GIAN LORENZO BERNINI: IL GENIO DEL BAROCCO IN 6 OPERE

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Gian Lorenzo Bernini, nasce a Napoli nel 1589, architetto, scultore, urbanista, pittore, è considerato uno dei massimi esponenti del barocco. Lavora quasi esclusivamente a Roma, soprattutto a servizio dei papi; dopo un soggiorno in Francia muore a Roma nel 1680.

Ratto di Proserpina
Ratto di Proserpina

RATTO DI PROSERPINA

Commissionatagli dal Cardinale Scipione Borghese, Bernini realizza questa scultura tra il 1621 e il 1622, quand’era poco più che ventenne. L’opera rappresenta un mito narrato nelle Metamorfosi da Ovidio: Plutone, il dio dell’oltretomba, che invaghito di Proserpina cerca di rapirla per farla sua sposa. L’immagine che Bernini ci restituisce è spettacolarmente barocca e piena di particolari. Il momento è proprio quello del rapimento, il dio cinge la ragazza, che cerca in ogni modo di divincolarsi.

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Nonostante la giovane età dello scultore, il risultato è stupefacente, ed è evidente una magistrale conoscenza tecnica. Ogni elemento trasuda tutta l’energia del momento: il volto di Proserpina solcato da una lacrima, che ne sottolinea la disperazione, e la forza di Plutone, che affonda le mani nel corpo della ragazza, per trattenerla a sé. Ai piedi dei due vediamo Cerbero, che completa la composizione e accentua la teatralità dell’opera, che va osservata da ogni punto di vista possibile, per coglierne ogni sfaccettatura.

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APOLLO E DAFNE

Realizzata tra il 1622 e il 1625, Bernini imprime, in un unico blocco di marmo, un altro mito narrato da Ovidio nelle sue Metamorfosi. Lo scultore coglie l’attimo in cui Apollo sfiora la bella ninfa che scappa da lui, e che così si trasforma in un albero di alloro. La plasticità è unica, in un fermo immagine straordinariamente sospeso.

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Il giovane dio è proteso in avanti, il mantello gli scivola, e si gonfia col vento; Dafne urla, sorpresa, tende le mani in su, che insieme ai capelli, iniziano a trasformarsi in foglie e rami, e le gambe in tronco e radici. L’opera, oggi conservata nella Galleria Borghese a Roma, è concepita per essere osservata a 360 gradi, la rappresentazione del movimento è stupefacente, l’attimo rappresentato è perfetto, appena un secondo prima e la trasformazione non sarebbe ancora iniziata, un secondo dopo e sarebbe già tutto finito. La composizione ha un’armonia unica, ma sembra in bilico, quasi instabile, sospesa, questo fa sì che chi la osservi resti sempre con il fiato sospeso, avendo la sensazione che da un momento all’altro tutto potrebbe crollare. Per far sì che questo non accada Bernini usa diversi escamotage per equilibrare le spinte degli elementi. La tecnica di lavoro è stupefacente, e la si vede nella capacità della resa delle diverse texture: la pelle, la corteccia, le foglie, così sottili che si stenta a credere siano di marmo.

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BALDACCHINO DI SAN PIETRO

Si erge sotto la maestosa cupola di San Pietro il baldacchino realizzato da Bernini sotto commissione di Papa Urbano VIII Barberini, costruito tra il 1624 e il 1633. Il baldacchino si compone di quattro colonne tortili in bronzo, che si dice furono in parte ricavate dalla fusione di alcune travi del Pantheon, operazione che destò non poche proteste, ma che non fu accertata, da qui infatti la celebre affermazione: ‘’Quello che non fecero i Barbari lo fecero i Barberini’’. Le colonne sono ornate con rami e foglie di alloro, e con delle api simbolo della famiglia Barberini. L’imponente altezza, circa 28 metri, richiese lo studio di diverse soluzioni per chiudere il baldacchino, una copertura piana avrebbe svilito lo slancio dell’opera, così Bernini fu costretto a chiedere aiuto a Borromini, anche lui impegnato nella grande Fabbrica di San Pietro. I due optarono per delle strutture a dorso di delfino, che con dei panneggi in bronzo e degli angeli, si posano sulle grandi colonne.

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L’ESTASI DI SANTA TERESA NELLA CAPPELLA CORNARO

Nel transetto sinistro della Chiesa di Santa Maria Della Vittoria Bernini realizza (nel 1647 circa) una cappella per la famiglia Cornaro, dedicata a Santa Teresa d’Avila. Pittura, scultura e architettura si fondono, per dar vita ad un’opera straordinaria, che culmina con il gruppo scultoreo de L’estasi di Santa Teresa. L’artista dà vita ad un vero e proprio teatro, nel palcoscenico si realizza il miracolo di Santa Teresa, e ai lati i membri della famiglia Cornaro, affacciati da dei palchi, assistono alla transverberazione in atto. La Santa è rappresentata abbandonata su una nuvola, con gli abiti mossi dal vento, lo sguardo languido e un cherubino che staglia un dardo al suo cuore.

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Le due figure sono inserite all’interno di un’edicola barocca, nella quale sembrano sospese, come se qualcosa le spingesse verso l’alto. Particolare è l’illuminazione, che proviene da una finestra aperta al di sopra del gruppo scultorea, dalla quale partono dei raggi dorati che riflettono ulteriormente la luce.

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FONTANA DEI QUATTRO FIUMI

Si staglia al centro di Piazza Navona, a Roma, la Fontana dei Quattro Fiumi, che Gian Lorenzo Bernini realizza per Papa Innocenzo X Panphilj tra il 1648 e il 1651. Una scogliera di travertino accoglie le personificazioni di quattro fiumi, ognuno caratteristico di un diverso continente: il Nilo per l’Africa, rappresentato con il volto velato, il Gange per l’India, il Danubio per l’Europa, e il Rio della Plata per le Americhe da poco scoperte; quest’ultimo è particolarmente interessante, volto verso la Chiesa di Sant’Agnese in Agone, che Borromini, storico rivale di Bernini, stava realizzando sulla stessa piazza. La personificazione del Rio infatti è rappresentata con una mano alzata, che tradizione vuole in senso di protezione dalla possibile caduta della chiesa di Borromini; risulta essere quindi una dichiarata critica all’audace cupola realizzata per Sant’Agnese.

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La fontana è completata da un’imitazione romana di un tradizionale obelisco egizio, e ovviamente dall’acqua (originariamente proveniente dall’acquedotto Vergine), dal valore fondamentale, che chiude l’opera, zampillando da vari punti, ma riversandosi nell’unica vasca alla base, simbolo della Chiesa che si diffonde nei diversi continenti.

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COLONNATO DI SAN PIETRO

Probabilmente la piazza più famosa al mondo: Piazza San Pietro; inizialmente trascurata, la Platea Sancti Petri, fino al cinquecento ebbe una forma rettangolare, poi ampliata, ma solo nel seicento si decise di darle un assetto degno della basilica che vi si affaccia. Quello che si voleva era una piazza monumentale, simbolica, emblematica e funzionale. Fu Bernini che tra il 1657 e il 1667 diede alla basilica la sua piazza. Una grande ellisse, larga 240 metri, chiusa da 284 colonne e 88 pilastri, con capitelli di ordine dorico, che sostengono una trabeazione coronata da 140 statue di santi. Piazza San Pietro non doveva essere solo una piazza, doveva stupire, doveva essere grande, ed ogni suo elemento è realizzato per essere a servizio della basilica.

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L’ellisse, che al centro ospita un obelisco egizio, già presenta nell’antico circo di Nerone che lì si trovava, è un grande abbraccio per chi la attraversa, e che spinge verso il quadriportico che porta poi alla basilica. Grazie a sapienti tecniche prospettiche la grande piazza sembra perdersi in confronto alla facciata di San Pietro, ma riesce ad ospitare fino a 300.000 fedeli, ed è proprio quando è gremita, o paradossalmente quando è vuota, che se ne coglie la maestosità.

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