Claudio Gioè, un incontro in relax

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claudio_gio__-_ph_valeria_c_giuffrida_(3)CATANIA – A chi intraprende la via del giornalismo toccano lavori di dovere, quelli con cui, per forza di cose, hai un approccio svogliato dovuto dalla costrizione e, lavori che io ho sempre definito “relax”. Mi reputo fortunata. In questi anni i secondi hanno superato i primi di una buona percentuale. L’intervista a seguire è stata di grande relax! Cercata, voluta e vista la gentilezza di Claudio, ottenuta.

Essendo Gioè persona di grande spirito, si è anche sobbarcato l’ennesima giornalista che gli chiedeva de “Il capo dei capi”, per fortuna senza ritorsioni e senza chiedermi di abbandonare il loco, ma sottolineando la domanda con il tonico ironico che lo contraddistingue.
Ovviamente, non volevo e non potevo esimermi dal chiedergli della seconda serie de “Il tredicesimo apostolo”, in onda il 20 gennaio su Canale 5.

Arriva la seconda parte del “Tredicesimo apostolo”, c’era molta attesa per questa fiction…
…. Spero tu sia un po’ curiosa perché riserverà molte sorprese…
Assolutamente si, ho seguito la prima serie con molto interesse, soprattutto per l’originalità della storia, che finalmente esula dalle solite fiction amore/mafia ed anche una bella prova come attore…
…Ci siamo tutti messi in gioco, abbiamo sperimentato perché non è proprio del genere italiano il recitare con effetti speciali piuttosto che con dei demoni alti tre metri o, vampiri e similari. Nella seconda serie abbiamo tenuto un passo narrativo più efficace, rispetto alla prima, ch’è servita anche per comprendere come dosare gli elementi fantasy, piuttosto che mistery o horror.
Quando ti è arrivato il copione hai pensato che fosse un rischio una fiction come “Il Tredicesimo apostolo” in Italia, oppure è stata una sfida che hai colto subito?
In realtà dopo “Squadra Antimafia 1” ero già stanco di fare fiction di mafia o polizieschi, ma ho accettato di fare la seconda serie a patto che fosse l’ultima, i produttori in realtà avevano altri piani, ovvero quelli che stanno attuando, per cui hanno proseguito con le varie serie della fiction.
Essendo la Tao Due, comunque, una casa di produzione che osa, ho proposto di fare un mistery, un soggetto diverso ed anche divertente che esulava dalle solite cose, delle quali penso che anche il pubblico italiano più affezionato, si stufi…
… Allora possiamo dire che la fiction è nata su tua proposta?
… Con Valsecchi non è mai così. L’ idea era già nata col regista Beniamino Catena ch’è un grande amante del genere mistery, per cui avevamo il sogno di fare una fiction con protagonista un prete esorcista, ma era molto più dark ed estrema, per cui all’epoca i dirigenti di canale 5, si impressionarono e il discorso cadde. Magicamente, qualche mese dopo, l’idea tornò in ballo, in modo più edulcorato, con la storia d’amore, per cui più digeribile per il pubblico di canale 5. Siamo arrivati insomma ad una mediazione. La prima stagione il pubblico ci ha premiato per cui, in questa seconda serie ci siamo divertiti di più a spingere l’acceleratore.
Da siciliana mi riservo di fare un passo indietro e tornare al “Capo dei capi”, per porti una domanda che mi feci all’epoca. Da siciliano portare sullo schermo un personaggio negativo, quale innegabilmente Riina è, anche se andando oltre l’ovvio, la fiction, finalmente raccontava il rapporto stato – mafia, ti ha creato qualche dubbio prima d’interpretarlo?
La fiction aveva per autori Claudio Fava, Domenico Starnone, Attilio Bolzoni, Giuseppe D’Avanzo e Stefano Bises, tutta gente a partire da Claudio, con il quale avevo lavorato anche nei “Cento passi”, con una sensibilità decisamente antimafia, è chiaro che con questa fiction si è osato guardare dall’altra parte, non necessariamente per comprenderne le motivazioni psicologiche, però sicuramente c’era un buco nero nella storia che andava chiarito, anche solo per rendere edotti sua una sequenza di fatti. L’ interpretare un personaggio che avesse una presa sul pubblico, così come nella realtà e nel suo mondo aveva un suo seguito, suscitando un fascino sinistro, con atteggiamenti e modi di fare che poi nella fiction sono stati anche mutuati, va sempre considerato, ma alla fine noi siamo attori che interpretiamo individui che, come in questo caso, hanno una notevole complessità, per cui la cosa interessante è evidenziare una personalità così schizofrenica, che passa dall’amore assoluto per la famiglia all’ ordinare efferatissimi omicidi. Come attore è stato molto interessante interpretarlo…
…Alla fine però in molti si immedesimavano nel personaggio. Ad un certo ceto sociale, magari è sfuggito il vero intento della fiction, peraltro decisamente palese ed è venuto fuori una sorta di eroe…
…Anche nella realtà, le classi meno abbienti, sono quelle che subiscono le sirene della criminalità, dovremmo interrogarci tutti sul perché la metà di questo paese viene tenuto in uno stato di analfabetizzazione e perché queste fasce più deboli vedono nella mafia piuttosto che nell’ ‘ndrangheta la possibilità di un riscatto sociale.
Torniamo al tuo lavoro, teatro?
Nel 2013 è stato impossibile fare del teatro, mentre l’anno prima avevamo portato in scena “Eretici e corsari”, dove mettevamo a confronto gli universi di Gaber e Pasolini, apparentemente diversi, ma in realtà con dei punti di intersezione molto interessanti. Spero di riprendere quest’anno.

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