Daniele Silvestri “La terra sotto i piedi” – Recensione disco

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Avevo quasi paura ad ascoltare questo cd. Ho amato troppo “Acrobati” il lavoro precedente di Daniele Silvestri. Album che dal 2016 cammina con me ovunque, dalla macchina, alle cuffie, allo stereo, al computer. Mai abbandonato insieme a “Folfiri o Folfox” degli Afterhours.  Comprati a poca distanza l’uno dall’altro. Due cd così diversi, ma con tanti punti in comune, uno su tutti l’uso della parola in modo ricercato.

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Due lavori che amo alla follia, come quando ami due uomini contemporaneamente e non sai chi scegliere, perché di ognuno di loro ami una sfumatura, una qualità, un modo di essere.

Vorresti, anche unificarli, farne uno solo ma non si può.

E chi lo afferma?

Invece si può.

Avrei voluto lasciare ogni commento per questo brano, per questa pietra preziosa, alla fine di questo scritto, ma non è possibile.

“Argento Vivo” è l’unione di  due artisti che stimo prima e che amo di conseguenza.

Due persone che con le parole fanno volteggi, salti acrobatici, giusto per rimanere in tema, che nessun trapezista sarebbe capace di fare.

Due cantanti che ambivo vedere insieme cantare in qualcosa di nuovo e che, secondo me, hanno fatto solo il primo passo e possono aspirare a collaborazioni più importanti.

Due artisti che non scrivono parole, le scolpiscono.

“Argento Vivo” è questo per me.

Una pietra preziosa della canzone italiana, incastonata dalle parole di Rancore, che incorniciano quelle già uniche di Silvestri e Agnelli, il tutto arricchito dal suono della batteria di Fabio Rondanini, assolutamente determinante.

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La canzone rimane un esperimento unico che spicca nell’album, ma che non avrebbe stonato in altri cd di Daniele, in quanto pur essendo parte integrante de “La terra sotto i piedi”, rimane una gemma unica e di rara bellezza, che come tale può essere posta in qualsiasi luogo.

Al contrario di altri lavori, questo cd si propone con un ascolto travagliato, ovvero non riesco ad ascoltarlo tutto di seguito, col giusto silenzio, con la giusta concentrazione.

Mi fermo su alcuni brani e non vado né avanti, né indietro.

Eppure non ho voluto ascoltare i vari singoli al di fuori di tutto il lavoro, anche “Argento Vivo” dopo Sanremo, l’ho ascoltata poco.

La prima a catturare la mia attenzione è “Rame” il suo ritmo cadenzato da metronomo, la dialettica usata che pone accenti specifici su determinate parole, mi fa restare ferma su questo brano speciale per più di una settimana.

Ascoltata in loop senza fermarmi, il ritmo scandito e preciso è ipnotico, ma quello che mi ruba l’udito sono le parole. Parole a cui dare importanza, da non sottovalutare, esattamente come il valore del tempo.

La voce di Ilaria Graziano, mette l’accento dove occorre, sottolinea e si amalgama perfettamente con quella di Silvestri.

Il sax di James Senese è la ciliegina sulla torta che mette l’accento su questo brano splendido.

Penso che a scuola ci hanno ammorbato per anni, con poesie che poco collimano col mondo attuale, che ovviamente si devono conoscere, ma che dovrebbero camminare di pari passo con testi come quelli di Daniele, così moderni, attuali, precisi e diretti.

“Rame” si è definitivamente portata via il mio cuore.

Per uscire dal loop canzone a ripetizione, decido di fare una pausa dal caos quotidiano e di portare “La terra sotto i piedi” nel mio posto preferito, dove mi siedo e non ho la terra sotto i piedi, perché il muretto è alto e io dovrei essere un giocatore di pallavolo e non lo sono, anzi sono l’esatto opposto.

Il mio posto preferito
Il mio posto preferito

 

“Concime” parte e mi commuove, con il suo arrangiamento ricco di suoni in evoluzione, mi impressiona che il vento si alzi giusto quando la presenza degli “Esecutori di metallo su carta”, l’orchestra che arricchisce questo brano, diventa sempre più pressante e il vento che soffia nella canzone, (In questo momento il vento che soffia sono io), spira davvero.

Questo è il brano dove Daniele cita “Acrobati” e segna esattamente il filo conduttore tra i due album.

Da sottolineare l’apporto di Marco Santoro (fagotto) e di Sebastiano De Gennaro, coautore della musica, alle percussioni.

Ho iniziato a pensarla in un teatro all’aperto, chissà come sarà live sul palco, ma non riesco a considerare niente che non faccia rima con la parola magia.

“Prima che” è un’altra perla di quelle che può scrivere solo Silvestri. Praticamente una sceneggiatura completa condensata in poche parole.

Sfido chiunque a non immaginare tutto quello che viene cantato in questa canzone.

Anche “Tutti matti” vive del medesimo pensiero di “Prima che” una sceneggiatura in miniatura a tutti gli effetti.

A questo punto mi prudono le mani e devo mettere su carta quello che penso, bozze su un block notes, poggiato sulle gambe che, ovviamente, non ti porta verso un quaderno di bella calligrafia, spero, dopo, di capirci qualcosa, perché in realtà mi sembra la scrittura di un’altra.

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“Blitz Gerontoiatrico” mi regala una sorpresa, un intro, delicato, che poi sfocia in tutto quello che  penso del trap.

Quindi, rimango, li basita ad ascoltare e penso che Silvestri mi abbia letto nel pensiero.

Se fossimo in un qualsiasi social, sarebbe partita la faccina con gli occhi sgranati a corredare il tutto.

Avendo partecipato a tanti concerti di Daniele, ascoltando “Scusate se non piango”, “Tempi modesti” nel quale c’è il feat di Davide Shorty, “Complimenti ignoranti”, so già cosa accadrà quando le canterà dal vivo.

Sarebbero le canzoni leggere di Silvestri, che in realtà di leggero hanno poco, bisogna sempre leggere tra le righe e le parole.

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“Acrobati” si concludeva con una pietra preziosa “Alla fine”, che ho sempre amato, soprattutto per il dialogo vocale con la voce di Diodato.

Ho remora a scoprire a quale brano è affidata la chiusura di questo lavoro.

Mi porto a casa un’altra sorpresa, quella di scoprire due brani meravigliosi “L’ultimo desiderio”. Una canzone sussurrata che ti accarezza come la famosa piuma di Forrest Gump, con una musica delicata, scritta a quattro mani con Marco Santoro, alla quale viene lasciato tutto lo spazio finale del brano per volteggiare sino all’ultima nota.

“Il principe di fango (solo un lieto fine)” conclude con grazia un album che mi ha lasciato senza parole e che ancora una volta descrive l’emozioni in modo poeticamente minuzioso.

Questo cd è arrivato a casa mia in modo strano, già con dedica e per questo posso solo che ringraziare.

E’ entrato nelle mie orecchie in modo bizzarro, ma le ha conquistate. Penso  di avere un nuovo cd preferito, da portare con me, spero che Daniele Silvestri non se ne abbia a male, non si offenda se do spazio a DS, il problema serio adesso è: come farò con tutte le password create con i titoli di “Acrobati”? Tranquilli sono “create” quindi mica facile arrivare a capire come le ho usate!

 

Ringrazio Daniele per aver esaudito un mio desiderio, l’ho chiesto, senza pretese,  come averne d’altronde, solo un’aspirazione, diventata realtà, che a febbraio mi ha portato in dono un brano spettacolare che mi emoziona ogni giorno come il primo.

Dedico questo articolo a B. che da una settimana sta scoprendo il mondo di Daniele e della sua musica. Ho rischiato e gli ho regalato “La terra sotto i piedi” non ho sbagliato, ma il merito non è mio è di DS.

www.valeriagiuffrida.com

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10 Responses

  1. se conosci daniele e ami la sua musica sai già che tutto quello che trovi scritto qui è la verità.

  2. Valeria anche la tua è una narrazione, come quella contenuta in questo album che hai recensito con cura seguendo sentimenti ed emozioni, quelle che solo le parole di Daniele sanno suscitare! Grazie

  3. questa recensione è troppo figa perchè parla di daniele in modo corretto e preciso. Daniele leggi

  4. Mi è piaciuto tantissimo! molte sensazioni credo siano comuni a tutti i testardi…hai reso perfettamente le emozioni di questo cd! Una storia nella storia

  5. ho comprato questo cd appena uscito ancora trovo cose nascoste chissà quante ne troverò ancora. da comprare assolutamente consigliato

  6. Che spettacolo di recensioneeeee!!!!!!!!!!!!!! Ci sono molte frasi in cui mi sono riconosciuta…. le cose che abbiamo in comune…..

  7. Sento molto delle cose che hai descritto tu nella testa e nel cuore ogni volta che ascolto questo album… un susseguirsi di emozioni sempre nuove sempre intense con la musica a cadenzare i pensieri! E tu sei stata brava a descrivere il tutto!

    1. Grazie davvero, sapere che i miei pensieri non sono solo miei, è molto bello. Talune volte ci si può sentire di parte, ma non si può raccontare una cosa che non si sente, se non la senti come la racconti? Almeno per me è così.

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