Grazie, Franca.

franca-sozzaniDici Franca Sozzani e pensi alla grazia di quel viso da Madonna rinascimentale incorniciato dagli eterni capelli biondi.

Dici Franca Sozzani e pensi a quegli occhi così azzurri che sapevano vedere la Bellezza e stanarla ovunque si nascondesse.

Dici Franca Sozzani e, soprattutto, pensi a Vogue, la Bibbia della moda, di cui teneva le redini saldissime da 28 anni, un’eternità.

Questo 2016 che non perdona, sul finale ci ha portato via anche lei, Nostra Signora dello Stile, che con la sua grazia e raffinatissima intelligenza ha raccontato le strade che stava prendendo il mondo e il suo specchiarsi negli abiti, nelle forme, nei colori.

Era nata a Mantova nel 1950, laureata in lettere con una specializzazione in filologia germanica, aveva capito presto quanto importante fosse la “moda”, quale peso avesse nel definire e narrare la società. Moda:  una parola scarna che troppe volte viene usata solo per fare rima con frivolezza e vacuità ma che persone come Franca Sozzani hanno contribuito a riempire di significato, di cultura, di narrazione e, ovviamente, di quella Bellezza che, Dostoevskij ci ha assicurato, salverà il mondo.

Approdata a Vogue Italia come direttrice nel 1988, nello stesso mese e lo stesso anno in cui l’amica e collega Anne Wintour andava ad occupare quel ruolo a Vogue America, ha rivoluzionato il giornale, rendendo, senza ombra di dubbio, l’edizione italiana del mensile la più bella che ci sia in circolazione.

Ha chiamato alla sua corte i più grandi fotografi, spesso quando erano quasi sconosciuti: Peter Lindbergh Bruce Weber, Herb Ritts, Mario Testino, Paolo Roversi, Steven Meisel, solo per citarne alcuni, convinta che la potenza delle immagini fosse la più prorompente delle armi, in tempi in cui Internet e Instagram erano concetti inesistenti.

franca-sozzani-1Ha fatto di più. Non ha avuto mai paura. Nemmeno di portare la violenza, la nudità, la diversità, il grasso, il colore della pelle differente, fra le pagine patinate di un giornale che avrebbe solo dovuto far vedere come si indossano gli abiti.

“Una visionaria, che ha aiutato a risvegliare le coscienze sui temi più importanti attraverso la moda”, così la ricorda Marina Abramovic. E questa è probabilmente l’eredità più grande che Franca Sozzani lascia, la consapevolezza che anche la moda può cambiare in meglio il mondo, lavorando con coraggio, passione, intelligenza, risolutezza e grazia.

In questo tempo che va veloce, dove vince chi urla ed “educazione” sembra una parola desueta, la leggerezza di Franca Sozzani ci mancherà terribilmente.

Arrivederci Franca, e grazie per tutta la bellezza.

 

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