EL PAìS VALENCìA – Reportage di Viaggio

Ciutat de le Arts y les Cìencies - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (14)

Edmondo De Amicis diceva bene.

In Spagna è impossibile invecchiare. Un unico pensiero, godersi il bel cielo e i bei paesaggi.

Insomma, non si rimane mai delusi. E bastano pochi giorni per rimanere abbagliati dall’ atmosfera valenciana; quando si dice “la grande bellezza”.

Valencìa. Una cartolina da portare impressa in fondo all’anima.

Valencìa. La città che vuole a tutti i costi affacciarsi al futuro.

Valencìa. Ricca di arte e tradizioni che trascinano il fruitore in un turbinio di emozioni.

Plaça del'Ajuntament - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (4)

Sia come sia, si rimane piacevolmente colpiti dal suo essere totalmente “friendly”, economica, alla portata di tutti, con le sue molteplici sfaccettature. Quella piccola sensazione paradisiaca che tutti vanno cercando, dove il divertimento e l’aspetto culturale non smetteranno mai di stupire.

E’la terza città della Spagna per numero di abitanti, dopo Madrid e Barcellona. La città fu fondata dai romani nel 138 a.C. lungo la riva destra del fiume Turia e visse fasi alterne di splendore sotto il dominio italico. Valencìa vanta davvero una storia lunga e interessante: le sue influenze derivano da una varietà di fonti tra cui i Mori, i cristiani e i Romani. E tutto questo si riflette nell’architettura e nell’atmosfera della città. Già appena arrivati, ci si sente spinti da una strana curiosità.

Jardin de la-Turìa - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (2)

L’aeroporto di Valencìa, Manises è relativamente piccolo, ma ben fornito e soprattutto ben servito da un’ottima metropolitana, che in breve tempo vi porterà fino al centro della città.

Semplicemente salire su un mezzo pubblico, può far scoprire il carattere allegro e disponibile del valenciano: non sarà difficile trovare qualcuno prodigo nel darvi informazioni o che abbia semplicemente voglia di scambiare quattro chiacchiere. Spalancando un bel sorriso e cimentarsi in un “valenciano” un po’ stentato, sarà un’esperienza unica e divertente. Perché si, parlerete in valenciano, una variante del “catalano”, ma che rappresenta una tradizione fortissima per i cittadini, che tengono a mantenere vivo, in ogni modo, il loro idioma.

Street - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine.it

Arrivate a Xativa e arriverete al centro del mondo. Beh, non proprio del mondo, ma sicuramente di Valencìa, dove è possibile trovare numerosi hotel, dal più lussuoso a quello più economico, ma non per questo poco accogliente. Usciti dalla metropolitana, eccovi investiti dalla città in continuo fermento, che non prende mai una pausa. E sarà bene abituarsi a quello stile di vita. Non sarà mai troppo tardi per poter fare una passeggiata, o gustare un’ottima cena – dal ristorante più lussuoso, al take away – o persino andare a fare shopping fino a tarda sera. Anche se per lo più diffuso tra i giovani, nessun valenciano che si rispetti rinuncerà alla sua siesta pomeridiana, per poi trascinarvi in un gustoso aperitivo serale e magari cenare ad un orario un po’ improbabile, e concludere quello che avevate iniziato in serata, spesso, alle prime luci di una nuova alba. Sarà come essere i protagonisti de “Il sabato del villaggio”, in un sabato che non finisce mai, travolti da una continua aria di festa.

food - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (1)

Visitare il centro della città sarà semplice e veloce, il tutto però, con un fascino irresistibile. Grandi palazzi si estendono tra il Carrer de Xativa e la Grande via del Marques de Sotelo; vi sentirete immensamente piccoli attraversandoli e mirando con stupore la loro lucentezza, specialmente al calare del sole, colorandosi di giallo ed arancione, in una splendida cornice che solo negli ultimi anni ha conosciuto quest’enorme sviluppo, dovuto alle opere dell’architetto Santiango Calatrava. E’quasi impossibile staccare lo sguardo dalle mille vetrine colorate, specialmente se si è amanti dello shopping. Eppure una prima tappa d’obbligo spetta alla Plaça des Bous – la piazza dei Tori – dove sorge un’imponente arena. Ancora oggi, per quanto spesso giudicato uno spettacolo cruento e non condiviso da molti, è possibile assistere ad una corrida, la quale rimane, nonostante tutto, una fedele tradizione.

 

Valencìa è una delle città spagnole con un buon numero di edifici modernisti. Basta spostare lo sguardo dall’arena, ed assistere alla bellezza ed alla particolarità de l’Estacion del Nord, la stazione ferroviaria, che ogni giorno efficientemente collega Valencìa alle altre città della Spagna. Si resta colpiti dal suo particolare stile architettonico, inventato da artisti del calibro di Gaudí nel XX secolo, influenzati dalle forme di oggetti “naturali” ed a tratti abbellito da elementi di “art nouveau”; nei pressi, un carosello che suona la sua nenia e le voci festose di bambini incuriositi, rendono questo luogo quasi magico, l’ingresso per arrivare in chissà quale posto incantato.

Estancion Tren Valencia - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (1)

Ma la vivacità di questa deliziosa cittadina sembra non volerci lasciar andare: a poche centinaia di metri dai siti appena citati, già rapiti dalle vetrine dei negozi e dei tanti cafè, vi ritroverete a Plaça de l’Ajuntament, dove sorge in tutta la sua maestosità il municipio della città. Una grande fontana zampilla al centro della grande piazza, immersa nell’eterna sensazione di primavera, data dalle curatissime aiuole che la circondano.

Si è già a pochi metri dal vero cuore pulsante di Valencìa: il distretto Ciutat Vella, la città vecchia.

E’una zona compatta, facilmente percorribile, che contiene molti dei luoghi più famosi di Valencìa, tra cui la Cattedrale di Valencia e il Mercato Centrale. Il quartiere è composto da cinque piccoli barrios, collegati tra loro da deliziose viuzze. Il più noto di questi è certamente El Carmen, nella parte nord-est del distretto. La bellezza del Barrio del Carmen è frutto della lunga storia di Valencia. Nel periodo medievale vi trovarono rifugio gli Arabi, che lo trasformarono in un quartiere aristocratico e ricco di costruzioni. Nei secoli seguenti furono realizzate le altre architetture che si possono ammirare ad oggi. E’dunque un vero mix di vecchio e nuovo: le graziose stradine e le piazzette acciottolate ospitano numerosi musei, oltre che a innumerevoli cafè alla moda e boutique di moda vintage: artisti di strada si esibiscono nei suoi dintorni. Godere dei numerosi murales, farà del quartiere un’amena pinacoteca all’aperto e passare del tempo tra i cafè, i ristoranti tipici o semplicemente ammirare delle bolle di sapone create dai suoi artisti, sarà un’esperienza piacevolissima. Non si sa mai cosa ci si potrebbe aspettare di bello dietro ogni angolo. E’ possibile concludere la passeggiata, alle Torres des Quart, una delle antiche porte della città. Queste, così come le Torres Serrano, sono una delle attrazioni più famose delle città.

Torres de Quart - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine.it

E poi eccolo lì, fiero nei suoi colori e la sua struttura in stile arabeggiante, in una cornice di maestosi alberi, El Mercat. Si tratta di una costruzione risalente agli inizi dello scorso secolo e che ospita per l’appunto il Mercato Centrale. Una volta dentro, 8.000 metri quadrati e circa 1.500 bancarelle di cibo – in misura minore al Mercat de Colon – vi investiranno con odori e sapori invitanti, da colori caldi e smaglianti tipici e che solo la Spagna sa dare. Girare per le bancarelle, divertirsi a leggere i cartelli dei tanti banconi, magari assaporando un fragrante boccadillo al prosciutto Serrano, è un momento da non perdere. Una curiosità: una volta fuori, è possibile notare un Pappagallo, parte dell’imponente banderuola, situata sopra il tetto del mercato. La leggenda narra che il pappagallo ed il passero, situato sulla cupola, osservino ogni giorno curiosi i loro concittadini, la vita che si affaccia sotto di loro, spettegolando su ciò che accade in città. E come due vecchi saggi, si ergono a custodi dei segreti dei valencìani.

El-Mercat-Central - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (1)

Tutt’altra atmosfera si evince visitando la Catedral de Valencìa, che dista solo a pochi metri dal mercato.

Eretta nel XIII secolo, essa sorge su un luogo già occupato in precedenza da un tempio romano e poi ancora da una moschea. Non ha uno stile unico: si intrecciano il romanico, il gotico e il barocco; questa caratteristica è evidente soprattutto ammirando i tre portali che danno da cui si può accedere, con la Torre del Miguelete che sovrasta l’intero edificio in tutto il suo splendore. Il campanile, in stile gotico, deve il suo nome proprio perché fu benedetto il giorno di San Miguel, il 29 settembre del 1418. Anche per il Miguelete, tante sono le tradizioni popolari legate a esso, ma senz’altro, uno degli aneddoti più buffi è risalente al 1459, quando un gruppetto di amici salì fino al punto più alto della torre con un asino; furono le guardie poi a dover aiutare il povero animale a scendere. Questo scherzo ed il raglio continuo del povero animale, si trasformò in polemiche e dicerie popolari, che associavano lo sciocco avvenimento a presenze demoniache.

Plaça del'Ajuntament - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (1)

Il portale principale è quello “de los Hierros”, cioè “dei Ferri”, ed è invece in stile barocco. Soffermandosi ad osservare la porta, è possibile notare delle figure femminili a busto scoperto, un fatto davvero inusuale per una cattedrale cristiana, così importante poi. Tutta la facciata è un tripudio di angeli e santi, anche se la vera protagonista è la Vergine Maria, a cui è dedicata l’intera chiesa. L’elemento più importante di tutta la Cattedrale, che attrae fedeli e curiosi da tutto il mondo, è il Santo Graal. Si ritiene, infatti, che quella conservata in questa cappella sia il Santo Calice che Gesù Cristo utilizzò durante l’Ultima Cena. Ovviamente, non si sa se questo sia il Graal; sta di fatto che nel corso dei secoli, Papi, Re, persone comuni sono sempre giunti su questo luogo, con in serbo una preghiera. Ma al di là dell’aspetta religioso, unendo simpaticamente il sacro al profano, chi non vorrebbe sentirsi, almeno per un momento un piccolo Indiana Jones con il suo santo Graal?

La Malvarrosa - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine.it

Valencìa è davvero una cittadina dai mille volti. Per gli amanti del mare, tappa d’obbligo è la bellissima spiaggia nel quartiere di La Malvarrosa, facilmente raggiungibile in metropolitana. Il suo sviluppo urbano ha seguito un corso particolare, legato al crescente interesse degli abitanti ad acquistare i vecchi insediamenti dei pescatori; contemporaneamente, l’elìte borghese valenciana apprezzando le caratteristiche climatiche della costa, per costruire ampie e lussuose residenze estive. Durante il periodo estivo, le sue sabbie dorate attirano una moltitudine di valenciani e dai turisti, ma anche quando non è ancora tempo di prendere la “tintarella”, si potrà passeggiare per il lungo viale che costeggia la spiaggia in totale relax, godendo del profumo del mare e fermandosi ad uno dei tanti locali sparsi lungo il percorso. Un’attenzione particolare la si deve al porto di Valencia, non lontano, dove è possibile visitare l’immensa struttura allestita per l’America’s Cup di vela.

Jardin de la-Turìa - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (4)

Passeggiare in mezzo al verde è da sempre rilassante e salutare. Il Jardín del Turia è uno dei parchi naturali urbani più grandi della Spagna, uno spazio verde di oltre nove chilometri transitabili che attraversa la città con zone ludiche e sportive, nonché con angoli romantici dove gli innamorati amano perdersi. Dopo l’ennesima grande piena del 14 ottobre del 1957 che devastò la città, il letto del fiume Turia, a sud di Valencia, fu deviato lasciando libera un’importante fascia di terreno che attraversa la città da ovest ad est, circondando il centro storico. Il parco fu inaugurato nel 1986. Diversi urbanisti e paesaggisti disegnarono i vari tratti del letto, riproponendo l’antico alveo del fiume e creando un percorso popolato da palme e aranci, fontane e pini, piante aromatiche e stagni, percorsi sportivi e roseti. E’davvero d’impatto la sensazione che si ha, nel sapere di camminare sul letto di un fiume, ma non passerà molto tempo dall’essere sopraffatti dalla bellezza del parco, dimenticando tutto il resto; questo lunghissimo viale alberato rende oggi Valencia una delle città più verdi d’Europa. Dal Parque de Cabecera fino alla Ciudad de las Artes y las Ciencias, il Jardin del Turia sono un percorso ideale per correre, andare in bicicletta, per le famiglie e gli amanti della natura. Unico nel suo genere, attraversato da 18 ponti con i loro secoli di storia, ospita su entrambi gli argini i principali musei e monumenti della città. Essendo in pianura, sarete sopraffatti da una moltitudine di amanti del running, ciclisti, Segway e monopattini elettrici.  Improvvisamente, il verde ed il cinguettio degli uccelli lascia spazio all’aspetto futuristico della città.

Jardin de la-Turìa - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (3)

Arrivare alla Ciutad des Artes y las Ciencias lascia davvero senza fiato, quasi si passasse in una realtà parallela. Già a distanza si rimane affascinati dal bagliore dei suoi colori oro e bianco e l’azzurro delle grandi piscine che lo circondano danno la sensazione di non sapere dove finisca la terra e cominci il cielo.Un luogo davvero ideale per gli amanti della scienza e delle arti in tutte le sue forme: perdersi tra gli acquari dell’Ocèanographic o essere protagonista di esperimenti al Museo Principe Felipe, è un’esperienza da non perdere. Anche qui una bizzarra curiosità: troviamo un trucco di “magia” nell’arco del museo: grazie alla particolare costruzione dell’arco che lo sovrasta e che propaga le onde sonore, è possibile ascoltare perfettamente una persona all’estremo opposto. Durante i caldi mesi estivi, si può sfuggire alla canicola con un simpatico giro in canoa per le piscine, oppure assaporare un’insalata o un boccadillo, assistendo ad un singolare bagno dei gabbiani. Ma forse, la curiosità più grande, la destano i palazzi che circondano la struttura: le loro forme eccentriche vi faranno forse dubitare della loro comodità, ma niente è stato fatto a caso, tutto vuol richiamare ad un aspetto avveniristico e moderno.

Albufera - Ph. Valentina Contavalle - www.lesfemmesmagazine (3)

Una meta decisamente alternativa per gli amanti della natura, e dei paesaggi dal sapore decisamente rurale è la riserva naturale dell’Albufera. Non distante dalla città, in direzione sud, è possibile arrivare in breve tempo, anche con i mezzi pubblici, davvero efficienti. Allontanandosi dal tran tran cittadino, e intravedendo la laguna poco dopo, impossibile non lasciarsi sopraffare da una sensazione di assoluta serenità. Potrete fermarmi a El Palmer, il piccolo paesaggio di pescatori sito in una lingua di terra del lago. Passeggiare tra le risaie o le colorate casette che si affacciano sui canali; osservare la serenità sul volto dei suoi pochi abitanti, visitare le bianche baracche tipiche del luogo, sbirciare con curiosità tra i numerosi Embarcaderos la raccolta delle anguille – piatto tipico dell’Albufera – renderà la vostra gita unica nel suo genere. Per pochi euro – non più di 5 a persona – i pescatori, improvvisati a guida turistica, vi faranno fare un giro in barca tra i canneti. Non di rado è possibile avvistare degli aironi in volo o a riposo sulle rive. E con il vento tra i capelli, a prua della piccola barca a motore, la sensazione di sentirsi liberi e vivi, vi prenderà più che mai. Immancabile l’appuntamento “tete à tete” con la paella a la valençiana, un piatto dalle umili origini che nacque nelle zone rurali dell’Albufera, ma pur sempre una vera sacralità per i valenciani.

Albufera - Ph. Valentina Contavalle - www.lesfemmesmagazine (4)

I contadini preparavano una cucina facile con gli ingredienti che avevano a disposizione. Il suo nome deriva dalla “speciale padella” in cui viene cucinata, circolare con due piccoli manici ai bordi, per l’appunto chiamata “paella”. Cucinare la Paella è una tradizione per cui il valenciano non sarà mai stanco: il giorno in cui si ritrovano attorno al fuoco ed in famiglia è la domenica a pranzo, per le caratteristiche festive di questo giorno della settimana. Oggi, è possibile gustarla in uno dei tanti ristorantini caratteristici del paese, in moltissime e buonissime varianti. Una prelibatezza per gli occhi ed il palato. Fermarsi poi fino al tramonto, e godere del sole che si corica sul lago, è davvero un momento magico: sembra quasi poter sentire il sole sfrigolare tra le acque ed i canneti, tali sono i colori a cui è possibile assistere, come lingue di fuoco. Il perfetto luogo dei sogni dove concludere la vostra giornata.

E non si è ancora stanchi, Valencìa sarà sempre lì pronta al divertimento per tutta la notte.

drinks - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine.it

Tornando verso il centro della città, sarà possibile consumare un ottimo pasto, spesso accompagnato da spettacoli di flamenco o intrattenuti da chitarristi di musica spagnola – come al caratteristico Tinto finto ultramarino, nei pressi della Cattedrale – oppure fermarsi a mangiare una tapas in una delle tante piccole ed allegre osterie che circondano l’intero quartiere. Se si ha voglia poi di concedersi il bicchierino “della staffa”, il già citato Barrio del Carmen farà al caso vostro. La vita nel Barrio del Carmen muta in base alle ore della giornata: tranquilla al mattino e nel pomeriggio; sfrenata al calar del sole. Durante il giorno i turisti si divertono a osservare le vetrine ed entrare nei negozi “alternativi”, alla ricerca di capi d’abbigliamento particolari. Al calar del sole, diventa il tempio dei divertimenti notturni. Un occhio di riguardo va a L’Infanta – una singolare birreria ricavata da un vecchio cinema – sito a Plaça del Barrio, o al Radio City, il quale ogni sera offre un intrattenimento differente, dal concerto rock alla proiezione di cortometraggi di artisti valenciani.

El-Barrio-del-Carmen - ph. valentina contavalle - www.lesfemmesmagazine (1)

Uno sguardo alla luna, prima di salutare la città, dà ancora il tempo per un ultimo aneddoto: chi ha mai sentito il detto “Estàs a la lluna de València”? Perché un tempo la città era circondata da mura e le porte avevano un preciso orario di chiusura. Se per un malaugurato caso si fosse arrivati alla porta in ritardo, non rimaneva altro che restare fuori dalla città per tutta la notte. Si restava quindi “alla luna di Valencìa”. Oggigiorno questa frase viene molto utilizzata per gli sprovveduti e distratti, o quando si vuol qualcosa senza però riuscire ad ottenerla.

Ed è così che anche la notte passerà allegramente su questa città in cui “si sfuma la vita in un sorriso continuo”. Vale la pena visitare questa cittadina spagnola. Perché in fondo, viaggiare cos’è? Togliere quell’opaco dai nostri occhi, sempre un po’ distratti, per renderci sempre un po’ migliori.

Dopo tutto questo meraviglioso reportage non potevamo lasciarvi senza una ricetta valenciana da fare nella comodità di casa vostra a cura di Assya D’Ascoli

fideua - www.lesfemmesmagazine.it

La FIDEUA’ è un tipico piatto spagnolo per lo più consumato nella zona di Valencia. Ricorda molto la paella ma al posto del riso viene fatta con la pasta corta, i fideos. Noi possiamo tranquillamente utilizzare i nostri spaghetti spezzati. La leggenda narra che fu inventata nel 1915 da un certo Zabalo, cuoco di un peschereccio che spesso cucinava la paella. Il capitano, amante del riso, ogni volta faceva fuori molto più della sua razione lasciando i marinai con poco cibo da dividere tra loro. Così il cuoco decise di sostituire l’ingrediente principale della paella con la pasta nella speranza di smorzare la fame del capitano ma questa decisione non sortì l’effetto sperato in quanto il capitano continuò a mangiare con grosso appetito anche questa nuova versione della pietanza.

La Fideuà si può fare di carne e di verdure ma la variante più richiesta è quella con pesce e frutti di mare e, visto che la bella stagione ormai è finalmente arrivata, che ne dite di metterci ai fornelli per questo piatto che ricorda l’estate, il mare e le vacanze?!

fideua - www.lesfemmesmagazine.it

ingredienti per 4 persone:

380 gr. di “fideos” (spezzettate degli spaghetti)

4 pomodori maturi

1 spicchio di aglio

250 gr. di calamari

250 gr. di gamberi

4 gamberoni

1/2 cucchiaino di paprica dolce

pistilli di zafferano

sale

olio evo

 

Brodo

1 cipolla media

1 carota

2 lt di acqua, sale

pesce da zuppa

Qualche testa di gambero

 

 Salsa alioli

2 spicchi d’aglio

olio extra vergine (100 ml circa)

sale

il rosso di un uovo (facoltativo)

Mettere il pesce per il brodo nella pentola piena di acqua e aggiungere la cipolla tagliata grossolanamente, le teste di gamberi e la carota.   Portare ad ebollizione e togliere la schiumache si formerà sopra. Cuocere per una quarantina di  minuti,  filtrare e tenere da parte a caldo.

Tostare con un filo di olio la pasta in una padella molto larga. Lasciare che i fideos prendano colore e metterli da parte.

Aggiungere olio  e cuocere i gamberi, salare verso la fine e mettere da parte in un recipiente con coperchio così da conservare il calore.  Se serve, aggiungere olio e cuocere i gamberoni, salare verso fine cottura e mettere in caldo. Passare ai calamari, puliti e tagliati ad anelli.  Salare anche questi a fine cottura e unire al resto del pesce. Fate attenzione alle diverse cotture, il pesce fresco cuoce velocemente, ve la cavate in pochi minuti, ma aggiungete sempre abbastanza olio, perché vi servirà anche per il soffritto.

Lavare e sbucciare i pomodori. Tagliateli in pezzi molto piccoli e metterli insieme all’aglio a soffriggere nella padella.  Aggiungere una punta di zucchero, e più avanti correggere di sale. Se è necessario  bagnare con del brodo di pesce.

Quando il soffritto ha cambiato colore, si è ridotto e addensato, versare lo zafferano pestato nel mortaio e sciolto con un filo di brodo, amalgamare e aggiungere mezzo cucchiaino di paprica dolce. Dopo di che va versato il brodo, il sufficiente a coprire  la pasta quando la andremo a buttare.

Quando il brodo comincia a bollire buttare la pasta, disporla omogeneamente su tutta la padella. Regolatevi col suo tempo di cottura e quando restano circa 5 minuti prima che sia pronta aggiungere il pesce. Assaggiare se è giusto di sale e adagiare sopra i gamberoni.

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La Fideuà va accompagnata con la tipica salsina all’aglio (l’ailoi) che si fa pestando le teste di aglio private dell’anima nel mortaio fino a che diventino una cremina che verrà amalgamata all’olio e al rosso d’uovo se si vuole.

Buon tempo in cucina e buona Fideuà!

Ps. Se piacciono si possono aggiungere cozze e vongole alla vostra Fideua

Sfoglia la gallery del reportage a cura di Valentina Contavalle – Riproduzione riservata – Non è autorizzata nessuna forma di riproduzione non autorizzata

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