Diodato: intervista al cantautore in attesa del live del 12 maggio a Catania

diodato (1)Questa è un’intervista molto lontana dal “per dovere”. E’ stata fatta col piacere di chiacchierare con un artista che stimo e che finalmente, il 12 maggio, arriverà live al Ma di Catania.

Sottolineo il finalmente, perché è un concerto desiderato e che anche noi catanesi ci meritavamo di ascoltare.

Diodato è un cantautore raffinato e con una voce bella, mai urlata, ma sopra le righe, bella. Della bellezza che ha la misura, l’eleganza, la raffinatezza.

In un mondo di urla e di strepiti, lui ti porge suono ed eleganza quasi sussurrando e con la sua musica incarta parole, parole forti e importanti che non hanno necessità di essere strillate per essere comprese, basta saper ascoltare.

“Cosa siamo diventati”  un album molto intimo che ti racconta, mettersi a nudo quanto è difficile pensando che poi quelle parole arriveranno a degli estranei? Questo ti crea delle remore?

Il problema si pone sempre, soprattutto se sei una persona sincera. Tante volte quando scrivi puoi anche indossare una maschera o levigare gli spigoli, modificare, ma se vuoi essere sincero, prima di tutto con te stesso, devi lasciare le cose per come stanno. Lasciare che arrivino con tutte le loro sporcature ed irregolarità. E’ dura perché ti metti a nudo davanti a tutti, conoscenti e non. Quando ho iniziato, anni fa, il live mi ha aiutato in questo senso, mi ha fatto capire quanto io fossi presente rispetto a quello che scrivo. Quando quelle parole escono dalla tua stanza e le canti davanti alle persone e ne puoi cogliere immediatamente le reazioni, ti rendi conto davvero se quelle parole ti descrivono davvero e ti senti a tuo agio.

Tutto ciò non significa che se questa percezione di agio non c’è, vuol dire che tu hai sbagliato. Spesso significa che hai detto una verità scomoda per te e per gli altri e non è facile da gestire.

Questo mestiere ti porta continuamente a scavare dentro di te, per questo cerco di essere sempre il più sincero possibile, ciò ti permette, anche anni dopo, di riconnetterti con quello stato d’animo che ti ha portato a scrivere quel brano.

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…E’ una forma di autoanalisi…

…Assolutamente! Risparmi tantissimo sulle spese per lo psicologo. E’ uno sfogo. Talune volte le cose le scrivi, ma il vederle scritte spesso ti consente anche di abbandonarle. Capisci che quello stato d’animo è stato superato e non ti appartiene più. Deciditi tu, poi, se quello che adesso sta nero su bianco va pubblicato oppure no.

“Adesso” è una  canzone bellissima, com’è nata l’idea di questo brano?

La canzone è nata in un periodo, in cui mi guardavo molto dentro e mi rendevo conto di avere difficoltà a vivermi un presente, anche nella sua semplicità, perché ero sempre proiettato verso un altrove. La semplicità che poi si può trasformare in intensità, nella consapevolezza di aver vissuto.

La prima frase è nata dopo una lunga passeggiata che avevo fatto e di cui non ricordavo nulla, perché ero stato tutto il tempo con la testa nel cellulare e provavo un senso di stanchezza. Ho tirato su la testa e ho visto questa luna gigante tra i palazzi. Con molta spontaneità ho capito che venivano a galla tutti i pensieri e le considerazioni che stavo facendo in quel periodo. Basta guardarsi attorno per capire che siamo molto distratti. Viviamo bombardati da informazioni. Il social se lo utilizzi con attenzione è un mezzo utile, con il quale controlli la comunicazione, soprattutto per chi fa il mio mestiere…

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…Il problema nasce, a mio avviso, quando una comunicazione costante sui social arriva dalla persona che non fa un lavoro pubblico come il tuo, che quindi necessita di un certo tipo di visibilità, ma dalla persona comune, che ogni volta che si beve un caffè lo deve postare…

…Infatti è l’eccesso che ci sta portando verso la strada sbagliata e paradossalmente l’eccesso di social ci ha fatto essere più lontani. Questa cosa, però, nasce da me. In molti hanno banalizzato racchiudendo il tutto,  dentro la frase “Diodato ci chiede di posare i cellulari”. Non è così, io ho fatto delle considerazioni e quelle considerazioni sono partite da me e valgono per me.

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In tutto questo quando entra nel progetto Roy Paci?

Quel giorno sono tornato a casa ed ho scritto la canzone. Subito ho pensato a Roy, perché consideravo che il brano si prestasse ad un arrangiamento di fiati, particolarmente nelle parti più importanti. Roy è un grande artista, ma soprattutto attento agli interventi che fa anche in generi musicali lontani da lui. In molti si aspettavano un duetto vocale, ma abbiamo deciso di non pensare alle aspettative del pubblico, ma di raccontarlo per come lo sentivamo e per noi il brano doveva essere in quel modo.

La nostra è una grande amicizia che dura da anni, per molti eravamo la strana coppia, ma in realtà noi ci conoscevamo da tantissimo tempo.

Come mai non hai ceduto alla ripubblicazione del cd con i due brani nuovi  (“Cretino che sei” e “Adesso”n.d.r.), annessi?

Perché mi sembrava fuori luogo. “Cosa siamo diventati” non era un concept album, ma era un racconto di un determinato momento della mia vita, che non si sposava con “Adesso”, anzi, questo brano è un passo verso una nuova visione della mia carriera musicale e anche della mia vita. Sto cercando di attuare una piccola rivoluzione e  il disco precedente apparteneva ad un altro capitolo.

Perché Ghemon, come avete pensato a lui per il duetto?

Per lo stesso motivo di cui ti parlavo prima. Sia io che Roy amiamo collaborare anche con artisti , che sulla carta, sono lontanissimi da te. Ghemon è una delle penne migliori che abbiamo in Italia e sta facendo un lavoro bellissimo perché è passato dal Rap al canto, una cosa che nell’ambiente non ti viene perdonata, ma a lui di quello che pensavano gli altri non interessava ed è andato avanti per la sua strada, con dei risultati bellissimi. Quando ci siamo conosciuti, ci siamo riconosciuti ed abbiamo pensato a lui per questo duetto che a mio avviso è venuto bellissimo.

Nella tua carriera se c’è una cosa che non è mai mancata sono le collaborazioni, da Daniele Silvestri a tantissimi altri, anche mondi che sulla carta sono differenti dai tuoi, penso agli Afterhours, una “provocazione” perché Diodato ha avuto credibilità da subito in un mondo in cui è più facile ricevere un no che un si?

Penso che tutto parta anche da un approccio personale. Non sono una persona respingente. Non credo nella gara, anzi apprezzo anche generi lontani da me, perché capisco tutto il lavoro e la fatica che comporta. Per cui presumo che si percepisca che non mi metto nella posizione del gareggiare con qualcun altro. Tutto questo e il fatto che sia una persona tranquilla che se un progetto non va in porto non do in escandescenze, credo che porti gli altri a capire che con me possono stare tranquilli. Non sono alla costante ricerca dell’affermazione e la prevaricazione dell’altro. Presumo che per questi motivi  siano nate  delle collaborazione  assolutamente spontanee.

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Il tuo tour è già partito e ti porterà a Catania il 12  maggio, finalmente…..che diciamo ai catanesi? Come sono andate queste date?

E’ un live molto energico con una risposta del pubblico entusiasmante, intensa, la definirei fisica. Ho deciso di fare i club proprio per questo, per avere un contatto diretto col pubblico. La risposta è stata fantastica e ne sono molto, molto contento, perché la Sicilia l’ho sempre sfiorata, ma non ero mai riuscito a fare un live. L’estate scorsa l’ho conosciuta bene ed ho avuto la percezione che la Puglia e la Sicilia hanno molto in comune, infatti  mi sono sentito a casa. Sono felice di venire a suonare a Catania è una città importantissima per la musica.

DIODATO FB

www.valeriagiuffrida.com

INFO E BIGLIETTI PER IL CONCERTO DEL 12 MAGGIO A CATANIA

www.puntoeacapo.uno

 

 

 

 

5 Responses

  1. Bellissima intervista che ci fa conoscere meglio un cantautore come Diodato. Io il 12 sarò al concerto

  2. Diodato è un artista elegante spero torni anche in estate in sicilia e non solo a catania

  3. ho letto con attenzione questa intervista, caro diodato non occorre lo psicologo la giornalista ha fatto decisamente di meglio. fighissima questa intervista veramente

  4. lo amo da quando l’ho visto da fazio è un cantautore bravissimo e una persona gentilissima

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