò, che se va in porto sono l’amante di uno dei più belli che ci sono in Italia, direi che mi sono rifatta alla grande….
…Per cui ormai Caprino lo abbiamo dimenticato…
Caprino non si dimentica, è siciliano e ve lo potete vantare in bellezza e bravura.

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