E se Carmen Consoli ispira un cortometraggio?

Carmen Consoli

carmen-consoli-1  Il primo cortometraggio ispirato a due brani di Carmen Consoli:
“Matilde Odiava i Gatti” e “Contessa Miseria” sono le due canzoni che hanno ispirato le autrici di Ajala, M., storia di una donna che ha già insita la pazzia. Alcuni episodi quali il chiacchiericcio delle persone del paese in cui vive, la violenza che subisce dal suocero, l’incomprensione del marito, la condurranno ad una pericolosa condizione di turbamento mentale. Un finale aperto, una interpretazione che deve arrivare dalla propria sensibilità, una storia che, seppur realistica, potrebbe non essere reale. Tutto il cortometraggio “gioca” di continui rimbalzi tra reale e irreale, verità e menzogna, reali avvenimenti e proiezioni della mente turbata della protagonista.

Questo lavoro non è solo una esercitazione di stile e un omaggio all’Arte che non è mai fine a se stessa – non a caso è un prodotto audiovisivo che rielabora e interpreta brani musicali -, ma soprattutto uno dei tanti modi per tenere accesa l’attenzione sulla situazione femminile in Italia e nel mondo; per porre l’attenzione su alcune forme di violenza subdole e spesso taciute; per dimostrare che siamo giovani che credono ancora nella forza dell’Arte e della Bellezza, in Italia.
carmen-consoli-2Il cortometraggio Ajala, M. Una donna diversa. Una storia comune. si finanzia tramite crowdfunding e conta già molti sostenitori, ma non ancora abbastanza per poter portare a termine il lavoro. Per sostenere le giovani autrici (tutte under 30 e per lo più ancora studentesse universitarie) visita la piattaforma www.mecenup.it o la pagina pubblica di Facebook (@cortometraggio.ajala): non solo riconoscenza, ma anche tante e belle ricompense per chi contribuisce al finanziamento.

Progetto di cortometraggio:
Titolo: Ajala, M.
Genere: Drammatico, Psicologico
Idea: Andrea Cavallaro, Rita Giordano, Beatrice Marazzini
Soggetto: Rita Giordano, Beatrice Marazzini
Sceneggiatura: Rita Giordano, Beatrice Marazzini
Regia: Rita Giordano
Direttore della fotografia: Claudiu Petrescu
Aiuto regia: Giorgia Cocchi
Musiche: Mario Caruso
Operatore di ripresa: Claudiu Petrescu
Fonico: Francesco Piazza
Sonoro in postproduzione: Alessio Festuccia
Costumista: Martina Mondello
Scenografa: Federica Amatuccio
Montaggio: Mattia Biancucci
Truccatore:
Direttrice di produzione: Beatrice Marazzini
Segretaria di edizione: Laura Elena Pascu
Postproduzione: Mattia Biancucci, Claudiu Petrescu
Curatrice di advertising: Giulia Gerardi
Produzione: cortometraggio autoprodotto tramite crowdfunding sulla
piattaforma www.mecenup.it

carmen-consoli-3Concept:
Questo progetto di cortometraggio nasce dall’esigenza di creare,
di sperimentarsi, di reinventare, di discutere, di lavorare in
gruppo. Il fine di questo lavoro è parlare, ancora una volta, di
quanto sia deleteria una società che allontana ciò che non
riconosce come standard. Questa storia ha un finale aperto. Si,
perché non tutte le storie delle ragazze che continuano ad essere
violentate o uccise, ancora oggi, devono avere un finale. Non
possono averlo. Si deve fare in modo che non lo abbiano:
parlandone e denunciando. Il nostro intento è anche questo.
In poche parole, le nostre ragioni sono le seguenti:
Per
non abbassare i riflettori sulla situazione femminile in
Italia e nel mondo.
Per
porre l’attenzione ed esprimere la nostra indignazione su
alcune forme di violenza silenziose e subdole, spesso taciute ma
devastante più diffuse di quanto si pensi.
Per
dimostrare che siamo un popolo che crede nell’Arte e nei
giovani, nonostante i tagli alla Cultura e all’Istruzione; e che
non è necessario lasciare l’Italia per trovare terreno fertile.
Perché
siamo convinti che l’arte non sia mai fine a se stessa.
Ajala, M. è, infatti, una libera interpretazione di alcune
storie che Carmen Consoli racconta nelle sue canzoni: difficile
non riconoscere l’esplicito riferimento a Contessa Miseria ed a
Matilde odiava i gatti .
Le nostre idee partono, ancora, da qui.
Del passato dei nostri protagonisti non ci interessiamo, ci
limitiamo a raccontare tramite una scomposizione cronologica
alcuni anni della loro vita, in particolare quella di Matilde,
tramite sommari, con salti spaziali e temporali. Questo “disordine
organizzato” sarà poi riorganizzato
mentalmente dallo spettatore.
Le scene sono da considerarsi come indipendenti: ognuna è un pezzo
dell’insieme narrativo. Alcune scene saranno dei flashback che si
presenteranno allo spettatore sotto forma di ricordi di Matilde,
ma che in realtà hanno chiaramente la funzione di completare una
omissione fondamentale ai fini della trama. Il flashforward
iniziale è l’epilogo della storia, e si trova in posizione
iniziale perché lo spettatore legga le scene successive pensando
non a “cosa è accaduto” ma a “perché è accaduto”. Tutto il
cortometraggio, a parte la prima scena, potremmo leggerlo quindi
come un prologo.
Le scene proiettive oniriche, sono, appunto, proiezioni della
mente turbata della nostra protagonista. A ben vedere nessuna di
queste scene ha un senso logico, non appartengono al tessuto
narrativo, ma sono illogiche quanto la razionalità che sottende
all’es di Matilde.
Matilde ha già una propensione alla pazzia, e si vedrà sin da
subito dai suoi atteggiamenti in casa, dal suo canticchiare e
parlare fra sè, dal suo muoversi in uno spazio che sembra non
riuscire a contenerla e che lei non sente come suo. Si sente
inadatta ma allo stesso tempo presente e consapevole dell’ambiente
che la circonda. Ambiente ostile e personaggi che, chiusi nel
bigottismo provinciale, non faticano a definire la diversità come
pericolo, e quindi qualcosa da evitare, da stroncare. Matilde è
certamente vittima dei due uomini, il marito e il suocero, della
sua pazzia latente, ma è soprattutto sottomessa a quelle logiche
di pettegolezzo, di infamia, di maldicenza, di umiliazione, che
non le danno tregua.
La sottile linea su cui corre la storia divide il campo del
razionale da quello dell’irrazionale, e la verità dalla menzogna.
E’ la pazzia che deriva dalla pazzia, o la pazzia che deriva dalla
realtà? Matilde si inventa tutto perché è pazza? Oppure impazzisce
perché nessuno le crede? A questo punto viene da chiedersi se
tutto quello che abbiamo visto svanirà nel momento in cui ci
risveglieremo, insieme a Matilde, da questo incubo, o se
continueremo, forse insieme a Matilde, ad essere vittime
silenziose di un certo tipo di mentalità.

Carmen Consoli
Carmen Consoli

Una lettura più attenta, che va oltre l’essere vittima di una
violenza sessuale e psicologica, ci condurrebbe a considerare, se
si potesse azzardare un paragone letterario, Matilde come una
Madame Bovary moderna. Matilde è vittima di se stessa, della sua
follia, non si accorge dello scarto che c’è tra la sua realtà
immaginaria e la realtà collettiva; confonde, sovrappone,(ri)crea
modelli – se stessa in gioventù e
custodisce oggetti feticcio
per sentirsi ancora viva, per accertarsi (o illudersi ancora) che
la vita finora vissuta era solo frutto della sua distorta
immaginazione. La stessa storia di Matilde, seppur realistica,
potrebbe non essere reale; ed è allora che bisogna rivolgersi alla
propria sensibilità, forse, per cercare una risposta.
Note:
Il lavoro è stato svolto e sarà portato a termine da una troupe
artistica giovanissima(under30), pronta a sperimentarsi ed a
collaborare con altri giovani artisti e talenti. Per questa
ragione si è scelta la modalità di finanziamento con crowdfunding,
attiva dal 23 settembre sulla piattaforma mecenup.it.
Il budget totale di realizzazione è di 1500 Euro.
Il cortometraggio verrà pubblicato su YouTube e Vimeo e
parteciperà ad alcuni festival di cortometraggi; è esclusa la
distribuzione televisiva, ma non quella cinematografica di
nicchia.
Il cortometraggio è realizzato senza alcuno scopo di lucro o di
sfruttamento di immagine, ma per la sola volontà di realizzare un
testo audiovisivo che sia espressione artistica degli autori e
della troupe.

Altre informazioni sono liberamente consultabili sulla pagina
Facebook (@cortometraggio.ajala), sul canale Youtube (@Ajala,M.) e
sulla piattaforma crowdfunding:
www.mecenup.it/campaigns/ajalamunadonnadiversaunastoriacomu
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