“Se ami qualcuno dillo” intervista a Marco Bonini che presenta il suo primo romanzo

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Marco Bonini lo conosciamo tutti, ovviamente e principalmente come attore, ma in realtà lui è anche sceneggiatore, premiato più volte e adesso anche scrittore.

A Catania alla libreria Ubik del centro commerciale i Portali, ha presentato il suo primo romanzo “Se ami qualcuno dillo”.

Un romanzo che più che tale è una commedia, ma una commedia di sentimenti, ma non  il solito sentimento fine a se stesso, un’evoluzione importante di stati d’animo e di una sfera affettiva, anzi anaffettiva radicata nell’essere uomini.

marco bonini copertina libro - ph. valeria c. giuffrida

Il tuo libro parla di sentimenti, in particolare di un sentimento un po’ trascurato nella narrativa, quello tra un padre e un figlio. Un sentimento molto maschile di un padre tutto di un pezzo che però a causa di un infarto finisce in coma e si risveglia un’altra persona…

…Quando racconto una storia anche per il cinema, cerco di lavorare sempre sui rapporti primari, perché credo che siano i più importanti e che ci segnano tutti. In particolare, questa storia mi è stata regalata da mio padre, perché l’accadimento clinico di cui parlo, è realmente accaduto a mio padre nel 2000.

Quello che è avvenuto è talmente straordinario che ho subito capito il potenziale di questa storia e che andava assolutamente raccontata.
Una storia che non riguardava solo me e la mia famiglia, ma tutto l’universo maschile. Quindi questo è stato lo spunto attorno al quale ho costruito una storia di finzione.

La storia di due uomini, di cui un padre anaffettivo, rigido che non ha dimestichezza coi sentimenti, improvvisamente “grazie” ad un infarto che ne provoca il coma, lui perde la memoria.

Quindi avviene una sorta di reset di tutto il retaggio culturale, che lui aveva acquisito, a sua volta, dal padre, per cui l’essere rigidi, il fatto che due uomini non si possono abbracciare, che un uomo non può dimostrare sentimenti o commozione. Tutto viene resettato e Sergio il nostro personaggio si risveglia un uomo nuovo.

Avendo perso la memoria non sa più fare nulla, ma paradossalmente sa fare l’unica cosa di cui prima era incapace, amare.

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Sergio il nostro protagonista è un calciatore un uomo ferreo che porta avanti lo sport, in Italia, maschile  per eccellenza, mentre il figlio a 14 anni decide di fare il ballerino, quindi due discipline che sono l’antitesi l’uno dell’altro, cozzano e creano l’anello incrinato tra i due…

E’ la rottura degli stereotipi, per cui è la rottura di questa identità maschile e maschilista, per cui gli uomini certe cose non le possono fare, perché se le realizzano sono subito strani.

Sergio, che prima non poteva ballare, ne poteva accettare un figlio ballerino, di colpo si ritrova resettato che balla, abbraccia tutti, perché ha perso la memoria della cultura maschilista passata di generazione in generazione.

Finalmente è libero di fare tutto quello che il suo retaggio culturale gli aveva impedito.

Non esiste nessuna preclusione al mondo per cui una donna non può giocare al calcio, anzi le nostre giocatrici di calcio femminile sono fortissime e non esiste nessuna preclusione per cui un uomo non può danzare e abbiamo esempi  a bizzeffe.

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Come dicevi tu, lo spunto di questo romanzo è autobiografico, anche tu hai avuto problemi con tuo padre quando hai deciso di essere un artista?

Io ne ho avuti decisamente meno di quelli che ha avuto il Marco del romanzo…

…Quindi l’omonimia col personaggio?

E’ una scelta voluta da Longanesi, l’editore per creare un connubio col personaggio e fare pensare ad un che di autobiografico.

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L’accento importante di questo libro è la leggerezza. Sentimenti importanti, forti, ma trattati con delicatezza ed inconsistenza.

E’ una commedia. Quello era il mio obiettivo principale. Trattare un problema importante e sensibile come quello dell’entità maschile, attraverso la forma della commedia e della risata. L’antagonismo tra calcio e danza, nel romanzo, è raccontato con una pagina molto esilarante che leggo sempre durante le presentazioni, dove il padre Sergio, fa una telefonata molto goffa a Marco, dicendogli che come ballerino è bravissimo e non occorre che prosegua con le lezioni di danza. Che cela un “non mi mettere in difficoltà col resto del mondo perché io ho figlio che studia danza”. (vedi il video allegato n.d.r.)

 

 Una provocazione: identità maschile, violenza sulle donne…

L’identità maschile, cosa definisce l’essere maschio?  L’uomo umilia, ferisce la donna che lo abbandona perché la donna non ha diritto di andare via. Per cui se la donna lascia l’uomo, lui la uccide per ricordare a se stesso di essere ancora uomo. Tutto nasce dall’antico testamento. Ci hanno sempre detto che la prima donna era Eva, ma non è così la prima donna fu Lilith, ovvero la prima moglie di Adamo, che è stata creata uguale a lui. Adamo ha cercato di sottometterla, ma siccome Lilith non ha accettato questa situazione, Adamo non solo l’ha cacciata, ma l’ha scomunicata e fatta diventare un diavolo, al punto da doversi creare una donna da una sua costola, ovvero Eva, che è passata alla storia come la prima donna, ma in realtà era la prima donna sottomessa.

Come nasce l’esigenza di scrivere un romanzo piuttosto che la sceneggiatura per un film?

Non è stata una mia scelta. Ho cercato per anni di farlo diventare un film, ma non è successo, poi Longanesi ha voluto che fosse un romanzo, mi auguro che dopo il successo del libro, si possa pensare ad un film.

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Invece i tuoi progetti futuri come attore? Cosa dobbiamo aspettarci?

Attualmente sto provando a teatro un mio testo,(Mr. Dago Show n.d.r.), una commedia musicale, che tratta un tema importante. E’ la storia di un cabarettista ebreo antifascista che scappa da Roma dopo le leggi razziali, finisce in America, nel mondo italo/americano, dove trova anche li, fascisti e antifascisti . Lui racconta la storia del fascismo durante la seconda guerra mondiale, in un musical.

Lo spettacolo debutterà il 4 maggio a Roma, andremo in tour tutta l’estate e spero di portare lo spettacolo avanti anche durante la stagione invernale.

Anche questo è nato come una sceneggiatura per un film e chissà che anche in questo caso non cambi qualcosa.

Noi ti aspettiamo in Sicilia…

…Ma non vedo l’ora anche se ogni volta che arrivo qui, prendo su almeno cinque chili…

Tanto non si vedono…

Solo perché torno a Roma, se restassi si vedrebbero e come!!!

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Si ringrazia per la gentile ospitalità la Libreria Ubik I Portali – Catania

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2 Responses

  1. Splendida intervista. Una storia avvincente.. brava Valeria,come sempre le tue interviste sono intense..

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