Attrice! E che attrice. Intervista a Dora Romano

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Ieri sera abbiamo visto la seconda puntata della fiction “Imma Tataranni – Sostituto procuratore”, dove Dora Romano ricopre il ruolo della suocera. Una suocera del sud, forte e innamorata del figlio, che si “scontra” con una nuora dalla grande personalità. Ancora un successo per Dora Romano, dopo il riscontro ottenuto con la Maestra Oliviero nella fiction “L’amica geniale”.  Presto la vedremo nel nuovo film di Ferzan Ozpetek. Nel frattempo ho avuto l’immenso piacere di intervistarla, un’attrice poliedrica e di grande simpatia, ma più che di un’intervista parlerei di una piacevolissima chiacchierata.

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Tu sei un’attrice a 360 gradi, teatro, musical, fiction, cinema, mentre spesso in Italia si resta ingabbiati in determinate situazioni. Chi fa fiction, difficilmente fa cinema, perché si ritiene una faccia televisiva, per esempio, tu che magia hai fatto?

Innanzitutto ti ringrazio per queste parole.

Quando qualcuno mi elenca tutto quello che ho fatto, realizzo che effettivamente è così.

Nessun incantesimo. Forse la vera magia di questi ultimi anni, in Italia, è che c’è una maggiore attenzione per la professionalità attoriale, soprattutto per quanto riguarda le donne.

Si guarda più al contenuto piuttosto che all’immagine fine a se stessa. Personalmente non essendo legata ad uno stereotipo di immagine, sono stata libera di studiare laureandomi con Gassman, ma soprattutto, sono stata libera di cimentarmi in diverse sfaccettature dell’arte.

Questo mi ha portato ad una continua sfida con me stessa, mettendomi alla prova con i personaggi più diversi e disparati attraverso lo studio meticoloso di ogni ruolo.

Ho sempre coltivato anche il canto.

Non ho potuto studiare musica a causa delle mie umili origini, ma ho portato avanti questa mia passione da sola, anche con sfacciataggine perché quando veniva richiesta una persona che cantasse, alzavo sempre la mano.

Mi reputo una figlia del teatro e, talune volte, capisco che chi recita su un palco ha delle caratteristiche molto accentuate e marcate per una recitazione televisiva, per questo dall’inizio ho sempre lavorato sulla misura, dando spazio alla profondità.

Ho sempre voluto spaziare, mettendomi alla prova, per esempio prendendo parte a dei concorsi di cabaret ed alcuni li ho vinti, oppure facendo spettacoli nelle discoteche, dove l’utente medio aspettava la spogliarellista ed arrivavo io. Mi sono messa alla prova perché conquistare un pubblico così eterogeno non è facile ed è una bella palestra.

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Dopo tanto lavoro, arriva una fiction di grande successo come “L’amica geniale” e sembra che tu fai un’altra magia, perché salti all’occhio di tutti, per il tuo ruolo della maestra. Perché, secondo te, questo ruolo colpisce così tanto? Forse sentiamo l’esigenza di insegnanti così attenti come quelli di una volta?

Secondo me questo ruolo ha colpito per diversi motivi. Innanzitutto nella figura della maestra Oliviero si rivede la figura dell’insegnante che in molti hanno avuto, si torna al ricordo di questa persona spesso determinante nella nostra vita.

La seconda motivazione è che, purtroppo, oggi si sente la mancanza di una presenza così nelle scuole, un segno del tempo assolutamente negativo.

Purtroppo la classe docente di oggi vive una grossa pressione, perché bisogna essere aggiornati su tutto, dall’informatica alla tecnologia, oltre ad essere educatori, madri e padri, perché la famiglia odierna ha delegato l’educazione dei figli agli insegnanti, piuttosto che alle palestre o ad altro.

La pressione è veramente tanta sul corpo docente. La figura di un insegnante, colui con il quale passi metà della  tua giornata è assolutamente basilare per le tue scelte presenti e future.

E’ anche vero che è venuto a decadere il rispetto che c’era una volta verso il ruolo dell’insegnante. Il maestro o la maestra all’interno di una società erano delle persone autorevoli a cui si portava rispetto. Adesso questo non esiste più, se un genitore viene convocato da un professore non è il ragazzo che prende lo scappellotto, ma il professore che riceve un pugno…

…continuo a cercare di capire perché abbiamo avuto questa inversione di rapporti, sicuramente una responsabilità è da affibbiare ai nostri ritmi quotidiani. Abbiamo deciso ch’è proibito soffrire. Ma la sofferenza è una parte fondamentale della nostra crescita. Tutte le medaglie hanno un risvolto e c’è il positivo ed il negativo. I ragazzi di oggi hanno tutto servito su un piatto di argento e non hanno l’esigenza di conquistare nulla.

Una volta quello che desideravi te lo dovevi conquistare, adesso si deve avere tutto perché lo dice la televisione, piuttosto che i social, ma soprattutto i genitori non danno più limiti…

…Il raggiungimento di questi falsi obiettivi fa perdere di vista la nostra umanità, ma di tutti grandi e piccoli.

I ragazzi non hanno discernimento tra ciò ch’è bene e ciò ch’è male, perché non possono essere saggi già da ragazzi, invece i giovani d’oggi, sono già vecchi semplicemente perché hanno già fatto tutte le esperienze…

…E quando hai tutto devi sempre alzare l’asticella…

… perché quando hai tutto devi avere sempre di più ed ecco che così si passa alla violenza e al sadismo.

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Verissimo! Un altro ruolo importantissimo è quello di Stefania Corbi, in “Sulla mia pelle” un ruolo scomodo, in una vicenda reale, come ti sei approcciata? Ma soprattutto hai avuto delle perplessità nell’accettare il ruolo?

No, ho detto subito di si. Al di là del mio gusto e delle mie idee io faccio l’attrice e come tale ho rispetto totale del mio personaggio in tutte le sue sfaccettature. Stefania Corbi era una dottoressa che ha svolto  il suo lavoro in maniera superficiale. Ho affrontato il ruolo col massimo rispetto del personaggio, della condizione, del momento storico, della contingenza e della situazione.

La Corbi, almeno è stata l’unica che ha tentato di dargli una mano, cercando di convincerlo a bere, mangiare e quant’altro. Vero è che se davanti hai un muro è difficile che riesci nell’intento.

Per quanto riguarda il film non ho avuto problemi ad accettare, perché l’ho ritenuto e lo ritengo un dovere civile, in quanto “Sulla mia pelle” non è solo un film, ma una denuncia di un fatto di cronaca. Quindi proprio per dovere civile ho accettato il ruolo nel film.

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Da domenica scorsa ti vediamo nel ruolo di una suocera un po’ rigida nella fiction “Imma Tataranni – Sostituto procuratore” (interpretata da Vanessa Scalera n.d.r.), come si evolverà il tuo ruolo e come è stato approcciarsi ad un lavoro nuovo che già su carta faceva pensare ad un successo?

Il mio ruolo manterrà questo suo carattere, anzi in taluni momenti sarà anche peggio. Deve essere così perché assistiamo all’incontro/scontro di due donne molto forti e determinate che si sono create da sole.

E’ stato un ruolo molto divertente, perché incarna quanto di più lontano potrei essere se avessi un figlio.

Rappresenta un ruolo tipo, ovvero la classica suocera del sud gelosa del figlio, per questo motivo nel vivere il personaggio ho cercato di non banalizzarlo cadendo nel tranello della macchietta,  è stato basilare il regista Francesco Amato.

Su tutta la serie soffia un’aria ironica…

…Infatti! Nei primi incontri con Francesco Amato, lui specificò subito che non voleva fare una serie comica, ma bensì umoristica e che avesse un senso.

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Già su carta, prima che la serie andasse in onda è nato questo parallelismo con Montalbano, a mio avviso proprio per questa ironia che accomuna le due fiction…

…Ovviamente ci sono delle citazioni che riportano a Montalbano, dall’ambientazione al fatto che si usi il dialetto o comunque la cadenza del luogo.

Lo trovo un omaggio sincero a Camilleri, che con Montalbano ha sdoganato un certo tipo di qualità sia a livello attoriale che di sceneggiatura.

“Imma Tataranni” sdogana anche l’investigazione al femminile, senza cadere nello stereotipo…

…Il pubblico non è proprio abituato ad un personaggio femminile che interpreta un ruolo tipicamente maschile. L’investigazione in Italia è al maschile dal Maresciallo Rocca a Montalbano  per l’appunto, la scelta di un personaggio come Imma, forte che investiga, che è caparbia, è una scelta di grande coraggio, speriamo di averne altri di questi atti ardimentosi di sceneggiatura.

E’ molto importante, anche il fatto, che lei è assolutamente una donna normale, da come si veste a come si comporta, è una persona che puoi incontrare tutti i giorni…

…E’ vero lei rappresenta la quotidianità, perché le storie semplici. Rappresenta l’umanità di una famiglia normale, con una vita normale, dove la madre è un sostituto procuratore.

www.valeriagiuffrida.com

2 Responses

  1. Intervista molto interessante, grazie Les Femmes e Valeria. L’ho scoperta nell’amica geniale e la sto seguendo in Imma Tataranni

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