Chiacchierata a tu per tu con Nicola Franco che ha incantato Palermo

nicola franco - ph. lorenzo gatto - www.lesfemmesmagazine.it

PALERMO – Il recente Festino di Santa Rosalia, edizione numero 395, svoltosi a Palermo dal 10 al 15 luglio, ha visto numerose maestranze far bella mostra di sé, sotto la magistrale direzione artistica del Maestro Lollo Franco. La sera del 14 in particolare, ha avuto luogo la tradizionale rievocazione storica della vita della patrona palermitana, che da sempre si svolge in tre tappe: la prima a palazzo dei Normanni, la seconda presso la Cattedrale e ai Quattro Canti di città, la terza alla Cala marina con i fuochi artificiali, che spazzano metaforicamente via dalla città il lutto e il fetore della peste, per fare spazio alla gioia e alla fede in Dio per la grazia ricevuta.

Ph. Lorenzo Gatto
Ph. Lorenzo Gatto

 

Soffermiamoci per un istante al primo atto: al Palazzo dei Normanni va in scena l’infanzia di Rosalia, giù giù fino alla scelta della fuga e la morte, anni dopo, sul monte Pellegrino. Gli anni passano e a Palermo, anno 1624, ahimè arriva la peste. Un giovane uomo, dal volto segnato dalla sofferenza, tiene fremente una bimba in braccio. Quest’uomo è Vincenzo Bonelli, il cacciatore che vedrà Santa Rosalia annunciargli la fine del supplizio dopo la scoperta delle sue ossa. E quella che tiene in braccio, è sua figlia esanime, morta di peste come la madre. L’attore che ha sapientemente scosso gli animi e il sangue dei palermitani è Nicola Franco, figlio del maestro Lollo Franco.

Ph. Lorenzo Gatto
Ph. Lorenzo Gatto

 

Siamo riusciti ad ottenere un’intervista con questa giovane e brillante promessa del teatro palermitano:

La tua magistrale interpretazione, durante il recente Festino di Santa Rosalia nei panni di Vincenzo Bonelli, il cacciatore “saponaro” che perse moglie e figlia durante il flagello della peste, ha riscosso notevoli apprezzamenti da più parti. Cos’hai provato da palermitano, a vestire i panni di una figura così particolare?

Da palermitano, sono profondamente legato alla figura di Santa Rosalia. Quest’ultima si rispecchia negli occhi di Vincenzo Bonelli, in maniera speculare; tendendogli la mano e risanando le ferite del suo dramma. È un personaggio complesso che richiede un coinvolgimento emotivo misurato, anche nel dolore più grande; un ruolo “di pancia”. Per me è stata un’emozione unica e inimitabile dare voce a quest’anima straziata dal dolore della perdita della figlia e dei suoi cari, a causa della peste. Un momento molto intenso che porterò nel cuore, soprattutto per la tensione del pubblico, che ha partecipato col fiato sospeso.

Ph. Rossellina Garbo
Ph. Rossellina Garbo

 

Da dove nasce la tua passione per il mondo del teatro?

Come figlio d’arte ho sempre vissuto direttamente e indirettamente all’interno di questo mondo. La scelta di prenderne parte con la testa e l’anima è venuta col tempo. Iniziato tutto per gioco, mi sono ritrovato a non poterne più fare a meno; quasi fosse ossigeno. Ho studiato tanto e continuo a farlo costantemente con impegno, dedizione, ma soprattutto passione. Quella stessa che ogni volta mi fa andare in scena con il cuore palpitante e lo stomaco in subbuglio, con la voglia di trasmettere emozioni; se col tempo non si prova più questa sensazione, è meglio lasciare perdere e trovare un’altra strada. Il compito dell’attore è quello di arrivare al pubblico e se non convinci te stesso, non potrai mai convincerlo. La tecnica è una cosa, ma l’emozione, quella vera e sincera, è un’altra storia.

 

Ph. Rossellina Garbo
Ph. Rossellina Garbo

 

Come figlio del Maestro Lollo Franco, avrai ricevuto sicuramente un’istruzione piena di “chicche” del mestiere. Ricordi il primo insegnamento che ti diede tuo padre?

Dire che sono stato fortunato è riduttivo. Mio padre, Lollo Franco, è il mio Maestro, il mio mentore, la mia guida. Un vero gigante del Teatro, del mondo dello spettacolo e della vita stessa. Continua a darmi consigli e seguirmi, e io cerco con tutto me stesso di metterli in atto, filtrarli attraverso la mia sensibilità e renderli unici. La prima cosa che mi ha insegnato è che il teatro è un gioco, ma come ogni gioco che funziona ha le sue regole. Ecco, questa è la base per iniziare a muovere i primi passi e coltivare il rigore e l’educazione teatrale che oggi, purtroppo, manca sempre di più. E poi il più importante: “recitare per essere, non per apparire”.

 

Ph. Lorenzo Gatto
Ph. Lorenzo Gatto

Se dovessi avere davanti a te una giovane promessa del teatro in cerca di consigli, cosa ti sentiresti di dirle?

Di essere curiosa, di osservare e non guardare e basta. Il talento non è solo fine a se stesso, va coltivato, giorno dopo giorno, così come vanno coltivate le proprie passioni; senza di esse siamo dei sacchi vuoti. In teatro si finge, sì, ma per essere veri. Così mi è stato insegnato e così continuerò a dire.

 

Ph Lorenzo Gatto
Ph Lorenzo Gatto

Finito il Festino, cosa riserva il futuro a Nicola?

Sto lavorando all’Astolfo sulla Luna, che andrà in scena il 27 luglio all’interno de “La macchina dei sogni” di Mimmo Cuticchio, con la regia di Fabrizio Lupo e presto ritornerà  “Terapia Amleto”, uno spettacolo che mi vede in scena da solo, con le musiche di Giuseppe Mazzamuto (compositore delle musiche di quest’ultimo Festino) e la partecipazione di Federica Marullo, curandone anche la regia. Un’estate piena e intensa.

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