Alberto Sironi: incontro col regista che ha raccontato la Sicilia al mondo.

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1396119583-stasera-party-destate-rotariano-con-alberto-sironiAd una settimana dall’inizio del 61° Taormina Film Fest, risulta ancor più significativo parlare del consolidarsi di una realtà parallele nel catanese pur se ancora acerba, l’I – Art Sicily “Est” Festival, la settimana dedicata al cinema e alle arti che, svoltasi alle Ciminiere di Catania, ha visto, durante la serata finale, presentata dal giovane fiumefreddese Giuseppe Patanè, il conferimento di riconoscimenti ad artisti di spessore come il regista Alberto Sironi e l’attrice siciliana Guia Jelo che ha affermato con forza la grande importanza di un Festival Cinematografico per Catania: “Catania deve avere un Festival strutturato che migliori di anno in anno – afferma l’attrice. Voglio esser portavoce di tutti coloro che lo penseranno ma , quindi maggiore pubblicità , maggiore forza perché noi non siamo Cannes, non siamo Venezia, non siamo Roma ma e ci dobbiamo riuscire. E quando ci riusciremo io prenderò il Premio alla Carriera.”

Sironi, il regista della nota serie televisiva “Il Commissario Montalbano” ha confessato di avere grande affetto ed interesse nei confronti del cinema indipendente siciliano e di arrivare direttamente dal set di Montalbano. Ha risposto con garbo alle domande che, con semplicità, ne hanno delineato la figura di regista di spessore e artista delicato che non ha perso l’originaria genuinità né la fede nell’enorme potenziale dei sogni.
Perché intraprendere la carriera di regista?
Quella è una specie di follia che ogni tanto nella vita può capitare. Io facevo il 3° anno della Facoltà di Architettura e ad un certo punto…
Avrei voluto fare il salto più lungo e andare direttamente a Roma ma…non ce l’ho fatta ed ho cominciato con il teatro, con il Piccolo Teatro di Milano, mi sono presentato e ho fatto l’attore e l’aiuto regista. Poi sono passato a fare una serie di documentari, mi sono trasferito a Roma e piano piano sono cresciuto.
Cosa significa raccontare un film?
Io credo che quasi tutti noi che facciamo il cinema o il teatro o anche gli scrittori, i pittori, preferiamo raccontare un tipo di mondo che non è quello reale. E’ più facile inventarsi un mondo nel quale una serie di problemi vengono superati. E’ più facile inventarsi un mondo nel quale una serie di problemi vengono superati o vengono comunque messi in una luce diversa da quella della quotidianità. Non c’è niente di realistico. Prenda Montalbano, Montalbano è come una grande fiaba c’è questo riscontro morale, c’è questo disordine ordinato alla fine da una persona che rimette a posto le cose come nella vita non è. E’ un po’ dare corpo ai nostri sogni.
C’è un’importanza dei luoghi nel dare un’impronta alla storia?
Certamente. E’ importante. La Sicilia che abbiamo scelto, insieme al grande scenografo che lavora con me, Luciano Ricceri, è una Sicilia particolare. Una Sicilia che è rimasta anche un po’ fuori dai circuiti tradizionali del turismo. Sembrava dimenticata quando siamo arrivati noi 15 anni fa. Per fortuna, invece, adesso c’è stato un aumento del turismo, soprattutto straniero. Parlo di luoghi che sembravano addormentati quando siamo arrivati. Ragusa Ibla sembrava un luogo dimenticato da Dio e adesso, invece, è in pieno fermento. Lo stesso per tutta una serie di paesi. Io ho amato molto questi luoghi appena li ho visti la prima volta e il fatto che siano rifioriti,in qualche modo,grazie alla conoscenza che ne diamo attraverso i media, mi ha fatto molto piacere.
Si è vociferato che lo scenario di Montalbano potesse cambiare. Quindi non esser più la Sicilia. E’ un rischio, tra virgolette, possibile?
No, in realtà è stato un escamotage del mio produttore che si era un po’ arrabbiato per una serie di assenze da parte della Regione, da parte della politica. Si era lamentato del fatto di esser troppo solo in questo sforzo produttivo e allora ha ventilato quest’ipotesi ma era un’ipotesi completamente inventata.

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