Cristiano De Andrè entusiasma Catania e il suo pubblico

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CATANIA – Serata di grandissima musica quella andata in scena al teatro Metropolitan di Catania lunedì 2 dicembre 2019.

Sul palco il noto cantautore Cristiano De André che ha fatto tappa a Catania (unica data in Sicilia) con il suo tour “Storia di un impiegato. De André canta De André”.

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“Storia di un impiegato” è un concept album del 1973 in cui l’indimenticabile Fabrizio De André racconta la storia di un giovane impiegato che – dopo avere ascoltato le canzoni del maggio francese e avere fatto suoi i tumulti del 1968 – decide di ribellarsi all’ordine costituito e lottare per una società migliore. La vicenda dell’impiegato è descritta nelle canzoni dell’album che sono legate tra loro da un filo conduttore e che nel 2018 (a cinquant’anni dai moti studenteschi che cambiarono il mondo) il figlio Cristiano De André ha riarrangiato in chiave rock in collaborazione con il produttore Stefano Melone.

La sensazione che si prova entrando a teatro è quella di un incontro con l’artista, più che assistere ad un semplice concerto. Perché, diciamolo chiaramente, Cristiano De André si sceglie consapevolmente, si aspetta con impazienza e quando l’attesa finisce e le luci si spengono, ecco che si viene catapultati immediatamente in un’altra dimensione e in un altro tempo, il periodo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del Novecento.

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Per i giovani in sala quel momento storico è un po’ una scoperta, qualcosa di cui si è sentito parlare dai genitori e dagli zii nati in quel periodo, ma per chi scrive (classe 1972) rivivere l’atmosfera di quegli anni (grazie ai video d’epoca proiettati sui pannelli della scenografia) è un’emozione forte, è un ritrovare concetti, parole e valori come libertà, contestazione, libero pensiero, rivoluzione pacifista che si credevano ormai appannaggio esclusivo di qualche museo del Novecento.

Cristiano De André riesce benissimo nell’intento di traghettare la musica del grande Faber nel terzo millennio lasciando testi e musica inalterati, ma infondendo l’energia del rock elettronico per rendere appetibile a tutte le generazioni un patrimonio musicale e un messaggio così potenti.

La storia della musica si mescola dunque con l’attualità – sociale e politica – dell’Italia contemporanea, in  balìa di rigurgiti xenofobi e razzisti, ma scossa allo stesso tempo da un’ondata di dissenso e presa di coscienza di tutti coloro che vogliono restare umani, solidali e uniti. È tempo che si scelga da che parte stare e soprattutto è tempo di pensare con la propria testa mettendo la libertà al primo posto, come conferma Cristiano De André mentre dialoga con il pubblico tra una canzone e l’altra.

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Le due ore del concerto scorrono veloci sulle note di brani come “Il bombarolo” e “Verranno a chiederti del nostro amore”. Ci si scopre felici di piangere sulle note de “La canzone del padre”, un momento di grande intensità e di sincera commozione. E quando Cristiano intona pezzi storici come “Don Raffaè”, “Amore che vieni, amore che vai”, “Quello che non ho”, la diciassettenne di trent’anni fa che ricopiava i testi di Faber sul suo diario scolastico, si trova a cantare quelle canzoni ad un concerto, un sogno che credeva impossibile, ma che si è realizzato come per magia.

E quando, al momento del bis, dopo l’incantevole ed evocativa “Crêuza de mä”, Cristiano canta “Il pescatore”, chi scrive corre a bordo palco insieme a tanti altri fans per cantare tutti insieme. È un momento straordinario di condivisione, comunione, emozione, gioia. Alla fine del concerto, il teatro esplode in un boato ed ecco che chi scrive si trasforma in una “groupie”! Sì, proprio una groupie, nel senso più nobile del termine, cioè una fan particolarmente entusiasta di un cantante o gruppo musicale, con buona pace di qualche analfabeta funzionale odierno che dovrebbe dirozzarsi un bel po’ prima di interpretare male un (altro) articolo scritto in buona fede…

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Un ringraziamento più che dovuto va a Cristiano De André (che attendiamo con un futuro concerto di suoi brani inediti) e alla sua meravigliosa band: Osvaldo Di Dio, Davide Pezzin, Davide Devito e Riccardo Di Paola. È stato un concerto memorabile, ricco di emozioni che resteranno a lungo nel cuore e nella mente.

SFOGLIA LA GALLERY DEL CONCERTO A CURA DI VALERIA C. GIUFFRIDA – www.valeriagiuffrida.com  – E’ VIETATA QUALSIASI FORMA DI RIPRODUZIONE

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