Noto: il fascino del barocco e la bellezza al tramonto

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NOTO - PH. Valeria C. Giuffrida (51)In questi giorni è balzata agli onori della cronaca, per quello ch’è stato definito il matrimonio dell’anno, dicitura per noi al quanto discutibile, ma non è di matrimoni che vogliamo parlare bensì della bellezza della cittadina che ha ospitato il sopracitato sposalizio, ovvero Noto.

Neai per i siculi, Neeton per i greci e Neetum per i romani. Il nome “Noto” fu scelto dagli arabi per indicare la sua bellezza e la sua importanza, infatti fu mantenuto anche dopo la fine della loro dominazione. La parola “Noto” aveva lo stesso significato di quella italiana odierna.

Da qualsiasi punto voi arriviate, nella cittadina siciliana, subito vi apparirà un mondo di rara bellezza, che sfiora quasi la finzione. Definita la “Capitale del Barocco” , nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco, insieme alla Val di Noto.

Le origini di Noto sono molto antiche, ma quello che vediamo oggi è il frutto della ricostruzione dopo il devastante terremoto del 1693, che la distrusse completamente.

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L’11 gennaio del 1693 la città, allora nel suo pieno splendore, fu distrutta dal terremoto del Val di Noto, in cui morirono circa 1000 persone. Subito dopo il terribile evento Giuseppe Lanza, duca di Camastra, nominato vicario generale per la ricostruzione del Val di Noto, stabilì di ricostruire la città in altro sito 8 km più a valle, sul declivio del monte Meti. Nel piano di costruzione della città intervennero diverse personalità, indicate dai documenti e dalla tradizione: dall’ingegnere militare olandese Carlos de Grunenbergh, al matematico netino Giovanni Battista Landolina, al gesuita fra’ Angelo Italia, all’architetto militare Giuseppe Formenti; ma, al di là del piano urbanistico, è da tenere presente che la città attuale è il risultato dell’opera di numerosi architetti (Rosario Gagliardi, Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra, Antonio Mazza), capimastri e scalpellini, che, durante tutto il XVIII secolo, realizzano questo eccezionale ambiente urbanistico.

In virtù di questo venne ricostruita in modo lineare, con strade parallele ed ampie, utilizzando la pietra locale calcarea chiara e compatta, a cui il tempo ha donato le meravigliose sfumature color oro tendenti al rosa.

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L’ingresso al centro storico avviene tramite la Porta Reale, un arco dell’800, costruito per la visita di Re Ferdinando di Borbone, Re delle Due Sicilie.

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Da qui si accede al corso principale, Corso Vittorio Emanuele.

Percorrendo pochi metri si giunge alla prima delle tre piazze, Piazza Immacolata. In cima ad un’imponente scalinata è ubicata la Chiesa di San Francesco all’Immacolata, caratterizzata dalla bellissima, pur nella sua semplicità, facciata barocca.

Chiesa di San Francesco all'Immacolata
Chiesa di San Francesco all’Immacolata

All’interno si trova un ricordo della nota antica e sull’altare la vergine col bambino dipinta su legno ed attribuita a Monachello 1564.

Chiesa di San Francesco all' Immacolata
Chiesa di San Francesco all’ Immacolata

Esattamente a sinistra della Chiesa di San Francesco si erge l’elegante Monastero di S.S. Salvatore con la bellissima torre e il belvedere.

Chiesa di Santa Chiara
Chiesa di Santa Chiara

 

Mentre, dalla parte opposta, il Convento di clausura di Santa Chiara.

Palazzo Ducezio
Palazzo Ducezio

Continuando la vostra passeggiata su Corso Vittorio Emanuele, giungerete a Piazza Municipio, dove sarete abbagliati dalla bellezza della Cattedrale e Palazzo  Ducezio, sede per l’appunto del Municipio.

Cattedrale di Noto
Cattedrale di Noto

Il palazzo del municipio fu progettato dal netino Vincenzo Sinatra nel 1746, ispirandosi ad alcuni palazzi francesi del XVII secolo, ma venne portato a compimento solo nel 1830, e il secondo piano venne costruito nella prima metà del secolo scorso. La facciata, convessa, è caratterizzata da venti arcate sorrette da colonne con capitelli ionici nella sezione inferiore, e da tredici finestroni rettangolari nella sezione superiore. All’interno è degna di nota la “Sala degli specchi”, salone ovoidale arredato con mobili in stile Luigi XV e grandi specchi scolpiti dall’avolese Sebastiano Dugo. Nella volta della sala campeggia “La Fondazione di Neas”, affresco neoclassico del pittore Antonio Mazza che raffigura la fondazione di Noto da parte del condottiero siculo Ducezio.

Sala degli Specchi
Sala degli Specchi

La Basilica Cattedrale di San Niccolò è inserita nella lista mondiale dei Beni dell’Umanità dell’UNESCO ed edificio nazionale dal 1940, la Cattedrale di Noto è il risultato finale di un percorso di ricostruzione sette/ottocentesco a cui hanno partecipato attivamente i tre maggiori esponenti del barocco netino, Rosario Gagliardi, Paolo Labisi e Vincenzo Sinatra. Gravemente compromesso dal crollo della cupola e di due navate nel marzo 1996, l’edificio è stato riaperto al culto nel 2007 dopo 9 anni di lavori. È intitolata a San Nicolò, vescovo di Mira. L’interno della chiesa ha un impianto a croce latina ed è suddiviso in tre navate, di cui la centrale più grande delle laterali. Fra le opere di rilievo è possibile ammirare una copia dello Spasimo di Sicilia, di Raffaello, una scultura marmorea raffigurante San Michele Arcangelo, di scuola gaginiana, un bassorilievo della Madonna delle Grazie, proveniente da Noto Antica, oltre a varie tele del siciliano Costantino Carasi. La cappella di fondo della navata destra custodisce la preziosa arca cinquecentesca in legno rivestito in lamina d’argento, finemente lavorata a sbalzo e cesello, contenente le spoglie del Santo Patrono della città e della Diocesi di Noto Corrado Confalonieri, visibile solamente in occasione delle festività dedicate al santo nei mesi di febbraio ed agosto.

Cattedrale di Noto
Cattedrale di Noto

Continuando vi imbatterete in Via Nicolaci, una strada in pendenza delimitata da bellissimi palazzi barocchi, caratterizzati da balconcini fantasiosi, adornati da putti, cavalli, sirene, leoni e personaggi della mitologia.

Tra tutti spicca Palazzo Nicolaci, aperto al pubblico e che vi suggeriamo di visitare.

Tornando a percorrere Corso Vittorio Emanuele, incontrerete Piazza XVI Maggio. Qui si può ammirare Villa D’Ercole di chiara origine settecentesca.

La Chiesa di San Domenico consacrata alla Santissima Annunziata, è definita la più compiuta realizzazione del barocco netino. Venne edificata come chiesa conventuale dei Padri Domenicani, ad opera dell’architetto Rosario Gagliardi, fra il 1703 ed 1727. La facciata è a due ordini, il primo dorico ed il secondo ionico mentre la parte centrale sporge verso la strada con forma convessa. L’interno, a tre navate, è strutturato su una pianta a croce greca allungata con cinque cupole riccamente decorate da stucchi ed altari laterali con dipinti settecenteschi, tra i quali spicca in particolare la Madonna del Rosario di Vito D’Anna.

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Infine incontrerete il Teatro Vittorio Emanuele.  Il Teatro Comunale fu intitolato al Re Vittorio Emanuele III. Fu inaugurato in una cerimonia solenne nella sera di 4 dicembre 1870. Da allora in poi, artisti famosi come Tina di Lorenzo, Pierantonio Tasca e Eleonora Duse calcarono quel palcoscenico.

Tutti gli anni, la Fondazione Teatro Vittorio Emanale organizza una stagione teatrale all’altezza dei migliori contenitori culturali di tutta l’Italia.

Ha una capacità di 320 posti a sedere che include tre file di palchi, ed una galleria con 80 sedie.

Noto è bellissima da girare in qualsiasi periodo dell’anno, certo l’estate si presta a lunghe camminate, ma le temperature un po’ meno, ma non vi affliggete, il fascino di Noto al tramonto è uno spettacolo raro ed imperdibile.

Quando viaggiate, Vi invito non solo a guardare, ma anche ad ascoltare, conservate dentro di voi quello che ogni città, posto, vi sussurra, la vostra memoria ve ne sarà grata, ma soprattutto non dimenticate di portare via i profumi di un posto, vi accorgerete come nel tempo, un odore ritrovato subito vi riporterà a quei luoghi. I sensi sono i nostri migliori compagni di viaggio.

E, proprio per rimanere in tema di sensi, dopo avervi raccontato di questa bellissima città, vogliamo lasciarvi con qualcosa di dolce, un dolce tipico di Noto, che aggradi anche il vostro gusto, le “Facciuna di Santa Chiara” .

facciuna di santa chiara

Le note culinarie sono a cura di Assya D’Ascoli.

Facciuna di Santa Chiara 

Nati nel Medioevo ad opera delle suore del Monastero di Santa Chiara di Noto  questi dolci, a base di pasta di mandorle,  devono il loro nome (facciuna) all’involucro di carta colorata che li avvolgeva per confezionarli  e che rappresentava una rubiconda faccia d’angelo.  La ricetta dei facciuna varia di zona in zona. Alcune versioni prevedono l’utilizzo dei fichi secchi, altre quello della conserva di cedro o arancia, altre ancora li vogliono ricoperti di glassa al cioccolato. Anche la grandezza è variabile arrivando, ingrandendosi di un bel po’, addirittura alla versione torta dove sotto un guscio di pasta reale e glassa al cioccolato si trovano tre dischi di pan di spagna farciti con marmellata di cedro e arancia ed imbevuti di liquore. Ed è proprio di quest’ultima versione che vi darò la ricetta!

Pasta di mandorle

Marmellata di cedro q.b.

Marmellata di arance

Pan di spagna dal diametro di 30 cm.  (diviso in 3 dischi)

Liquore tipo vermouth

350 grammi di cioccolato fondente

200 grammi di zucchero

200 grammi di acqua

codette di zucchero colorate

Stendere la pasta di mandorle in uno strato sottile e ricoprire uno stampo di 30 cm (precedentemente rivestito con della pellicola trasparente)  stando attenti a ricoprire bene sia il fondo che  i bordi. Ricoprire il fondo con la marmellata di cedro e poi con uno dei disci di pan di spagna. Bagnatelo con un po’ di liquore e copritelo con uno strato di marmellata di arance, mattete poi il secondo disco di pan di spagna imbevendolo con il liquore. Un altro strato di marmellata di cedro e l’ultimo disco di pan di spagna! Capovolgete tutto stando molto attente a non rompere il meraviglioso composto.

Facciuna di Santa Chiara 2

Sciogliete lo zucchero nei 200 grammi di acqua e quando avrete ottenuto uno sciroppo trasparente versateci dentro la cioccolata spezzettata e, mescolando delicatamente, aspettate che si sciolga del tutto. Quando sarà ben tiepida e non più bollente, versate la glassa sulla vostra torta. Decoratela con codette di zucchero e, se volete, una faccia d’angelo di carta ma attenti a non mangiarla!

Articolo e Fotografie a cura di Valeria C. Giuffrida – http://www.valeriagiuffrida.com/

(Tranne le foto di facciuna di Santa Chiara)

Note culinarie a cura di Assya D’Ascoli :

https://www.facebook.com/homefoodfactory1

https://homefoodfactorysite.wordpress.com/

 

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