“Dyscho Dark” di Maximarte, un disco da comprare per ascoltare qualcosa di bello

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Di solito alla fine dell’anno, mi trovo a fare un bilancio musicale, una sorta di consuntivo dei 365 giorni appena trascorsi.

Certo il 2020 non ha aiutato in niente. Dopo il lockdown sono state partorite canzonette degne del peggio degli anni 80.

Canzoni, per le quali, ci si chiede se si debba fare lo sforzo fisico ed economico per pubblicarle.

Max Martulli - foto da fb - www.lesfemmesmagazine.it (1)

Qualcuno, però, lo ha fatto e lo ha fatto per diverse volte, forse la crisi non è stata così violenta, perché, onestamente, per tutte le canzoncine che ho sentito nell’estate appena trascorsa, non avrei uscito un euro per produrle.

Per fortuna, grazie a Dio, Buddha o a chiunque crediate e pregate, ci sono delle eccezioni che confermano la regola della canzonetta da spiaggia.

Quindi cosa mi porterò di questo 2020?

Sicuramente un disco che ho amato alla follia è quello di Diodato, il quale ha fatto incetta di premi tutti strameritati.

Il secondo è un disco, diverso, che magari entrando in un negozio, forse, non avrei notato, perché non rientra proprio nei miei canoni, ma che, per fortuna, ho avuto modo di ascoltare e di cui mi sono veramente innamorata.

“Dyscho Dark” di Maximarte è un disco che ha come perno ogni possibile gradazione del dark.

Maximarte al secolo Max Martulli, regala al pubblico un album ricco di citazioni, che, però, non eludono dalla sua personalità.

Non è un album semplice, io per prima, ho impiegato un po’ a farlo mio, soprattutto perché non credo nelle recensioni dei dischi dopo 2 ascolti.

Ogni lavoro, merita la giusta attenzione, un disco bello come questo, ogni giorno ti regala sfumature diverse e, quindi, una recensione dopo pochi ascolti, lascia il tempo che trova.

Ma poi i dischi scadono? Quelli belli no. Le canzonette si.

Ma questo è un disco bello, la cui cura del suono è maniacale.

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Un album electro-pop strumentale a tinte scure, che ricorda i primi mash-up della House Music fine anni 80, quando si “giocava” coi vinili.

Le quattordici tracce, tre delle quali prodotte con il fratello beat Maker Marco Martulli, ti portano a fare un viaggio diverso per ogni brano, in un ambizioso percorso per racchiudere l’essenza del dark.

” ‘Cause it’s about the people” la bonus track e l’unico brano cantato, rimane il mio pezzo preferito.

Una canzone molto bella che vede il feat dei 5/6 degli Afterhours ovvero Dellera, D’Erasmo, Iriondo, Rondanini e Pilia.

 

Altra chicca è “Dark whale” che contiene veri canti di balene. In pochi sanno che questi mammiferi cantano sempre con suoni che si diversificano a seconda delle situazioni.

“Dark Punk” e “Dark Vox” lasciano spazio a dei bassi che pompano.

La seconda regala un passo di un discorso di Pertini del 1983 nel quale, il nostro amato Presidente chiedeva di battersi sempre per la libertà, la pace e la giustizia sociale.

Bellissime parole! Cosa avrebbe detto, della società odierna, l’indimenticabile Pertini?

Definirei “Dyscho dark” un documento musicale importante, soprattutto perché è nato in un periodo storico considerevole e condiviso da tutto il mondo.

Max Martulli - foto ufficio stampa - www.lesfemmesmagazine.it

Ascoltandolo puoi leggerci dentro tutta l’esperienza di Max Martulli, come musicista e come addetto ai lavori.

Una persona che la musica l’ha vissuta a 360° gradi e sa cosa significa suonarla e viverla.

Max ha all’attivo 4 EP e lavora come tour manager per tantissimi artisti, tra gli altri Afterhours, Negrita, Diodato, Vasco Brondi e Levante.

Maximarte ha pubblicato un lavoro, che pur essendo una produzione italiana, abbraccia il panorama globale nel suo essere non convenzionale.

Potrei continuare a snocciolare pensieri su questo disco, ma sono i miei pensieri, per cui più o meno condivisibili, quindi vi consiglio di ascoltarlo ed acquistarlo, perché la musica è esperienza e condivisione, in qualsiasi combinazione, anche quando è brutta, ma non è questo il caso. Buon ascolto!!

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Maximarte Fb

www.valeriagiuffrida.com

 

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